Collignon contro Lehecka: il ginocchio ritrovato e il pubblico di casa sfidano la testa di serie numero 2
La settimana dell'European Open di Bruxelles ha un'aria particolare: è quella dell'addio di David Goffin, e sul campo al coperto della capitale ogni applauso belga pesa un po' di più. Al secondo turno Raphael Collignon, numero 55 del mondo, appena rientrato da un problema al ginocchio, sfida Jiri Lehecka, numero 20 e testa di serie numero 2. L'intrigo sta tutto qui: un giocatore che sta ancora ritrovando le misure contro uno che le misure le ha prese da settimane, con un pubblico pronto a spingere il più fragile dei due.
Collignon, il ginocchio guarito e la gioia di esserci
Per capire lo stato d'animo di Collignon bisogna partire dall'estate. Il ginocchio era diventato sempre più difficile da gestire durante la tournée americana, e lui ha scelto di fermarsi, saltando i tornei asiatici e la sfida di Coppa Davis con l'Austria. Steve Darcis, allora, la mise così: «La sua salute viene prima di tutto».
Prima della pausa c'era stato anche un ricordo amaro. Agli US Open contro Sebastian Gorzny, Collignon ha avuto palle match senza riuscire a chiudere, e la partita è finita su un suo doppio fallo. Una ferita recente, certo, ma una sola sera storta non basta a farne un giocatore che trema nei finali.
Il percorso del recupero è passato per gradi. Il 15 ottobre raccontava che il movimento non era più limitato, mentre il servizio portava ancora qualche freno. Dopo il match del 20 ottobre le parole sono diventate più serene: «Il mio ginocchio è completamente guarito».
Quel match, contro il qualificato Nishesh Basavareddy, non è stato una passeggiata. Collignon ha perso il ritmo al servizio nel primo set e si è trovato subito sotto nel secondo, poi ha recuperato il break e ha preso in mano la partita. Nel set decisivo si è fatto riprendere un vantaggio iniziale, ha strappato di nuovo il servizio e ha chiuso alla prima palla match.
Lui stesso ha ammesso la ruggine del primo set e la fatica di ritrovare subito il ritmo partita. Ma ha visto la lunghezza dell'incontro come un regalo più che come un peso: minuti di gara e fiducia ritrovata. E ha ringraziato la gente: «I tifosi mi hanno dato tantissima energia e mi hanno aiutato a ribaltare la partita».
Colpisce la leggerezza con cui vive il torneo. Dice di non pensare ai punti da difendere, considera già un bonus il fatto di essere in campo, e in tribuna c'era la sua famiglia. In più gioca il doppio accanto a Goffin nel suo torneo d'addio: altro tempo in campo, altre emozioni, ma anche un carico di lavoro che non si ferma al singolare.
Lehecka, un servizio che si fida del dritto
La versione migliore di Lehecka si è vista a Tokyo, nella semifinale contro Valentin Vacherot. Un match vicino alla perfezione: game di servizio solidissimi, e un avversario che non è mai riuscito a scalfirne il controllo.
Lehecka ha spiegato bene da dove arriva quella sicurezza: «I progressi delle ultime settimane, anche da fondo campo, mi danno più fiducia quando servo». È il ritratto della sua forma, un servizio che non vive da solo ma si appoggia alla tranquillità con cui gestisce lo scambio che segue. In finale ha poi trovato un Carlos Alcaraz al suo torneo più costante, e ha perso lottando.
A Shanghai il quadro si è fatto più sfumato. Contro Nuno Borges è partito deciso con un break in apertura, si è concesso un passaggio a vuoto al servizio nel set centrale e poi ha ripreso il comando nel set decisivo. Non una prova senza crepe, ma la prova che sa rimettersi in carreggiata.
Il campanello d'allarme è suonato contro Rafael Jodar. Lehecka ha avuto un'occasione importante a fine secondo set, l'ha lasciata andare, ha perso il tie-break e poi non ha sfruttato le prime chance in risposta nel decisivo, cedendo il servizio solo nel finale. El País ha raccontato colpi profondi ma anche errori in aumento e una crescente esasperazione, mentre Jodar ha parlato di un avversario dalla palla velocissima.
Il punto, quindi, non sono le armi, che ci sono tutte. È la pazienza quando quelle armi non chiudono subito il discorso, quando l'avversario tiene la palla in campo un colpo in più e il cielo, all'improvviso, si fa nuvoloso.
Sarebbe però ingiusto dipingerlo come un giocatore fragile. In Coppa Davis contro Ben Shelton ha tenuto il servizio, ha gestito un ultimo game complicato e ha definito quella serata tra le sensazioni più belle mai provate su un campo. Fisicamente non risultano infortuni: l'ultimo match risale al 12 ottobre a Shanghai, e a Bruxelles ha beneficiato del bye al primo turno.
Reggere la prima ondata, poi vedere chi perde la pazienza
Il primo snodo è il servizio di Collignon. Era l'ultimo limite dichiarato prima del torneo, e la domanda non è se arriverà qualche prima potente, ma se riuscirà a servire e a giocare il colpo successivo senza adattamenti visibili. Sul cemento indoor, dove ogni turno di battuta conta, è il dettaglio da tenere d'occhio fin dai primi game.
Dall'altra parte c'è il binomio servizio più fondo campo di Lehecka, oggi la sua vera forza. Per Collignon non basterà allungare lo scambio: servirà rimettere in gioco risposte abbastanza profonde da togliere al ceco l'iniziativa immediata.
La partita di Jodar suggerisce una strada: sopravvivere alla prima ondata e costringere Lehecka a giocare sempre un'altra palla vera. È lì che la sua aggressività può diventare meno lucida. Che Collignon, appena rientrato, abbia la continuità per percorrerla è un dubbio legittimo, e conviene ammetterlo.
Conterà anche come entrambi reagiranno alle occasioni mancate. Collignon ha appena dimostrato di sapersi rialzare dopo un vantaggio perso, Lehecka a Shanghai ha faticato a farlo. Il pubblico di casa può dare a Collignon la scossa nei momenti difficili, ma non lo protegge dalla ruggine e rischia persino di spingerlo a giocare di fretta.
Resta l'incognita del carico. Collignon ha retto una lunga partita al rientro, tra singolare e doppio, ma come risponderanno ginocchio e servizio con l'accumulo dei giorni lo dirà solo il campo. Lehecka arriva più riposato e con più partite di livello nelle gambe: la classifica dice testa di serie numero 2, ma a Bruxelles, questa settimana, l'aria è tutta belga.

L'ho fatta lunga, come sempre. Giudicate con calma.










