ATP 500. BaselATP 500. BaselI.hard
01.11tra 12 h 46 min
Jiri Lehecka Jiri Lehecka
Valentin Vacherot Valentin Vacherot
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Lehecka e Vacherot, di nuovo uno di fronte all'altro: a Basilea si gioca il titolo

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La finale degli Swiss Indoors di Basilea mette di fronte due giocatori che si conoscono già bene. Jiri Lehecka, testa di serie numero 8 e 21 del ranking ATP, e Valentin Vacherot, numero 31, si sono affrontati in semifinale a Tokyo il 5 ottobre, e lì vinse il primo con autorità. Da allora è passato meno di un mese, ma sul campo al coperto di Basilea è cambiato abbastanza da rendere il confronto tutt'altro che una replica.

Nessuno dei due gioca in casa, e nessuno dei due ha avuto una settimana tranquilla. Lehecka arriva dopo aver annullato un match point in semifinale. Vacherot ha passato più tempo a rimettere in piedi le partite che a dominarle. È una finale tra due che, almeno in questi giorni, hanno imparato a non lasciarsi andare quando il piano smette di funzionare.

Lehecka, la semifinale vinta sul filo

Contro Jan-Lennart Struff, Lehecka ha passato un lungo pomeriggio in salita. Struff rispondeva forte e colpiva diretto, e il ceco faticava a prendere campo negli scambi e a fare male in risposta. Nel secondo set, al servizio per restare in partita, ha dovuto annullare un match point.

Da lì la partita si è capovolta. È arrivato un game di risposta finalmente aggressivo, lo slancio si è trasferito nel set decisivo e Lehecka ha protetto il vantaggio senza concedere a Struff altre occasioni vere. Lui stesso l'ha raccontata così: «Facevo fatica, ma in quel momento è cambiato tutto e poi ho cominciato a giocare molto bene». A tenerlo a galla, più che il palleggio, è stato il servizio.

I turni precedenti avevano mostrato un giocatore più ordinato. Contro Stan Wawrinka ha retto l'atmosfera carica di un addio, contro Yannick Altmaier ha trovato le aperture giuste nel finale. Il quarto contro Kym, reduce dalla vittoria su Ben Shelton e spinto dal pubblico, è stato il più pulito: Lehecka ha salvato una minaccia iniziale al servizio e poi si è staccato con costanza.

Il quadro più ampio ha luci e ombre. A Tokyo, dopo aver battuto proprio Vacherot, ha tenuto testa a Carlos Alcaraz in finale senza vincere i passaggi decisivi. A Bruxelles sembrava padrone del match contro Tallon Griekspoor, finché un passaggio a vuoto al servizio nel secondo set ha cambiato la partita. Basilea, stavolta, gli ha dato la versione opposta di quel copione.

C'è anche un lavoro mentale dietro le quinte. Il mental coach Vít Schlesinger, che collabora con l'allenatore Frédéric Fontang, ha spiegato di lavorare proprio su questo: «Saper funzionare quando le cose non vanno bene». Che la rimonta su Struff sia figlia di quel lavoro non si può dire con certezza, ma le somiglia parecchio. In palio c'è il primo titolo della stagione, dopo finali perse contro Jannik Sinner e Alcaraz: avversari che non autorizzano a parlare di un tabù.

Vacherot, l'arte di rimettersi in piedi

Il torneo di Vacherot è stato una serie di temporali attraversati senza perdere la rotta. Contro Mariano Navone la prima di servizio gli ha dato una base solida, ma nel secondo set ha dovuto salvarsi da una situazione da set point prima di prendersi il tie-break. Non una passeggiata, piuttosto una prova di tenuta.

Il match contro Jodar è stato il capolavoro di resistenza. Dopo il primo set Jodar ha preso il comando e se l'è portato nel set decisivo. Vacherot ha rimediato immediatamente al break subito, è sopravvissuto a un altro game di servizio complicato e ha ribaltato uno svantaggio nel tie-break finale.

Contro Holger Rune il copione si è ripetuto: Rune ha preso il controllo in avvio del secondo set, Vacherot ha ricostruito il suo servizio e ha trovato il break decisivo nel terzo. Va detto che questo Rune è ancora un giocatore in ricostruzione dopo il rientro nel circuito. Più che un esame di potenza, è stato un esame di concentrazione.

La semifinale contro Taylor Fritz è stata la sua partita più completa. Ha restituito un break di vantaggio, si è trovato sotto nel tie-break del primo set e l'ha vinto giocando meglio i punti finali. Poi ha annullato una minaccia immediata in apertura di secondo set e ha aspettato il break nel finale, usando la discesa a rete come colpo del ko.

Le settimane prima erano state meno serene. A Shanghai, da campione in carica, è stato eliminato da Tommy Paul, che leggeva i suoi schemi di dritto e gli rimandava indietro una palla dopo l'altra. A Lione era partito fortissimo contro Arthur Van Assche, poi gli errori gratuiti si sono moltiplicati. A Basilea, invece, perdere un momento della partita non ha mai significato perdere la partita.

Lui stesso sente la differenza: «Ho molta più fiducia», ha detto dopo Fritz, citando progressi al servizio, in risposta e nelle scelte da fondo campo. «Posso giocare molti più colpi di prima». È la sua prima finale stagionale, con Benjamin Balleret sempre al suo angolo e nessun cambiamento nello staff a spiegare la svolta.

Il ricordo di Tokyo e la palla che corre a Basilea

A Tokyo la chiave fu la risposta. «Le mie risposte erano costanti», disse Lehecka, che aggredì soprattutto la seconda di Vacherot e poi lavorò negli scambi con cambi di ritmo e di direzione, spostandolo lateralmente invece di picchiare sempre la stessa palla. Per Vacherot il compito è chiaro: servire non solo forte, ma con abbastanza varietà da non regalare all'avversario l'iniziativa in risposta.

Poi c'è la rete. Contro Fritz è stata l'arma con cui Vacherot ha accorciato gli scambi, ma a Tokyo i passanti di Lehecka respinsero ogni suo tentativo di avanzare. Conterà la qualità dell'attacco più del coraggio di farlo: un approccio mediocre contro un Lehecka in equilibrio è un invito a farsi passare.

Le debolezze recenti dei due si specchiano. Struff ha mostrato che Lehecka soffre quando gli tolgono il tempo fin dalla risposta, e il ceco ha bisogno di qualche game per scaldarsi. Paul ha mostrato che Vacherot si spegne quando l'avversario neutralizza il primo attacco e lo costringe a costruirne un altro. Chi impone per primo il proprio schema d'apertura partirà avvantaggiato.

Le condizioni aggiungono una variabile. Basilea è un campo al coperto relativamente rapido, diverso da Tokyo, e questo può dare più peso al servizio e ai primi due colpi rispetto al palleggio paziente che premiò Lehecka un mese fa. Con entrambi così saldi alla battuta, il set potrebbe decidersi nelle ultime battute, dove Vacherot ha vinto più di un tie-break in questa settimana.

Sul piano fisico non sono stati segnalati infortuni per nessuno dei due. Lehecka si porta dietro la semifinale più dura e un rientro in albergo più tardivo; Vacherot una sequenza di partite più faticose prima di una semifinale più economica. Chi sia davvero il più fresco, onestamente, non lo sa nessuno.

Lehecka ha in tasca il ricordo concreto di aver controllato questo avversario. Vacherot ha prove più recenti che servizio, rete e gestione della pressione stanno funzionando. Il vantaggio psicologico di Tokyo è plausibile, ma da Tokyo a Basilea il vento è girato abbastanza da lasciare la domanda aperta.

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Il 6-4 6-2 di Tokyo è un precedente vistoso, ma si giocò all’aperto: qui il campo al coperto è più rapido e il servizio può tenere i set in equilibrio. Il mercato sembra ricordare meglio quel punteggio che il cambio di condizioni.

Vacherot ha messo in campo il 66-74% di prime a Basilea e ha vinto il 75-85% dei punti; tre delle sue quattro partite sono finite al tie-break o al set decisivo. Anche Lehecka ha dovuto risalire contro Struff, salvando un match point: il suo servizio, però, ha retto bene nel corso della settimana.

La scelta è Over 23,5 a quota 1,915: una linea vicina al giusto, ma con margine dalla parte dei set combattuti. Risultati come 7-6 7-5 o un terzo set bastano a superarla. Handicap e vincente non erano nel perimetro dell’analisi.

Il rischio è che la risposta di Lehecka ritrovi l’efficacia di Tokyo e porti a un’altra vittoria netta. È uno scenario concreto, non però l’unico da mettere sul tavolo: il servizio più incisivo di Vacherot e la rapidità del campo rendono meno probabile una partita breve.

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