Rybakina a una vittoria dal numero 1 di fine anno, ma Putintseva arriva a Tokyo con le maniche rimboccate
A Tokyo l'autunno del tennis comincia a guardare verso le Finals, ed Elena Rybakina ci arriva con un traguardo già in tasca e uno ancora da chiudere. Il posto tra le prime otto è suo. Con una vittoria in questo secondo turno si assicurerebbe per la prima volta il numero 1 di fine anno. Dall'altra parte della rete c'è Yulia Putintseva, numero 67 del mondo, passata dalle qualificazioni e abituata a rendere faticoso ogni metro di campo.
Rybakina, la stanchezza lasciata a Pechino e un piede ancora da ascoltare
Per capire la Rybakina di oggi conviene partire da quello che ha raccontato lei stessa a Tokyo. Dopo lo US Open aveva fatto poco ed era arrivata a Pechino stanca nel fisico e nella testa. Quel torneo storto dice quindi poco del presente: molto di più racconta la settimana successiva a Ningbo.
Ningbo però non è stata una passeggiata sotto il sole. L'esordio è durato poco, perché Polina Kudermetova si è ritirata presto, e sulla tenuta in un match intero non ha detto quasi nulla. Contro Katarzyna Kawa il servizio ha perso energia nel secondo set, la seconda è diventata attaccabile e i doppi falli hanno favorito la rimonta di un'avversaria che, va detto, giocava bene.
Il dettaglio che piace è come ne è uscita. Nel set decisivo ha ritrovato il servizio e non si è rintanata in difesa. «Sono contenta di essere rimasta aggressiva nel terzo set e di aver continuato a giocare il mio tennis», ha detto.
In semifinale contro Diana Shnaider la partita è stata più laboriosa. Rybakina non ha chiuso il primo set quando ne aveva l'occasione e ha perso il servizio mentre serviva per il match. Nessuno dei due passaggi, però, si è trasformato in un vero smarrimento.
La finale contro Leylah Fernandez è stata la prova più limpida. Fernandez ha avuto le sue occasioni nel primo game di servizio di Rybakina e le ha sprecate con gli errori. Da lì Rybakina ha preso l'iniziativa e non l'ha più mollata, cancellando a suon di vincenti il tentativo di controbreak nel secondo set.
Fernandez arrivava lanciata dalla tournée asiatica, anche se dopo un cammino faticoso. Il primo titolo difeso in carriera e il primo trofeo da numero 1 restano comunque una bella iniezione di fiducia per Rybakina. Gran parte della sua squadra la seguiva da casa: una questione logistica, non il segnale di una separazione.
Resta il piede. A Tokyo ha detto che va «meglio ogni giorno», pur ammettendo di doverci ancora fare i conti. Aver chiuso Ningbo è un buon segnale agonistico, non un certificato di guarigione.
Le motivazioni, invece, sono chiare. «Per me è importante mettere insieme qualche partita ed essere pronta per le Finals», ha spiegato, aggiungendo che preferirebbe chiudere presto il discorso del numero 1. Debutta dopo un bye, con la settimana di Ningbo ancora nelle gambe.
Putintseva, tanta strada fatta e qualche set sfuggito di mano
Putintseva arriva al secondo turno con le scarpe già consumate dalle qualificazioni. Contro Sayaka Ishii ha perso il primo set e ha dovuto rimettere insieme il match. Il tabellone principale è arrivato, ma col sudore.
Il risultato più eloquente è il primo turno contro Maria Sakkari. Vinto il primo set e perso il secondo, nel decisivo ha preso lei il comando invece di farsi trascinare dalla rimonta dell'avversaria, staccandola nel finale di un match lungo. È il ritratto di una giocatrice capace di rimettere a posto la testa quando il piano va storto.
C'è però un'ombra che viene da Ningbo. Contro Shnaider ha perso in due set, ma l'avversaria ha dovuto annullare palle set in entrambi. Le occasioni Putintseva se le era costruite: è mancato il colpo per chiuderle.
Nel suo caso, dunque, la capacità di resistere e quella di chiudere vanno misurate separatamente. Contro Sakkari ha mostrato la prima. Contro Shnaider le è mancata la seconda.
Sul piano fisico non sono segnalati problemi, ma il carico di lavoro esiste. Oltre a qualificazioni e singolare, il 28 ottobre era in programma anche in doppio con Liudmila Samsonova. La giornata tra un turno e l'altro non è stata quindi per forza di riposo, e la durata di quel doppio peserà sulle gambe.
Il servizio di Rybakina, la vera bussola del match
Il solito racconto della potenza contro la difesa, qui, spiega poco. Conta soprattutto la tenuta del servizio di Rybakina. Con Kawa, quando la battuta ha perso energia, il controllo è svanito in fretta; con Fernandez, protetto il servizio, il suo tennis d'attacco ha dettato legge.
Per Putintseva l'obiettivo è costringerla a giocare il colpo dopo il servizio, più che allungare ogni scambio per principio. Il secondo nodo riguarda i suoi game di risposta. Che sappia arrivare a giocarsi i set contro avversarie forti lo ha dimostrato; qui deve sfruttare le occasioni prima che Rybakina rimetta in moto il primo colpo.
Viene naturale pensare di far muovere Rybakina, variando profondità e direzione per mettere alla prova quel piede. È una scelta logica. Ma nulla indica che oggi Rybakina non sappia difendersi o reggere un match lungo, e sarebbe un errore scambiare un fastidio dichiarato per un limite.
Sul piano mentale le due si specchiano con una certa ironia. Rybakina ha faticato a chiudere contro Shnaider, Putintseva non ha convertito le palle set contro la stessa Shnaider. Entrambe hanno poi dato segnali di ripresa, quindi un vantaggio, in questo match, non andrà letto come una sentenza.
Dai precedenti diretti non arriva alcun vantaggio psicologico su cui contare. Nemmeno il pubblico dovrebbe pendere da una parte o dall'altra: l'attenzione che circonda Rybakina da quando è numero 1 non equivale a un tifo garantito.
Se si andrà per le lunghe, le incognite saranno diverse per le due. Da una parte le partite che Putintseva ha già nelle gambe, dall'altra il piede che Rybakina deve ancora gestire. Nessuno dei due fatti, da solo, basta a dire chi abbia più benzina.
Il cemento di Tokyo dirà se la Rybakina della finale di Ningbo è quella vera. Dirà anche se Putintseva, stavolta, saprà chiudere la porta che riesce sempre ad aprire.

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