Joint contro Sakkari a Hong Kong: due ripartenze sullo stesso campo lento
Il secondo turno del torneo WTA di Hong Kong, sul cemento, mette di fronte due giocatrici in piena ricostruzione. Maya Joint, numero 90 del mondo, arriva con l'abbronzatura di una lunga tournée asiatica. Maria Sakkari, numero 30 e testa di serie numero 4, ha scelto questa città per chiudere la stagione. Si gioca il 4 novembre alle 13:30 ora di Mosca, ed è il primo confronto tra le due.
Joint, la ragazza che ha imparato a cambiare piano
La frase che spiega il momento di Joint l'ha detta lei stessa a ottobre: «Gioco libera, alle mie condizioni, e risolvo meglio i problemi». Prima, in stagione, si ostinava con un piano che non funzionava. Adesso, quando il copione si inceppa, prova a riscriverlo.
A Tokyo, partita dalle qualificazioni, lo ha dimostrato due volte. Contro Sorana Cirstea ha visto evaporare un ampio vantaggio nel secondo set, si è ritrovata sotto e ha ritrovato la calma giusto in tempo per giocare il tie-break con decisione. Contro Cristina Bucsa ha perso il secondo set, è finita sotto di un break nel set decisivo, ha subito rimesso le cose a posto e ha chiuso al servizio dopo qualche match point sfumato.
Poi è arrivata Kamilla Rakhimova, e la storia ha preso un'altra piega. Joint ha perso un primo set tirato e ha avuto la forza di portare la partita al terzo. Lì però si è spenta di colpo, contro un'avversaria che rispondeva meglio. Dare la colpa alla stanchezza sarebbe comodo, ma nessuno lo ha confermato.
Tutto lo swing asiatico è andato così, a ondate. Dopo l'exploit di Seoul, dove anche in finale un buon avvio si era sciolto in errori sempre più costosi, sono arrivate le delusioni di misura a Pechino e nelle qualificazioni di Wuhan e un'occasione interrotta a Osaka. Tokyo ha riacceso la fiducia, e all'esordio a Hong Kong Joint ha battuto Inglis senza bisogno del set decisivo.
C'è anche una buona notizia fuori dal campo. La convocazione in Billie Jean King Cup, che lei stessa indicava come obiettivo, è arrivata per la sfida contro la Francia. La capitana Samantha Stosur l'ha definita «davvero affidabile», con risultati sia in singolare che in doppio. Joint gioca quindi senza nulla da conquistare, solo un livello da conservare.
Sakkari, il gioco c'è, il coraggio va a giornate
Sakkari si porta dietro un autunno da montagne russe. A Wuhan, dopo la rimonta su Kostyuk, ha ammesso che nel match precedente contro Svitolina le era mancato il coraggio nei momenti importanti: «La base del mio gioco c'è». Era una diagnosi onesta. Il tennis c'era, a mancare era la fiducia nel momento di colpire.
Il quarto di finale perso contro Maja Chwalinska ha detto molto di lei. All'inizio è stata spiazzata da variazioni e piazzamenti, poi ha ridotto gli errori, ha logorato lo scambio e ha risposto alla fantasia dell'avversaria con movimento e tocco. Nel set decisivo i suoi turni di servizio sono però rimasti più faticosi di quelli di Chwalinska, e nel finale gli errori di dritto e di rovescio sono tornati a galla.
Tokyo è stato il campanello d'allarme più recente. Contro Yulia Putintseva ha sprecato un vantaggio nel primo set e ha vinto il secondo. Dopo un primo game del terzo set molto combattuto, salvato dall'avversaria, si è sgonfiata. La stampa le ha rimproverato troppi errori e un servizio che non faceva male.
A Hong Kong la risposta è stata composta. Contro Carol Young Suh Lee è partita forte, ha sofferto quando l'avversaria ha cominciato a mettere pressione sul suo servizio, poi ha trovato il break decisivo nel finale e ha servito per il match senza tremare. Lei stessa ha riconosciuto che il secondo set ha richiesto lavoro supplementare.
Sakkari sembra più serena, meno ossessionata dalla classifica e dal ricordo del suo picco. Dice che il suo gioco è forse migliore di prima, ma che le servono vittorie importanti per dimostrarlo. Alla vigilia c'è stata anche una nuvola fuori dal campo: si è detta triste e arrabbiata per le accuse rivolte a un ente benefico per l'infanzia a cui aveva fatto una donazione.
Servizio contro risposta, nell'aria umida di Hong Kong
Gli osservatori indicano un tema chiaro. La risposta di Joint e la sua capacità di prendere l'iniziativa presto nello scambio sono i suoi punti forti, mentre il suo servizio è la parte più attaccabile. Per Sakkari la chiave sarà tenere il servizio senza affanni, mettere pressione già in risposta e restare lucida contro un'avversaria atletica.
Per Joint non basta disturbare a tratti, la pressione deve durare. La strada più promettente sembra togliere a Sakkari la comoda sequenza servizio più dritto, con profondità, piazzamento e qualche variazione scelta con cura, invece di provare a sfondarla a ogni scambio. Il rischio è perdere per strada la regolarità, come nella finale di Seoul.
Per Sakkari conta l'aggressività controllata, non accelerare su tutto. A Wuhan ha funzionato quando è stata paziente e ha sofferto i cambi di altezza e di direzione. Joint non è Chwalinska, ma un po' di quel disordine potrebbe portarlo.
Le condizioni potrebbero allungare gli scambi. Katie Boulter ha descritto i campi come «pesanti e lenti», con umidità, punti faticosi e poco regalato al servizio. Se l'aria resterà così densa, conteranno pazienza, profondità costante e capacità di recuperare tra uno scambio e l'altro.
Anche il fisico ha il suo peso. Joint arriva da qualificazioni in Giappone, da una lunga corsa a Tokyo e dal doppio con Storm Hunter, e ha giocato l'esordio più tardi, quindi ha avuto meno tempo per recuperare. Sakkari ha avuto un giorno di riposo in più. Nessuna delle due ha infortuni segnalati, e il carico di lavoro di Joint è un fattore da tenere d'occhio, non la prova che sia esausta.
L'intrigo sta tutto in una domanda che vale per entrambe: chi saprà reagire più a lungo, e non solo per un momento? Joint ha recuperato da situazioni difficili, ma si è anche spenta dopo aver portato la partita al terzo set. Sakkari ha mostrato coraggio sotto pressione e ha anche perso il filo in un set decisivo. Confesso che non saprei dire quale delle due versioni vedremo, ed è proprio questo il bello della partita.

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