Badosa-Kraus, a Guangzhou un esame di tenuta: il fisico dell'una, la continuità dell'altra
A Guangzhou si gioca sul cemento all'aperto del Nansha International Tennis Center. Mercoledì 28 ottobre Paula Badosa, testa di serie numero 5 e numero 61 del ranking WTA, affronta Sinja Kraus, numero 77, per un posto nei quarti. Sono due giocatrici che nelle ultime settimane hanno saputo accendersi. Nessuna delle due, però, è ancora riuscita a restare accesa a lungo.
Badosa, il talento di partire bene e la fatica di restare lì
Il primo turno contro Carol Young Suh Lee racconta bene il suo momento. Badosa ha annullato le prime insidie al servizio, ha preso il break e ha governato il primo set. Nel secondo è partita avanti, poi i suoi turni di battuta si sono fatti meno sicuri e Lee ha rimesso la testa avanti.
Il dato che cambia la lettura è un altro. Durante il secondo set lo staff medico le ha misurato la pressione, e dal suo angolo le hanno chiesto se se la sentisse di continuare. Lei ha ripreso in mano la partita e l'ha chiusa senza lasciarla allungare, ma a fine gara il suo team l'ha aiutata a portare la borsa.
Sulle cause non c'è nulla di ufficiale, e qui sarebbe scorretto inventarsi una diagnosi. Non va nemmeno tirata in ballo per forza la schiena. Il ritiro da Wuhan, all'inizio del mese, era stato spiegato come gestione prudente dei carichi, non come un nuovo infortunio. Quanto abbia recuperato oggi, semplicemente, non si sa.
Anche il tennis ha un'abitudine riconoscibile. A Osaka, contro Antonia Ruzic, Badosa era partita decisa, con un break subito. Poi il servizio ha cominciato a perdere colpi e nel set decisivo ogni break recuperato veniva restituito poco dopo. È come un temporale d'autunno: arriva forte e passa in fretta.
A Pechino si sono viste entrambe le facce. Contro Daria Kasatkina ha vinto una partita ruvida, tattica e fisica, restando agganciata quando il match le stava scappando e cogliendo il momento in cui l'avversaria ha cominciato a soffrire. Lei stessa l'ha definita «soprattutto una battaglia mentale».
Poi è arrivata Jelena Ostapenko. In entrambi i set Badosa ha costruito posizioni di forza, ed è arrivata anche a servire per chiuderli, ma Ostapenko l'ha ripresa ogni volta con la pressione in risposta. Il problema, dunque, non è cominciare bene: è tenere il vantaggio una volta conquistato.
C'è anche una panchina in movimento. Badosa ha spiegato di essere stata lei a interrompere il rapporto professionale con Pol Toledo. Per le ultime settimane della stagione la segue lo sparring Carlos Silvestre, un volto familiare ma non un nuovo allenatore.
La motivazione, almeno a parole, è chiara. «Spero di chiudere l'anno in modo forte», ha detto a ottobre. A Pechino aveva aggiunto di voler finire la stagione più in alto possibile, per evitare nei grandi tornei di incrociare troppo presto le migliori. La buona estate e la corsa di settembre a San Paolo restano sullo sfondo, come una promessa ancora da mantenere.
Kraus, la spinta di Pechino e il promemoria di Osaka
Il primo turno di Kraus contro Panna Udvardy è stato l'opposto di quello di Badosa. Break presto, vantaggio difeso, poi un margine largo nel secondo set e chiusura senza esitazioni. Non ha passato la partita a rincorrere: ha portato il controllo da una fase all'altra, ed è proprio quello che spesso le era mancato.
La svolta di stagione si chiama Pechino. Contro Dayana Yastremska ha giocato un primo set senza storia e ha tenuto la rotta in un secondo più combattuto. È così che ha cominciato a trasformare le buone qualificazioni in risultati veri in un tabellone principale importante.
Il successo con Anastasia Potapova, invece, va pesato con cautela. La russa si è ritirata per un problema alla spalla e ha poi chiuso la sua stagione. È una vittoria che fa classifica, ma racconta poco del livello di Kraus.
Il match con Nikola Bartunkova dice molto del suo carattere. Kraus aveva perso il primo set senza trovare il bandolo, poi si è sciolta appena ha messo qualche game in cascina. Ha preso l'iniziativa e ha servito con sicurezza fino a portarsi al set decisivo. Lì un break subito a metà set ha riconsegnato il comando all'avversaria.
Osaka ha portato luce e ombra. In qualificazione ha battuto Sofia Kenin dopo un primo set molto tirato. Contro Caty McNally era già avanti quando l'americana si è ritirata, e anche questa vittoria dimostra meno di quanto dica il tabellone.
Poi è arrivata la partita con Gibson, la nota più stonata del suo autunno. Kraus non ha mai trovato una via d'ingresso: il servizio è stato strappato più volte e le occasioni in risposta sono rimaste lì. Il bel primo turno a Guangzhou è una buona risposta, ma quella giornata non si cancella.
La fiducia ha comunque radici concrete. «Una settimana come Pechino ti dà una spinta enorme», ha raccontato Kraus. A Pechino l'ha seguita Steve Rettl, al posto dell'allenatore abituale Alex Grau, che era indisponibile. Rettl stesso ha precisato che si trattava di un accordo limitato a quel torneo.
Il giudizio di Rettl, però, resta prezioso: «Ha un gioco da fondo campo estremamente solido e si muove molto bene». Secondo lui il cemento le si addice particolarmente, anche se lei deve ancora convincersene del tutto. A volte è l'ultima ad accorgersene.
Chi riesce a consolidare il break
Lo schema più probabile vede Badosa cercare di imporsi presto e Kraus logorare lo scambio, tenere la palla in campo e costringere l'avversaria a ricostruire il vantaggio di continuo. Sarebbe sbagliato, però, vedere Kraus come una semplice giocatrice difensiva. Contro Udvardy e nella rimonta con Bartunkova ha preso l'iniziativa e l'ha saputa conservare.
La chiave sta nel rapporto tra servizio e risposta. Badosa, ultimamente, perde terreno nei game di battuta proprio quando è avanti. Kraus, contro Gibson, non ha sfruttato le palle break mentre il suo servizio veniva preso d'assalto. Il primo break conterà meno della capacità di confermarlo subito.
Sul piano mentale le etichette facili non servono. Badosa ha retto contro Kasatkina e ha stretto i denti a Guangzhou, ma si è fatta rimontare da Ostapenko. Kraus si è rialzata contro Bartunkova, ma si è spenta nel set decisivo. Entrambe hanno mostrato di saper reagire, nessuna di saper chiudere con regolarità.
Resta la domanda più scomoda: il fisico di Badosa. A Pechino ha dimostrato di saper reggere una partita lunga ed esigente, ma l'episodio di lunedì è più recente e pesa di più. Martedì è stato giorno di riposo per tutte e due, e per lei quel giorno conta soprattutto sul piano medico. Su Kraus non risultano problemi, il che non significa avere automaticamente più benzina.
Le variabili che decideranno il match sono tre. Conta come si sentirà davvero Badosa, se saprà finalmente tenersi stretto un vantaggio e se Kraus ritroverà l'ordine visto contro Udvardy quando il suo servizio verrà messo sotto pressione. Confesso di non avere certezze. Su questo cemento, però, conterà più la continuità del nome in cartellone.

Bella partita, bel lettore. Manca solo un tap.











