WTA 125. CourmayeurWTA 125. CourmayeurI.hard
01.11tra 14 h 39 min
Noma Akugue Noha Noma Akugue Noha
Alina Charaeva Alina Charaeva
tra 14 h 39 min
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Courmayeur, la finale delle ripartenze: Noha Akugue contro Charaeva

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Il Valle d'Aosta Ladies Open di Courmayeur, torneo WTA 125 sul cemento al coperto, si chiude con una finale che sembra scritta apposta. Da una parte c'è Alina Charaeva, testa di serie numero 2 e 100 del mondo, dall'altra Noma Noha Akugue, testa di serie numero 6 e 126 del ranking. Tutte e due sono arrivate fin qui risalendo da partenze storte, e allora l'intrigo è uno solo: chi trova prima la misura.

Noha Akugue, la nebbia dei primi game e poi la potenza

La semifinale contro Anna Blinkova, prima testa di serie, racconta bene la sua settimana. Noha Akugue ha perso il servizio subito ed è andata sotto, poi ha ricucito, ha trovato il break decisivo nel finale del primo set e da lì ha preso il comando. Il secondo set ha avuto una serie di break da una parte e dall'altra, ma l'ultimo l'ha strappato lei, e poi ha servito per il match senza tremare.

Nei quarti contro Ayla Aksu il copione era stato simile: partenza in salita, poi un netto cambio di passo. Lei stessa l'ha spiegato con sincerità: «Ero un po' nervosa nel primo set» e «ho fatto fatica a trovare il ritmo». L'aggressività e le variazioni di Aksu la preoccupavano, e infatti le è servito tempo per prenderle le misure.

Prima ancora era arrivato il successo su Linda Klimovicova, letto come la conferma di un buon momento e poco di più. Sarebbe un esercizio di fantasia ricavarne un servizio trasformato o un dritto diventato all'improvviso infallibile. Quello che si vede è una giocatrice che porta il nervosismo in campo e poi, a poco a poco, se lo scrolla di dosso.

Il suo cammino recente non è però una linea retta. Una settimana fa, sempre al coperto, a Wrexham, Jodie Burrage l'ha dominata in avvio. Noha Akugue è cresciuta strada facendo, ma non ha sfruttato le occasioni per allungare la partita, e Burrage ha annullato delle palle set prima di chiudere. Courmayeur racconta una reazione migliore, ma non basta a dire che il problema di chiudere sia sparito.

C'è poi la finale di Montreux, sulla terra, dove Fiona Ferro le ha lasciato pochissimo spazio. Dal punto di vista tattico conta poco, ma ricorda una cosa semplice: arrivare in finale e giocarla al meglio sono due imprese diverse. Stavolta in palio c'è il primo titolo in singolare a questo livello.

Il ritratto più efficace l'ha fatto Blinkova prima di affrontarla: «Tira fortissimo», e quando il suo gioco gira diventa difficile da contenere. Noha Akugue è mancina e dalle cronache del torneo non emerge alcun infortunio. Al massimo, qualche farfalla nello stomaco nei primi game.

Charaeva, il servizio che detta e l'arte di ricominciare

In semifinale contro Elsa Jacquemot, Charaeva è partita forte, si è vista rimontare nel secondo set e poi nel set decisivo ha preso il largo. Tennis Majors ha sottolineato la sua continuità in risposta e un servizio particolarmente pulito. Perdere il filo a metà partita non l'ha fatta scivolare: ha ripreso in mano il match invece di limitarsi a sopravvivere.

Il successo va comunque pesato. Jacquemot arrivava con la fiducia accumulata a Wrexham, ma a Courmayeur aveva già speso tantissimo, tra rimonte continue e un match point annullato nei quarti. Charaeva ha fermato un'avversaria in fiducia ma anche piuttosto logora, e il finale netto non dimostra che sia stata superiore per tutta la partita.

Nei quarti contro Marina Bassols Ribera, SuperTennis ha indicato nel suo servizio più incisivo la vera differenza, insieme alla capacità di approfittare dei game di servizio faticosi dell'avversaria. È un indizio prezioso: la sua battuta non si limita ad avviare lo scambio, lo comanda.

Contro Gabriela Knutson era andata peggio, almeno all'inizio. Primo set nettamente perso, poi Charaeva ha ritrovato precisione e ha ribaltato la partita. La cronaca locale lega la rimonta proprio a quel ritorno di precisione: è stato un cambio di livello reale, non una lettura fatta a posteriori guardando il risultato.

La sua stagione ha un momento simbolo, Pechino, con la vittoria su Elena Rybakina ottenuta rispondendo a ogni passaggio a vuoto, compreso un rovescio passante pesantissimo nel momento della svolta. «Credo di non aver mai smesso di crederci», ha detto dopo, ammettendo di essere stata parecchio nervosa. Va aggiunto che Rybakina rientrava dopo uno stop e in seguito ha segnalato un problema fisico.

Anche la sconfitta con Zheng Qinwen ha detto qualcosa di lei. Messa sotto pressione in avvio, Charaeva ha alzato il rendimento al servizio e ha girato il set centrale. Più tardi ha recuperato un break quando Zheng era vicina a chiudere, prima di cedere di nuovo il servizio: tanta capacità di reagire, ma non il pieno controllo delle oscillazioni.

Dopo Pechino la scia si è interrotta. A Rovereto non è mai entrata davvero in partita contro Martyna Kubka, e a Wrexham ha vinto il primo set con Anna Siskova prima di farsi rimontare. Courmayeur va letta quindi come una nuova risalita dopo qualche settimana grigia, non come la prosecuzione naturale di un periodo d'oro.

In un'intervista di ottobre ha spiegato i suoi progressi con il lavoro costante, una maggiore continuità fisica e il confronto con avversarie più forti, imparando dalle partite tirate, vinte o perse. Lavora da tempo con Carlos Martinez, vicino a Barcellona: «È come un padre per me». Nelle ultime cronache non risultano infortuni, e all'orizzonte c'è l'ambizione di entrare direttamente nei tabelloni Slam.

Chi rimette a posto il mirino per prima

La prima domanda riguarda i primi game. Riuscirà Noha Akugue a trovare il ritmo d'attacco prima che Charaeva usi il servizio per prendersi gli scambi iniziali? Ridurre tutto a una sfida tra attaccante e difensora sarebbe sbagliato: le armi offensive le hanno entrambe.

Il secondo tema è la risposta. Noha Akugue ha messo in crisi ripetutamente i turni di battuta di Blinkova, Charaeva ha fatto lo stesso con Jacquemot. Un break in avvio, in questa finale, potrebbe valere meno del solito.

Poi c'è la geometria: una mancina contro una destrorsa, con traiettorie del servizio e posizioni in risposta che cambiano. Sul cemento al coperto, senza vento né sole a disturbare, il servizio pesa ancora di più.

Il fattore forse decisivo è la precisione dopo il momento di crisi. Noha Akugue ha bisogno di tempo per sentire la palla, la rimonta di Charaeva contro Knutson è nata proprio dal ritorno della precisione. Vincerà probabilmente chi tornerà prima a tenere la palla in campo con regolarità dopo un passaggio a vuoto, più che chi picchia più forte.

Sui precedenti tra le due non c'è nulla di documentato, e nessun vantaggio psicologico da costruirci sopra. Dal torneo non emergono nemmeno un pubblico schierato o distrazioni fuori dal campo.

Sul piano fisico non c'è nessun infortunio segnalato per entrambe, ma i carichi sono diversi. Noha Akugue ha avuto turni più rapidi e ha giocato la prima semifinale, mentre Charaeva ha dovuto recuperare dopo partite più lunghe. È una differenza di calendario, non una stanchezza accertata: contro Jacquemot, Charaeva ha chiuso in crescendo.

Resta un dubbio sincero, ed è bene ammetterlo. Una ha imparato quest'anno a non dare per persa una partita girata storta, l'altra sta imparando proprio adesso a chiudere quelle che ha in mano. Difficile dire quale delle due lezioni sarà più utile in una finale.

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Questa finale chiede ad Akugue di imporre i suoi angoli mancini prima che Charaeva prenda in mano lo scambio con servizio e primo colpo. La tedesca arriva dal recupero contro Blinkova, l’avversaria più probante del torneo: ha rimesso pressione in risposta dopo un avvio in salita.

La quota 2,56 paga una finale che considero più equilibrata di quanto dica il mercato. Il cammino indoor è il terreno migliore di Akugue in stagione, e tre titoli in cinque finali raccontano una giocatrice che sa arrivare all’ultimo atto e vincere. Charaeva, invece, ha avuto passaggi a vuoto dopo Pechino e ha lasciato per strada un set sia contro Knutson sia contro Jacquemot.

La giocata è Akugue vincente. Charaeva ha speso di più: quarti e semifinale sono stati lunghi, e ha giocato dopo la tedesca; non è una diagnosi di fatica, ma il margine di recupero favorisce Akugue. Con entrambe capaci di fare pressione in risposta, non mi aspetto una finale sotto controllo dall’inizio alla fine.

Il rischio è netto: Akugue ha faticato a partire, con una prima poco affidabile e doppi falli a grappoli. Se concede subito un vantaggio largo, il servizio di Charaeva può bastare a portarla al traguardo.

2.56
Vittoria — Noma Akugue Noha
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