Lee contro Sakkari a Hong Kong: la ripescata e la testa di serie che cerca continuità
Il primo turno dell'Hong Kong Tennis Open mette di fronte due giocatrici arrivate in tabellone per strade molto diverse. Carol Young Suh Lee, numero 156 del mondo, era stata eliminata nelle qualificazioni ed è stata ripescata come lucky loser. Maria Sakkari, numero 30 WTA e testa di serie numero 4, è all'ultimo torneo della sua stagione. Sul cemento all'aperto di Hong Kong il divario di classifica è evidente, ma l'interesse sta altrove: Sakkari deve dimostrare di saper tenere il livello per tutta la partita, non solo a sprazzi.
Carol Young Suh Lee, una seconda occasione dopo la delusione
Le qualificazioni di Lee a Hong Kong sono state una settimana a due facce. L'esordio contro Ching Laam Lai è filato via senza patemi, poi contro Aliaksandra Sasnovich la partita si è complicata e si è chiusa con la sconfitta. Il ripescaggio le ridà un posto in tabellone, ma quel passo indietro resta lì, fresco.
A Guangzhou, il 26 ottobre, contro Paula Badosa si è vista la sua versione più combattiva. Lee si era procurata un'occasione presto sul servizio dell'avversaria, poi è stata costretta a difendersi. Nel secondo set ha recuperato un break di svantaggio e ha rimesso le cose in parità a metà parziale.
Proprio lì è arrivato il momento che poteva cambiare la partita. Badosa ha avuto bisogno dell'intervento medico, ma Lee non è riuscita ad approfittarne: nel finale del set il suo servizio è tornato sotto pressione. I problemi fisici, è bene precisarlo, riguardavano Badosa e non lei.
Prima di quella partita c'era stata una piccola prova di carattere nelle qualificazioni di Guangzhou. Contro Jeline Vandromme, Lee ha perso il primo set, ha vinto il secondo al tie-break e ha poi completato il percorso. È un segnale di tenuta in quella partita, non ancora la prova che sappia chiudere con regolarità i match difficili.
Il ritratto più onesto è quello di una giocatrice pronta ma discontinua. Ha ritmo partita e sa reagire quando parte male, ma non ha ancora dimostrato di saper reggere quella reazione contro avversarie di livello superiore.
Maria Sakkari, la base c'è: manca il coraggio nei momenti decisivi
L'autunno asiatico di Sakkari è stato più interessante di quanto dicano le sole eliminazioni. A Wuhan, il 13 ottobre, ha rimontato un set a Marta Kostyuk ed è diventata via via più solida, mentre l'avversaria perdeva ritmo e sbagliava. Il merito è suo, anche se il calo di Kostyuk fa parte del racconto.
La diagnosi più lucida l'ha data lei stessa. Dopo la sconfitta di Pechino contro Elina Svitolina, ha detto che il tennis di fondo era buono ma che le era mancato coraggio sulle occasioni importanti. A Wuhan l'ha ripetuto così: «La base del mio gioco c'è», serve solo essere «un po' più coraggiosa nei momenti che contano».
Contro Mia Pohankova, il 15 ottobre, ha dominato l'inizio e poi ha dovuto respingere un ritorno dell'avversaria nel secondo set. Il giorno dopo, contro Maja Chwalinska, è andata in scena la sua partita più istruttiva. Partita malissimo, trascinata nell'errore dalla varietà e dai piazzamenti della polacca, Sakkari ha ridotto gli sbagli, ha retto gli scambi lunghi e ha risposto alle smorzate con ottimi spostamenti.
Nel set decisivo contro Chwalinska ha trovato dritti pesanti e buone volée sotto pressione, pur faticando più dell'avversaria nei turni di servizio. Alla fine la precisione l'ha abbandonata di nuovo e la partita è sfuggita. Chwalinska le ha comunque riconosciuto di aver difeso molto bene le palle break: un buon motivo per non appiccicarle l'etichetta della fragile.
Il campanello d'allarme è arrivato a Tokyo, il 27 ottobre, contro Yulia Putintseva. Sakkari è partita avanti ma non ha difeso il vantaggio, con i doppi falli a pesare nei break subiti. Nel secondo set si è ripresa grazie a un dritto più incisivo, poi nel terzo ha perso subito il controllo e la breve reazione non è bastata.
A Hong Kong arriva con un umore sereno e senza illusioni. «Sono molto contenta di come sto giocando», ha detto, aggiungendo però di aver bisogno ancora di qualche bella vittoria. Ha smesso di controllare la classifica ogni settimana e vuole chiudere bene l'anno, con quella stanchezza di fine stagione che lei stessa aveva definito una sfida da gestire, non una scusa.
Il match si decide sulla continuità
La chiave del match riguarda soprattutto Sakkari: il livello lo ha, deve riuscire a mantenerlo. A Wuhan ha dimostrato di essere efficace negli scambi lunghi quando costruisce il dritto con pazienza. A Tokyo si è visto cosa succede quando forza l'affondo prima che lo scambio lo permetta.
Il servizio della greca non va considerato un porto sicuro. Anche nei momenti in cui da fondo campo spingeva bene, i turni di battuta si sono rivelati fragili. Il passaggio da tenere d'occhio è quello successivo a un buon inizio: se Sakkari consolida, la partita prende una direzione; se concede game di servizio facili, riapre tutto da sola.
Per Lee la domanda è quella lasciata aperta da Guangzhou. Saprà trasformare un buon momento in una pressione che duri, invece di limitarsi a un lampo nel mezzo del set? Sarebbe un errore attribuirle il copione tattico di Chwalinska, fatto di cambi di altezza, smorzate e pallonetti: niente dice che Lee possa riproporlo.
Nessuna delle due parte con un vantaggio evidente nelle partite lunghe. Sakkari ha corso bene fino in fondo a Wuhan, e a Tokyo il suo calo nel terzo set è stato di esecuzione, non di gambe. Lee ha mostrato tenacia in qualificazione, ma da qui a parlare di maggiore resistenza ce ne passa.
Sul piano fisico non risultano infortuni né per l'una né per l'altra. Lee arriva con il recupero breve tipico di chi ha giocato le qualificazioni, ma conosce già le condizioni di gioco. Sakkari ha avuto qualche giorno di riposo dopo Tokyo e il pubblico di Hong Kong le piace, anche se questo non basta a parlare di un tifo a suo favore.
Se si va a stringere, il match sta in una domanda sola: quale Sakkari scenderà in campo. Quella di Wuhan, solida e coraggiosa, oppure quella di Tokyo, che alterna fiammate e cedimenti. Lee ha bisogno di una partita lunga e sporca, ma per ottenerla deve prima riuscire a tenere la palla in campo.

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