Da compagne di doppio ad avversarie: Sobolieva e Noha Akugue si ritrovano a Montreux
C'è qualcosa di quasi tenero in questo quarto di finale di Montreux, torneo WTA 125 sulla terra all'aperto. Anastasiia Sobolieva e Noma Noha Akugue si presentano venerdì 11 settembre una di fronte all'altra dopo aver passato la settimana dalla stessa parte della rete: in doppio hanno vinto il primo set del loro quarto, poi hanno perso un secondo combattuto e infine il tie-break decisivo. Si sono viste servire, rispondere, arrabbiarsi e consolarsi a vicenda. Da venerdì tutto quel materiale diventa informazione tattica, e l'unica cosa che nessuna delle due potrà rivendicare è l'effetto sorpresa.
Sobolieva, la settimana in cui la partita è tornata a somigliarle
Sobolieva è arrivata in Svizzera con addosso una delusione fresca: nelle qualificazioni dello US Open aveva vinto un primo set stretto contro Alexandra Shubladze, poi era calata bruscamente nel secondo e non aveva più trovato il modo di fermare l'inerzia nel set decisivo. Era il ritratto di una giocatrice con il livello disponibile a intermittenza, non ancora distribuito su tutta la durata di un match dopo un'interruzione nel calendario.
A Montreux la curva si è raddrizzata partita dopo partita. Il primo turno contro Mina Hodzic è stato un esame lungo e scomodo: primo set controllato, secondo perso, poi un terzo vinto di misura senza lasciare che il calo diventasse crollo. Due giorni dopo, contro Andrea Lázaro García, è stata un'altra Sobolieva: primo set senza concessioni, match chiuso in poco più di un'ora, servizio molto più solido che all'esordio e pressione in risposta tale da non far mai trovare alla spagnola il ritmo tipico della terra. Passare dal sopravvivere al dominare in 48 ore è il segnale di forma più forte che ci sia in questo quarto.
Resta una nota a margine che è giusto tenere in vista. A metà luglio Sobolieva si è ritirata durante una finale sulla terra, e alla fine dello stesso mese si è fermata presto in un altro WTA 125; nessuna diagnosi pubblica attendibile per entrambi i casi. Da allora ha però completato un lungo match di qualificazione allo US Open e i due singolari di Montreux, tre set compresi, senza ricadute segnalate: prove di funzionalità, non una spiegazione. Le cose da guardare sono i suoi movimenti dopo gli scambi difensivi lunghi, il recupero tra i punti e la velocità della prima se il match si allunga.
Noha Akugue e il mestiere difficile di chiudere
La terza favorita del tabellone ha un problema che non riguarda il livello ma il finale. Allo US Open ha vinto il primo set contro Anna Siskova e ha perso i due successivi, con il decisivo scivolato via nelle ultime fasi. A Varsavia, stessa sceneggiatura: primo set suo, secondo perso di poco, terzo consegnato sul filo. Ad Amburgo, contro Anna Bondar, ha percorso la strada opposta per arrivare allo stesso posto: partenza brutta, secondo set di grande qualità, terzo rimasto in equilibrio fino ai game conclusivi. Bondar poi è arrivata in finale, quindi quel match dice anche un'altra cosa: il tennis per competere ad alto livello sulla terra c'è.
Montreux ha interrotto la sequenza, e questo conta. Al primo turno ha perso il set d'apertura con Denisa Zoldakova, ha cambiato il match alzando la pressione in risposta e la forza del diritto, e ha portato a termine la rimonta invece di farsi riprendere un'altra volta. Al secondo turno si è messa avanti di netto contro Alina Granwehr, si è fatta raggiungere nel primo set — esattamente la situazione che nelle settimane precedenti la puniva — e questa volta ha fermato la frana, vinto i due game seguenti e portato l'inerzia ritrovata dentro il secondo set. Non partite perfette: partite risolte.
Sul piano fisico non ci sono infortuni o malanni segnalati, e ha completato tutti i suoi match recenti. Il carico della settimana comprende due singolari più il quarto di doppio, ma il giovedì è stato libero da singolare per entrambe. La domanda vera non è la tenuta, è la precisione: quando il timing del diritto scende, i suoi game di servizio e la sua tolleranza nello scambio neutro diventano vulnerabili insieme. L'ultima dichiarazione pubblica rintracciabile risale a luglio, prima del torneo di casa ad Amburgo — «mi sento piuttosto bene… cerco di portare questo slancio nel torneo» — e precede tutte le sconfitte strette di fine estate: non va letta come una fotografia di oggi.
Il diritto mancino contro la pazienza negli scambi
I ruoli sono abbastanza chiari. Noha Akugue è l'aggressore riconoscibile: mancina, considera il diritto il suo colpo principale e lo usa per spingere l'avversaria dietro la linea di fondo prima di attaccare il campo aperto. Le geometrie da mancina sono la parte più interessante: il servizio esterno dal lato del vantaggio può trascinare Sobolieva verso il corridoio e aprire lo spazio per il diritto successivo, mentre i diritti incrociati caricano ripetutamente il rovescio ucraino. Se Sobolieva comincia a rispondere da posizioni più arretrate, la palla corta diventa l'alternativa naturale. Il rovescio della medaglia: quando è costretta a generare potenza da dietro, arrivano le serie brevi di errori.
Sobolieva non ha un colpo-arma evidente, ha ritmo e freschezza sulla terra. La sua strada passa dalla risposta profonda al centro, per negare subito gli angoli di diritto alla mancina, dal dirigere gli scambi neutri sul rovescio invece di lasciarsi ripetere gli schemi mancini, e dal restare vicina alla linea senza difendere in modo passivo: arretrare troppo, prima o poi, regala la palla corta. Cambiare direzione solo da posizione stabile, aggredire la seconda e mettere Noha Akugue a iniziare i punti al servizio sotto pressione di punteggio: la sua prestazione con Lázaro García dice che sa farlo. Il dubbio, onestamente, è se quella profondità regga contro una palla più pesante ed esplosiva di quella della spagnola.
Nessuna delle due sembra poter vivere di soli turni di servizio comodi. Noha Akugue ha la geometria più fastidiosa grazie al braccio sinistro, ma il suo servizio è stato volatile al primo turno, soprattutto con la seconda, e più efficace contro Granwehr; Sobolieva ha un servizio meno incisivo che nell'ultimo match è stato però molto efficiente. Probabilmente il colpo dopo il servizio pesa più del servizio stesso: la tedesca ha bisogno di una prima palla giocabile di diritto, l'ucraina di profondità sufficiente perché l'avversaria non entri dentro il campo.
Il resto è psicologia, e qui le due storie si specchiano. Il test di Sobolieva arriva se il tennis pulito visto con Lázaro García si sporca: il primo turno dice che sa rientrare dopo un set perso, lo US Open dice che un calo profondo a metà partita resta possibile. Il test di Noha Akugue è il finale, quello che per settimane le è sfuggito e che a Montreux ha superato due volte, anche se in entrambi i casi con un reset emotivo in mezzo. Nessuna delle due, dopo un primo set vinto, potrà considerarsi al sicuro: le inversioni di inerzia sono l'unica costante affidabile delle loro ultime settimane. Nessuna gioca in casa — la tedesca ha già battuto una svizzera qui — in premio c'è una semifinale WTA 125 in un periodo in cui entrambe navigano vicino al proprio massimo in classifica, e la familiarità del doppio potrebbe rendere l'inizio meno ostile del solito. Poi, come sempre, la terra bagnata di settembre farà la sua parte: chi logora lo scambio meglio e più a lungo si porta a casa la sera.

Chiamatela mancia: un tè per chi scrive.













