Fernandez-Kenin, Hong Kong: la tennista in forma contro quella che cerca la tenuta
A Hong Kong il tabellone ufficiale ha confermato un primo turno dal sapore particolare. Leylah Annie Fernandez, testa di serie numero 3 e numero 23 del ranking WTA, torna sul cemento di un torneo che ha già vinto. Dall'altra parte della rete c'è Sofia Kenin, oggi numero 187, entrata in tabellone dopo il ritiro di Belinda Bencic. L'intrigo non riguarda il talento: riguarda le energie di una e la continuità dell'altra.
Fernandez, l'autunno di chi ha scelto la fatica
Fernandez arriva da una delle stagioni asiatiche più piene che si ricordino. A fine settembre ha vinto il titolo di Singapore, superando Mirra Andreeva, Maja Chwalinska e in finale Talia Gibson, contro la quale ha dovuto annullare una palla set prima di prendere il comando. «Aver superato questo tipo di difficoltà in settimana mi dà fiducia», aveva detto, e la frase è rimasta il filo di tutto quello che è venuto dopo.
A Ningbo ha raggiunto la finale passando per partite lunghe e tortuose. Con Elise Mertens ha recuperato un break di svantaggio nel set decisivo, con Aliaksandra Sasnovich ha dovuto ricompattarsi dopo aver perso il secondo set, con Ekaterina Alexandrova ha ribaltato il primo parziale. In semifinale contro Marie Bouzkova ha risposto benissimo, ma ha faticato a tenere il servizio. Lei stessa è stata severa: «Forse non il miglior tennis. Troppi errori».
La finale con Elena Rybakina ha mostrato il limite di questo bel momento. Fernandez ha mancato le prime occasioni in risposta, poi Rybakina ha preso le misure con servizio e primo colpo, costringendola a lungo in difesa. Il problema non è la sconfitta: è che il suo tennis d'attacco fatica a respirare quando l'avversaria colpisce sempre per prima e le toglie il tempo.
Poi Tokyo, un'altra settimana lunga. Contro Mertens si è fatta rimontare un ampio vantaggio nel secondo set, è andata sotto in avvio di tie-break e ha dovuto salvare una palla set, prima di chiudere con decisione. Nei quarti Rybakina si è ritirata: un pomeriggio di riposo regalato, non una vittoria che dica qualcosa in più sulla sua forma.
In semifinale contro Kamilla Rakhimova, che l'aveva già messa in difficoltà a Pechino, è partita lenta in entrambi i set, come le capita spesso. Poi è salita di tono: servizio più sciolto, risposta sempre più pesante, il break decisivo costruito avanzando, con un pallonetto difensivo strappato all'avversaria e chiuso di smash, e l'ultimo punto firmato con una volée di dritto. «Sono contenta di essere rimasta calma, almeno per la maggior parte del tempo»: quell'«almeno» dice molto della sua onestà.
La finale di Tokyo contro Diana Shnaider era in programma a ridosso del via di Hong Kong. Nessun infortunio è stato segnalato. Va detto che questa fatica è voluta: dopo lo US Open il suo team ha deciso che servivano partite e momenti scomodi, non soltanto allenamenti. Il suo obiettivo dichiarato è conservare «il ritmo» e «le buone vibrazioni» fino a fine stagione.
Kenin, il tennis che si accende e poi si spegne
Sofia Kenin arriva a Hong Kong come chi trova una porta aperta all'ultimo momento. Le settimane precedenti non le hanno offerto un terreno stabile su cui ricostruire: a Osaka ha perso nelle qualificazioni ed è poi entrata in tabellone come lucky loser. A Seoul Alina Charaeva l'aveva battuta in rimonta, dopo una partita lunga in cui Kenin era stata dentro fino in fondo senza riuscire a tenere il controllo.
La fotografia più recente è il match di Guangzhou del 27 ottobre contro Kaitlin Quevedo. Il primo set è filato via secondo i servizi finché Kenin non ha ceduto il break nel finale. Nel secondo è andata avanti più volte in risposta, restituendo però subito il vantaggio, e ha trascinato la partita al terzo vincendo un tie-break combattuto.
Nel set decisivo ha continuato a crearsi occasioni e ha anche recuperato un break, ma poi non è riuscita a stabilizzare i propri turni di battuta. Quevedo, in crescita in questa trasferta asiatica, ha poi proseguito nel torneo e ha definito quella sfida la più lunga della sua carriera. Kenin, insomma, non si è arresa: ha fatto sudare un'avversaria in fiducia, ma ha visto evaporare il frutto del proprio lavoro.
Sul suo stato d'animo è meglio non fantasticare. La tenacia di Guangzhou dice che ha voglia di lottare, non che si senta sicura o vicina al suo meglio. Nessuna sua dichiarazione recente e nessuna parola del suo allenatore, Alex Kenin, aiuta a capire con quale spirito affronti Hong Kong. Fisicamente non risultano problemi, e almeno un vantaggio ce l'ha: ha giocato la sua ultima partita impegnativa qualche giorno prima.
Chi colpisce per primo, e chi tiene il servizio dopo il break
Il primo nodo tattico lo ha indicato la stessa Fernandez: il suo piano di partenza è togliere tempo all'avversaria, imparando a riconoscere quando uno scambio va neutralizzato, difeso o ribaltato in contrattacco. Contro Kenin conterà vedere se continuerà a costruire posizioni d'attacco o se, sfumata la prima occasione, cercherà soluzioni con poco margine. Le sue partenze lente sono un'abitudine nota, e su questo cemento un avvio storto può costare caro.
Il secondo nodo riguarda Kenin, ed è quasi una questione di carattere: il game di servizio subito dopo un break. A Guangzhou il suo problema non era trovare spiragli, ma chiuderli alle spalle. Se saprà consolidare, Fernandez dovrà ricostruire la pressione da capo; se restituirà il vantaggio come contro Quevedo, la partita rischia di somigliare a una marea che sale e scende senza mai fermarsi.
Nemmeno il servizio di Fernandez, però, va considerato una cassaforte. Bouzkova lo ha scardinato più volte a Ningbo, e Mertens a Tokyo ha riaperto un secondo set che sembrava chiuso. Una Kenin aggressiva in risposta metterebbe alla prova proprio la parte più ballerina del gioco della canadese, che finora ha rimediato grazie a una risposta capace di riequilibrare i conti.
Resta il punto che mi lascia più dubbi: la freschezza. Fernandez ha dimostrato di saper rialzarsi nei momenti difficili, Kenin di saper resistere nelle partite lunghe, ma la tenuta mentale e quella delle gambe sono due cose diverse. Fra Ningbo, Tokyo e un viaggio in mezzo, la domanda è se i piedi di Fernandez saranno ancora veloci e l'impatto ancora anticipato.
Il pubblico potrebbe dare una mano a Fernandez, che a Tokyo e a Singapore ha ringraziato apertamente gli spettatori, e gli organizzatori hanno presentato il suo arrivo come il ritorno di un'ex campionessa. Che questo si traduca in un tifo più caldo contro Kenin è tutto da vedere. Più certa è la differenza di prospettive: Fernandez cerca di portare il ritmo dell'autunno in un'altra settimana senza perdere i pezzi, Kenin ha un'altra occasione per trasformare i suoi lampi in una partita intera.

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