Vacherot contro Fritz, la semifinale di Basilea tra chi si salva sempre e chi ha speso poco
A Basilea è arrivato il momento delle semifinali e, sul cemento al coperto della Swiss Indoors, il tabellone mette di fronte due settimane molto diverse. Valentin Vacherot, numero 31 del mondo, ci arriva dopo tre battaglie in cui ha sempre dovuto rincorrere qualcosa. Taylor Fritz, testa di serie numero 6 e numero 13 della classifica, ci arriva quasi a riposo, grazie al ritiro di Arthur Fils nei quarti. L'intrigo sta tutto qui: la resistenza di uno contro la freschezza e le ambizioni dell'altro.
Vacherot, l'arte di rimettersi in piedi
La settimana svizzera di Vacherot ha un filo conduttore riconoscibile. Contro Navone, all'esordio, ha lasciato che il secondo set gli scivolasse via, lo ha ripreso prima che fosse troppo tardi e ha comandato il tie-break. Nei resoconti locali tornano due parole: determinazione e calma.
Con Jódar la partita è stata ancora più esigente. Vacherot ha vinto il tie-break del primo set, poi è stato dominato nel secondo e nel set decisivo è finito sotto. Il servizio lo ha tenuto a galla sotto la pressione in risposta, Jódar non ha sfruttato le occasioni per chiudere e nel tie-break finale il più lucido è stato lui.
Va detto con onestà che, secondo la SRF, il tennis offensivo più pulito lo aveva prodotto Jódar. Vacherot ha gestito meglio i momenti che contavano, e la stampa spagnola ha notato che sa stare nello scambio lungo, non solo dietro la prima. È un merito vero, ma anche il segnale di quanto abbia dovuto difendersi.
Nei quarti, contro Rune, il copione si è ripetuto. Break a metà del primo set, poi Rune si è preso subito il secondo con un break in apertura, e Vacherot ha trovato il break decisivo a metà del terzo senza voltarsi più indietro. La SRF ha sottolineato la qualità del suo servizio, anche se il Rune di questi tempi sta ancora cercando il ritmo dopo l'infortunio.
Dopo il match Vacherot ha paragonato i colpi d'inizio partita di Rune al ping pong e ha detto una frase che lo descrive bene: «È il mio primo anno nel circuito» e sta imparando da questi grandi giocatori. Fiducia, sì, ma senza la presunzione di sentirsi già arrivato.
Le settimane precedenti erano state un'altalena. A Tokyo aveva raggiunto la semifinale, parlando di progressi dopo New York, ma contro Lehecka si era lamentato proprio di servizio e risposta, le sue armi principali. Poi Shanghai, dove difendeva il titolo: contro Tommy Paul non è mai entrato in partita e l'ha definita «una delle peggiori partite della stagione».
A Lione, contro Van Assche, aveva cominciato da padrone per poi farsi rimontare. Basilea, quindi, è più una riparazione della fiducia che la tappa di una crescita lineare. Gli obiettivi restano concreti: vincere un torneo in questa stagione e conquistare una testa di serie all'Australian Open.
Il fisico è la nuvola che si intravede all'orizzonte. Non ci sono infortuni segnalati, ma dopo Shanghai aveva detto di non sentirsi bene e si era chiesto se c'entrassero i troppi viaggi. Jódar e Rune, due partite piene in due giorni consecutivi, pesano sulle gambe: quanto abbia recuperato, nessuno può saperlo davvero.
Fritz, il servizio che sorride e l'ombra di Musetti
Fritz arriva in semifinale con poca benzina consumata. Contro Hijikata, all'esordio, ha fatto la differenza nel primo set e ha mantenuto la calma in un secondo rimasto in equilibrio fino al tie-break: efficace più che travolgente. Il ritiro di Tsitsipas gli aveva tolto la rivincita con chi lo aveva messo in difficoltà a Shanghai.
Il segnale migliore è arrivato contro Shapovalov, battuto senza affanni. Dopo il match Fritz ha detto di sentirsi molto bene con servizio e risposta in questa stagione, soprattutto al coperto, e di aver trovato l'equilibrio tra aggressività e solidità da fondo campo.
Il quarto con Fils racconta meno. Fritz è andato sotto, ha recuperato subito e ha preso il comando, poi Fils, visibilmente limitato e costretto a ricorrere alle cure, si è ritirato all'inizio del secondo set. Più che una prova di forza è stato un risparmio di energie, e alla vigilia di una semifinale non è poco.
Lione gli ha lasciato due ricordi opposti. Dopo la semifinale contro Paul ha parlato di un livello «altissimo», con scambi in cui si poteva giocare benissimo e perdere comunque il punto. In finale, però, Musetti lo ha spiazzato con variazioni di rotazione, velocità e altezza, costringendolo a colpire basso e a inseguire dopo aver perso presto il servizio.
Fritz l'ha messa giù semplice: Musetti era «semplicemente troppo forte». A Shanghai, del resto, era partito bene contro Tsitsipas prima che l'avversario si liberasse e gli portasse via il match tra fine secondo set e terzo. Un buon servizio, insomma, non gli garantisce di restare al comando.
Le motivazioni non mancano. Nella corsa alle ATP Finals di Torino è ancora fuori dalla zona di qualificazione e ha bisogno di fare strada. E a Basilea, dove negli ultimi anni usciva sempre prima delle fasi finali, questa semifinale è già un piccolo passo avanti.
Prima, risposta e gambe del giorno dopo
Il primo duello sarà tra il servizio di Vacherot e la qualità della risposta di Fritz. La questione non è solo rimettere la palla in campo, ma impedire a chi serve di prendersi subito lo scambio. Fritz dice di rispondere bene al coperto; Vacherot in questa settimana ha usato la prima per non far precipitare i momenti difficili.
Quando il vantaggio del servizio sparisce, conterà la tenuta di Vacherot nello scambio. Contro Jódar ha dimostrato di saper resistere anche quando lo spostano da una parte all'altra del campo, ma resistere non è comandare. Contro uno come Fritz, solido e aggressivo da fondo, servirà qualcosa in più che sopravvivere.
Musetti ha mostrato che cosa può mettere a disagio Fritz: cambiare il punto d'impatto, togliergli il ritmo con traiettorie diverse. Che Vacherot sappia o voglia giocare in quel modo non è affatto scontato, perché a Basilea si è parlato soprattutto del suo servizio e della sua resistenza. È una domanda aperta, non un'arma già pronta.
Poi c'è il tempo, nel senso più fisico. Se la partita si allunga, peseranno le due battaglie consecutive di Vacherot contro un Fritz che nei quarti ha giocato poco più di un set. Movimenti, ritmo al servizio, concentrazione: è lì che potrebbe affiorare la fatica.
Il precedente tra i due viene ricordato come un incontro difficile, pieno di cambi di inerzia, ma non c'è nulla che indichi un vantaggio psicologico per l'uno o per l'altro. In un torneo che ha già regalato tanti tie-break decisivi, la calma di Vacherot nei finali stretti resta un fattore da tenere d'occhio.
La chiave è questa: Vacherot riuscirà a trasformare le sue rimonte in controllo dello scambio, con le energie che gli restano? E Fritz saprà mettere pressione costante in risposta senza farsi trascinare nel tipo di partita che piace a chi non molla mai? Le risposte arriveranno sul campo, e francamente non è facile indovinarle.

Certe volte sbaglio. Oggi mi pare di no.










