Tubello contro Grabher, la finale di Curitiba tra la prima volta e la rivincita di Tolentino
Il Curitiba Open è alla prima edizione e il primo titolo della sua storia lo assegnerà una finale tra due giocatrici che questa settimana hanno dovuto sudarsi quasi ogni passo. Sulla terra all'aperto del Graciosa Country Club, torneo WTA 125, Alice Tubello, numero 207 del mondo, sfida Julia Grabher, numero 122 e seconda testa di serie. Si comincia alle 17 ora di Mosca. Da una parte c'è chi vive la sua prima finale a questo livello, dall'altra chi a fine settembre ha già vinto un torneo così, battendo proprio lei.
Alice Tubello e la settimana in cui ha imparato a rialzarsi due volte
La terra di Tubello non si è scaldata all'improvviso in Brasile. A inizio ottobre, a Heraklion, TennisActu raccontava una crescita controllata più che una serie di risultati fortunati, e notava come Martha Matoula non avesse trovato soluzioni contro di lei. Non basta per dire che quel livello sia rimasto intatto nelle settimane successive, ma è una base solida da cui partire.
A Curitiba ha cominciato imponendosi subito contro Laura Samson, una vittoria che la stampa francese ha definito una sorpresa vera, non un passaggio di comodo. Poi ha proseguito contro Luna Maria Cinalli, confermando di essere arrivata in Brasile pronta a prendere in mano le partite fin dal primo game.
Il quarto con Jazmin Ortenzi è la pagina che dice di più su di lei. Ha perso il primo set, ha reagito con convinzione, poi nel set decisivo è finita di nuovo sotto. Invece di aggrapparsi alla rimonta già fatta, ne ha costruita un'altra e ha chiuso senza più concedere nulla: due volte nei guai, due volte fuori.
In semifinale contro Nauhany Silva è stata tutt'altra partita: dominio dai primi game, pressione costante sui turni di battuta dell'avversaria e un servizio che Tennis Majors ha descritto come sicurissimo. Bisogna però essere onesti. Globo scrive che Silva non è riuscita a ritrovare il tennis mostrato nei turni precedenti, quindi quella facilità è nata anche da una giornata storta dall'altra parte della rete.
Per lei è la finale più importante della carriera e, secondo TennisActu, la settimana vale anche il best ranking e una posizione migliore per le qualificazioni dell'Australian Open, con pochi punti da difendere prima della scadenza delle iscrizioni. Di parole sue alla vigilia non ce ne sono. La fiducia la si legge nel modo in cui ha giocato, non in qualche dichiarazione.
Julia Grabher, la terra che preferisce e i vantaggi da custodire
Grabher non ha mai nascosto dove si trova meglio. A inizio ottobre, parlando di un calendario che l'aveva spinta sul cemento, ha ammesso: «Ovviamente avrei preferito restare sulla terra». Il titolo di Tolentino, a fine settembre, nasceva proprio da lì, da una serie di rimonte prima dei turni decisivi, e dopo quella vittoria aveva detto che vincere il torneo, per lei, contava molto di più di tutto il resto.
Il mese successivo è stato meno lineare. A Samsun le sono sfuggite occasioni in risposta prima che Gálfi trovasse lo strappo decisivo. A Maiorca l'esordio con Deborah Chiesa è stato un'altra lunga risalita, e con Ariana Geerlings è arrivata la sconfitta che più fa riflettere: vantaggi conquistati e poi persi, un'interruzione per riparare il campo, un medical timeout e un finale in cui sembrava fisicamente in difficoltà.
Curitiba le ha restituito il suo mestiere migliore, quello di non mollare quando la partita prende la piega sbagliata. Contro María Lourdes Carlé ha recuperato uno svantaggio nel finale del secondo set senza lasciare che il match si riaprisse. Contro Leyre Romero Gormaz ha ribaltato un primo set perso nettamente e ha trovato lo spunto giusto nel set decisivo.
La semifinale con Riera è stata la sua partita più pulita, e la più breve della settimana. Ha preso il largo nel primo set ed è partita avanti nel secondo, poi però ha subito il controbreak e un altro break proprio mentre serviva per il match. La risposta è stata immediata, con un game di risposta autoritario che ha chiuso i conti: reazione rapidissima, ma custodire il vantaggio resta più difficile che conquistarlo.
Sul piano fisico non ci sono infortuni nuovi segnalati. Il medical timeout di Maiorca resta sullo sfondo senza una diagnosi. Ha alle spalle una settimana di partite lunghe, oltre al doppio prima dell'eliminazione, ma la semifinale veloce le ha tolto un po' di peso dalle gambe.
Chi tiene il comando quando lo ha in mano
Il precedente è freschissimo. A fine settembre, sulla terra di Tolentino, Tubello aveva preso l'iniziativa, poi Grabher ha ribaltato la partita e ha tenuto la rimonta fino in fondo nel set decisivo. Nessuna delle due, insomma, si stupirà di vedere Tubello partire forte o Grabher soffrire all'inizio. Parlare di sudditanza o di voglia di vendetta, però, significherebbe andare oltre i fatti.
Il primo nodo è il servizio di Tubello. Contro Silva ha battuto senza quasi essere disturbata, mentre Grabher in semifinale ha lavorato con continuità nei game di risposta. Bisognerà capire se quel ritmo tranquillo regge quando dall'altra parte qualcuno logora lo scambio e rimanda indietro ogni palla.
Il secondo nodo riguarda Grabher dopo il break. Maiorca e il servizio per il match fallito contro Riera rendono interessantissimo il game che segue ogni suo allungo. Sarebbe ingiusto, però, dipingerla come fragile sotto pressione: contro Riera ha rimesso le cose a posto subito, ed è proprio questa la sua forza.
Tubello, dal canto suo, ha mostrato contro Ortenzi che un nuovo momento difficile non cancella per forza la rimonta precedente. In una finale in cui un primo recupero potrebbe non bastare, è un'informazione preziosa. Dire che sia superiore nei set decisivi, invece, sarebbe azzardato. E sulla resistenza nelle partite lunghe le due arrivano con credenziali simili: entrambe ne hanno affrontate e vinte, nessuna delle due ha dimostrato di averne di più.
Poi c'è il cielo. Le previsioni per il primo novembre parlano di pioggia e rovesci in alcune ore della giornata, e su una terra all'aperto questo può voler dire interruzioni e un campo che cambia peso man mano che assorbe l'acqua. Chi ne trarrà vantaggio nessuno può dirlo. Anche il pubblico resta un'incognita: il tifo locale è uscito di scena con l'eliminazione di Silva e non c'è motivo di assegnarlo all'una o all'altra.
È la sfida tra una prima volta e una conferma recente, tra chi ha appena scoperto quanto lontano può spingersi e chi ha già vinto una settimana così un mese fa. Più che chi parte meglio, conterà chi saprà restare davanti senza doversi inventare l'ennesima rimonta. Le due l'hanno fatto spesso in questi giorni, ma in una finale tenere il servizio dopo un break vale più di qualunque recupero.

L'ho fatta lunga, come sempre. Giudicate con calma.










