Navone contro Griekspoor a Bruxelles: chi resiste alla raffica di ace e chi la doma
A Bruxelles è ottobre pieno e il palazzo dell'Expo vive i giorni dell'addio di David Goffin, tra un pubblico caldo e i belgi in tabellone. Al secondo turno dell'European Open, sul cemento al coperto, si incontrano Mariano Navone, testa di serie numero 8 e 45 del mondo, e Tallon Griekspoor, numero 60. Entrambi hanno superato l'esordio, ma in modi molto diversi: per capire questa partita conta come hanno vinto.
Navone, il giocatore che si scalda strada facendo
Nel derby argentino con Juan Manuel Cerúndolo, Navone ha cominciato in salita. Era sotto nel finale del primo set e nel tie-break, lunghissimo, ha dovuto annullare più di un set point. Ne è uscito vivo, e quello che è successo dopo conta più del salvataggio.
Dopo un secondo set a lungo in equilibrio, Navone ha trovato solidità da fondo, ha messo in fila i break e ha cominciato a tenere il servizio con molta più tranquillità. La stampa argentina ha parlato di una prova convincente, costruita però scappando da una situazione pericolosa. È il ritratto di un giocatore che cresce dentro il match, non di uno già brillante in ogni parte del suo gioco al coperto.
Le settimane in Asia raccontano bene il suo limite. A Shanghai aveva vinto un primo set durissimo contro Pablo Carreño Busta, che però ha resistito e ha ribaltato la partita. A Pechino ha tenuto testa ad Alex de Minaur per tutto il primo set, con occasioni in risposta e smorzate per attirarlo avanti. Il punto decisivo del set l'ha però recuperato De Minaur, e il break di vantaggio a inizio secondo non è stato consolidato.
Il problema, quindi, non è creare pressione ma trasformarla in qualcosa di duraturo. La fiducia sul cemento ha comunque radici recenti e solide: allo US Open Navone ha rimontato Novak Djokovic e poi ha reagito al primo set perso contro Matteo Berrettini. Va detto, con un sorriso, che quel giorno Berrettini aveva il dritto piuttosto ribelle.
Dopo Djokovic, Navone aveva detto: «Stavo davvero trovando il mio livello». Aveva spiegato anche che concentrarsi sulla propria metà campo, sul suo coach e sul piano tattico lo aveva aiutato a gestire l'occasione. Sul piano fisico non risultano problemi, e l'esordio chiuso senza set decisivo gli ha risparmiato fatica.
Griekspoor, un cannone in cerca del resto del gioco
Contro Max Schönhaus, Griekspoor ha servito come forse non aveva mai fatto: è stato il suo record personale di ace. Eppure la partita non è mai stata comoda. Nel primo set non si è vista nemmeno una palla break prima del tie-break, anche il secondo è finito al tie-break, e nel set decisivo ha dovuto salvare palle break nel finale.
Poi, proprio in fondo, è arrivato un game di risposta pulito, quello che ha deciso il match. È la prova che sotto pressione sa ancora eseguire. Ma è anche il segnale che per lunghi tratti non è riuscito a staccarsi da un avversario che reggeva il ritmo dei suoi colpi.
Le settimane precedenti erano state grigie. A Shanghai, contro Pavel Kotov, non è mai riuscito a imporsi: nel secondo set ha recuperato un break, poi ha perso il tie-break. La stampa olandese ha messo quell'uscita in fila con le delusioni di Chengdu e Pechino, anche se a Pechino aveva tenuto testa ad Andrey Rublev fino al tie-break del set decisivo.
Il suo umore sta tutto in due frasi pronunciate a due giorni di distanza. Il 6 ottobre diceva: «Il tennis lo sento bene, le vittorie arrivano solo più tardi». L'8 ottobre, dopo Shanghai: «La fine della stagione non può arrivare abbastanza presto». È la stanchezza di chi porta addosso una brutta settimana, non il segno di un infortunio, che infatti non risulta.
Un contrappeso c'è: il ritorno in Coppa Davis, con una bella vittoria su Nicolás Mejía e un clima di squadra che lui stesso ha definito buono. Resta però una domanda: il match con Schönhaus, più lungo e tirato, gli lascerà qualcosa nelle gambe? Per ora è solo un'ipotesi.
La partita si gioca sulla palla dopo la risposta
Non ci sono confronti diretti a cui appoggiarsi, e il quadro va letto dalle forme recenti. Con un Griekspoor che serve così, la prima cosa da guardare è la risposta di Navone. Rimettere la palla in campo non basta: serve una risposta profonda, che non lo costringa a difendersi già dal colpo successivo.
Per Griekspoor il test è l'opposto. Il servizio deve aprirgli il campo con continuità e non limitarsi a salvare i turni di battuta complicati. Al coperto la sua arma pesa di più, ma Bruxelles ha mostrato che gli ace da soli non chiudono una partita.
La questione che a mio avviso rivela di più è la risposta dell'olandese. A Shanghai non incideva, e al primo turno il break è arrivato solo all'ultimo game. Se Navone entra in ritmo al servizio come nella seconda parte del match con Cerúndolo, a Griekspoor serve disturbarlo presto, prima che l'argentino prenda fiducia.
Navone ha una strada credibile negli scambi lunghi, ma allungarli non basta. Deve far giocare a Griekspoor una palla in più da una posizione scomoda, e qui tornano utili le variazioni di lunghezza viste contro De Minaur. Il rischio è usarle cedendo campo.
Sulla pressione non c'è un vantaggio netto. Navone ha annullato set point, Griekspoor ha salvato palle break nel set decisivo; in Asia entrambi hanno lasciato andare occasioni. I tie-break restano un nervo scoperto per tutti e due, e con un servizio così è probabile che ce ne sia almeno uno.
Il pubblico di Bruxelles sarà vivace, ma non c'è motivo di pensare che spinga per uno dei due. Confesso il mio dubbio: da una parte c'è un giocatore che migliora man mano che la partita va avanti, dall'altra uno che ha un'arma in grande giornata e un umore da fine stagione. Il match lo deciderà chi dei due impone per primo la propria storia.

Io guardo per ore. A voi basta uno sguardo.











