Sasnovich contro Shnaider a Tokyo: maratone nelle gambe e braccino sul più bello
Sul cemento del Toray Pan Pacific Open di Tokyo va in scena un secondo turno che oppone la numero 112 del mondo Aliaksandra Sasnovich, passata dalle qualificazioni, alla testa di serie numero 3 Diana Shnaider, oggi numero 13 WTA. È il classico incrocio tra una giocatrice già caldissima sul posto e una big al debutto nel torneo dopo il bye, con un dettaglio gustoso: entrambe hanno il vizio di complicarsi la vita quando c'è da chiudere i conti.
Sasnovich, l'arte di complicarsi la vita e sopravvivere
La bielorussa arriva a questo appuntamento con un ottimo ritmo partita, costruito già a Ningbo dove ha superato le qualificazioni e Daria Kasatkina nel tabellone principale. Il suo vero manifesto recente è però la sconfitta contro la futura finalista Leylah Fernandez: una battaglia di colpi in cui Sasnovich ha sprecato un vantaggio sul finire del primo set, prima di strappare il secondo al tie-break e lottare fino in fondo.
A Tokyo il copione non è cambiato di una virgola. Dopo aver regolato Yuliia Starodubtseva e Kamilla Rakhimova nelle qualificazioni, Sasnovich ha piegato Nikola Bartunkova al primo turno vincendo il primo parziale, perdendo il tie-break del secondo e riorganizzandosi nel set decisivo.
Il tennis c'è ed è pericoloso, ma gestire il vantaggio resta un'avventura. Inoltre il match lungo contro Bartunkova è stato spostato al 27 ottobre, costringendo Sasnovich a tornare in campo il giorno seguente con tempi di recupero ridotti, anche se non si segnalano infortuni.
Shnaider, talento da vendere e qualche passaggio a vuoto al servizio
Ottobre ha messo in vetrina tutta la qualità di Diana Shnaider, capace a Wuhan di superare i primi turni senza cedere un set e di dominare Karolina Muchova. Sempre a Wuhan, però, contro Jelena Ostapenko ha dilapidato un grosso vantaggio nel primo set senza riuscire a chiuderlo, finendo poi per crollare sotto i colpi dell'avversaria.
A Ningbo la numero 13 del mondo ha mostrato carattere e repertorio: ha salvato situazioni critiche contro Yulia Putintseva, ha piegato Alexandra Eala nonostante abbia fallito un primo tentativo di servire per il primo set, e ha vinto un match spettacolare in tre set contro Iva Jovic. Contro Jovic ha alternato potenza, slice corti, passanti e pallonetti, rimediando nel terzo parziale a un passaggio a vuoto al servizio che le era costato il secondo.
Anche nella semifinale persa contro Elena Rybakina le luci e le ombre si sono mescolate. Shnaider ha tolto la battuta all'avversaria quando Rybakina serviva per il match, salvo poi cedere subito il proprio turno di battuta a causa dei doppi falli. A Tokyo cerca ancora il primo titolo stagionale in singolare e insegue un posto da riserva per le Finals di fine anno, forte della continuità di lavoro con coach Sascha Bajin su tattica e gestione dei lunghi game ai vantaggi, anche se a Wuhan aveva ammesso di essersi sentita mentalmente scarica per il tour asiatico.
Geometrie mancine e nervi saldi sul Campo Centrale
Dal punto di vista tattico, Sasnovich dovrà disinnescare le variazioni di ritmo che Shnaider ha sfoggiato contro Jovic, quando ha saputo chiamare a rete l'avversaria per poi attaccare gli spazi. La maratona di Ningbo contro la mancina Fernandez offre a Sasnovich un buon allenamento recente, perché anche qui la geometria mancina del servizio di Shnaider — tra rotazioni, palle al corpo e angoli sul rovescio in risposta — sarà un tema chiave.
La sfida si gioca sul Campo Centrale, un cambio di scenario per Sasnovich che finora a Tokyo ha giocato sullo Show Court, mentre Shnaider è all'esordio assoluto nel torneo e si dichiara in crescita negli spostamenti. Nessuna delle due è iscritta al tabellone di doppio, ma entrambe condividono lo stesso paradosso: sanno resistere nelle battaglie lunghe, eppure faticano a tenere il servizio con pulizia appena dopo aver rimesso in piedi un set.

Tie-break per il tuo pollice. Servo io.










