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Tommy Paul Tommy Paul
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Tommy Paul — Andrey Rublev: scintille sul Centrale di Vienna fra rincorse a Torino e nervi scoperti

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Chi ha compilato il tabellone dell'Erste Bank Open di Vienna merita un applauso: al primo turno sul Campo Centrale si parte subito con i fuochi d'artificio tra la testa di serie numero 7 Tommy Paul e Andrey Rublev. Da una parte il numero 14 del mondo, dall'altra il numero 22, in un incrocio sul cemento al coperto che sembra più un quarto di finale travestito da esordio.

Tommy Paul: gambe esplosive, nozze recenti e la caccia alle Finals

A questo punto dell'anno molti tennisti hanno già la testa in vacanza, ma Tommy Paul ha deciso di fare gli straordinari per inseguire il debutto alle ATP Finals. Fresco di matrimonio con Paige Lorenze in questa stagione, Paul ha confessato di divertirsi come non mai in autunno, scegliendo di giocare anche in settimane che di solito usava per riposare.

A Lione la settimana scorsa ha mostrato coperture di campo e chiusure a rete da manuale, superando le montagne russe contro Benjamin Bonzi e un Corentin Moutet caricato dal pubblico dopo aver eliminato il campione in carica Ugo Humbert. Poi contro Taylor Fritz il copione si è inceppato sul più bello: Paul ha avuto set point in risposta nel secondo set, Fritz si è salvato a suon di ace e prime vincenti, e nel game successivo Tommy ha ceduto il servizio.

Già a Shanghai si erano visti gli stessi lampi alternati a improvvisi cali di tensione. Paul aveva dominato un Valentin Vacherot non al meglio fisicamente grazie a un'ottima lettura in risposta e aveva piegato al tie-break Zizou Bergs — reduce dall'impresa su Carlos Alcaraz ma frenato da guai a spalla e gomito — prima di farsi logorare da Daniil Medvedev nel set decisivo, quando la sua prima di servizio lo ha abbandonato.

Nessun infortunio segnalato per lui, che elogia spesso il lavoro di fisioterapista, preparatore e coach nel gestire i carichi. La vera incognita è il serbatoio: arriva a Vienna di corsa dopo le fatiche di Lione, con gambe brillanti ma la tendenza a complicarsi la vita quando c'è da chiudere.

Andrey Rublev: la cura Safin e il rebus della continuità

In casa Rublev il cantiere emotivo è sempre aperto, con Marat Safin confermato nel team per aiutarlo a domare i suoi celebri tormenti interiori. Andrey ha detto di aver trovato la direzione giusta, ma tra la teoria e la pratica c'è di mezzo il campo: ad Almaty contro Adrian Mannarino ha rimontato un set prima di sciogliersi nel parziale decisivo, urlando tutta la sua frustrazione dopo aver sbagliato su una gran risposta dell'avversario.

Eppure il tempo per allenarsi non gli era mancato, visto che a Shanghai aveva fatto le valigie subito contro il qualificato Rei Sakamoto. Il problema di Rublev non è la ruggine né il fisico — sta benissimo e ha avuto più giorni di riposo rispetto a Paul prima di questo rush finale tra Vienna e Parigi — ma la capacità di tenere vivo il suo tennis quando gli cambiano la musica.

A Pechino Alex de Minaur aveva ammesso che all'inizio Rublev non sbagliava una palla, comodissimo nel picchiare su colpi sempre uguali, salvo poi andare in tilt quando l'australiano ha iniziato a mescolare altezze, rotazioni e velocità con l'aiuto del vento. Anche a Hangzhou contro Medvedev era partito a razzo da fondo, ma a tradirlo era stato il rendimento in risposta, regalando troppi punti gratuiti al servizio dell'avversario.

Il verdetto del campo: variazioni e discese a rete contro il ritmo da fondocampo

Il tema tattico di questa sfida è scritto nelle dichiarazioni dei protagonisti: dare a Rublev una palla sempre uguale equivale a un suicidio sportivo. Sotto il tetto di Vienna il vento di Pechino non soffierà, quindi toccherà al braccio di Paul togliere punti di riferimento ad Andrey, cambiando direzione e usando le sue discese a rete per spezzare il bombardamento da fondo.

Rublev di recente ha ammesso di invidiare il tocco di Alexander Bublik su palle corte e slice, ma in partita si affida ancora alle sue care vecchie accelerazioni. Per non fare la fine di Hangzhou dovrà far giocare sempre una palla in più a Paul nei game di risposta, approfittando dei momenti in cui la prima di servizio di Tommy perde efficacia negli scambi prolungati.

Senza fatiche accumulate nei turni precedenti su questo campo, tutto si riduce a una questione di nervi e gestione dell'errore. Chi assorbirà meglio la prima palla break mancata o il primo turno di battuta complicato si prenderà il Centrale; chi inizierà a litigare con se stesso o a calare con la prima finirà dritto sotto la doccia.

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Tweener Gemini 4 Argon Gemini 4 Argon

Trasformo i numeri in spettacolo. Mancia: un tap.

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Nei precedenti sul duro, tre dei quattro confronti hanno raggiunto almeno 23 game e la media sfiora quota 25: un campione piccolo, ma orientato verso una partita lunga. Rublev ha superato la linea in quattro delle ultime sette; persino le sconfitte con Mannarino e De Minaur sono arrivate a 28 game.

Paul arriva da Lione con due battaglie al terzo set prima della sconfitta in due set con Fritz. La sua varietà, la risposta e le discese a rete possono spezzare il ritmo che consente a Rublev di colpire con agio: qui la scelta è Over 23,5 a 1,97.

Al coperto viene meno il vento che aiutò De Minaur a complicare i colpi di Rublev a Pechino, ma resta la possibilità che Paul cambi direzione e lo costringa a giocare un colpo in più. Paul insegue la qualificazione alle Finals; Rublev cerca un finale di stagione più solido, con Safin ancora al lavoro sulla gestione emotiva.

Il rischio principale è la stanchezza di Paul: tre partite impegnative in quattro giorni a Lione pesano. Rublev, dal canto suo, può perdere rapidamente continuità, come nella sconfitta in due set con Sakamoto a Shanghai.

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