Shnaider contro Pohankova: a Tokyo la tenacia sfida una sorpresa che sa ragionare
Il Toray Pan Pacific Open arriva al penultimo atto con una semifinale che sulla carta sembra sbilanciata. Da una parte c'è Diana Shnaider, numero 13 del mondo e testa di serie numero 3. Dall'altra Mia Pohankova, numero 144, entrata in tabellone con una wild card. A Tokyo, però, la carta ha già perso parecchie volte questa settimana, e l'intrigo sta proprio qui: capire se il tennis di Pohankova è un fuoco di paglia o qualcosa che regge anche contro chi sa soffrire meglio di quasi tutti.
Diana Shnaider, la giocatrice che vince le partite che si complicano
Shnaider arriva in semifinale come certi viaggiatori dopo una lunga traversata: intera, ma con lo zaino pesante. Nei quarti contro Alexandra Eala ha perso nettamente il primo set e si è trovata a un passo dalla sconfitta nel tie-break del secondo. Poi ha cambiato l'inerzia e ha chiuso al terzo, in un match che la WTA ha descritto come di qualità altissima, non come una lotta piena di errori.
Lei stessa ha ammesso che il livello di Eala le aveva fatto dubitare della rimonta. La sua spiegazione è stata semplice: «Continuare a lottare su ogni punto», ricordandoselo a ogni scambio. È la frase di chi ci crede davvero, ma anche di chi ha dovuto spendere molto per arrivare in fondo.
Anche l'esordio contro Aliaksandra Sasnovich era passato da tre set e da un tratto centrale scomodo. Il merito, però, era stato in buona parte dell'avversaria, aggressiva e creativa. Shnaider ha ripreso le misure e ha allungato il confronto per vedere quanto sarebbe durata quella precisione. Gli errori di Sasnovich sono arrivati, e lei ha raccontato quanto fosse difficile adattarsi alle condizioni contro chi le conosceva già bene.
Il quadro più completo del suo tennis, però, viene da Ningbo. Contro Iva Jovic ha alternato scambi potenti da fondo a slice corti, passanti, pallonetti e una buona difesa a rete. Quando tirare più forte non bastava, ha cambiato la forma dello scambio. Nella stessa settimana ha superato Yulia Putintseva e di nuovo Eala, chiudendo quest'ultima solo al settimo match point: la soluzione l'ha trovata, ma i finali non sono stati sempre puliti.
Ci sono anche dei limiti, e conviene vederli. In semifinale a Ningbo Elena Rybakina ha tenuto il servizio nei momenti importanti, e Shnaider ha resistito senza mai trovare in risposta il modo di comandare. A Wuhan, dopo la vittoria su Karolina Muchova, la quarta della carriera contro una top 10, Jelena Ostapenko l'ha travolta dopo un primo set equilibrato. Quando la spingono fuori dai suoi schemi, non sempre riesce a rientrarci.
Il lavoro con Sascha Bajin va nella direzione che si vede in campo: scelte più semplici, più attenzione al piazzamento, nessuna resa alla frustrazione nei game lunghi. In palio c'è anche il primo titolo in singolare della stagione, che manca nonostante tante corse profonde. Dopo i quarti, alla domanda sulla semifinale, ha parlato di stretching, cibo e recupero. Infortuni non ne risultano, ma la fatica accumulata è un dato di fatto.
Mia Pohankova, la sorpresa che sa quando aspettare
Il risultato simbolo del torneo di Pohankova è la vittoria su Naomi Osaka, la migliore della sua carriera, arrivata nel torneo di casa della giapponese. Ma la cosa più interessante è il modo in cui è arrivata. All'inizio sembrava intimidita e ha subito un break. Poi è diventata la più precisa e la più decisa in campo, e nel secondo set ha mostrato una dote diversa: tenere il servizio sotto pressione e aspettare il momento giusto, che è arrivato tardi.
Klára Koukalová ha lodato proprio la testa: attaccare quando era in posizione, alzare la traiettoria e aspettare quando era fuori. Altri hanno notato i colpi incrociati, gli spostamenti e i cambi di lunghezza. Va detto, per onestà, che Osaka veniva da un periodo altalenante, quindi quella vittoria non è arrivata contro un'avversaria al massimo.
Nei quarti contro Alycia Parks c'è stata una prova di carattere. Il vantaggio iniziale è svanito quando Parks ha alzato l'aggressività, e Pohankova si è trovata a servire sotto pressione nel finale del primo set. Ha tenuto, ha giocato il tie-break con più decisione e nel secondo set ha risposto subito al break subito. Poi ha messo pressione costante in risposta, aiutata anche da qualche errore al servizio di Parks.
La crescita non nasce a Tokyo. A settembre ci sono state le buone settimane in Portogallo, con la rimonta su Katie Swan a Porto quando era vicina alla sconfitta. A Wuhan ha battuto Xiyu Wang dopo essersi fatta sfuggire un tie-break che sembrava suo. Maria Sakkari, però, l'ha costretta a rincorrere per gran parte della partita: un promemoria del fatto che non tutte le avversarie affermate si lasciano già imporre il suo gioco.
Gli esperti insistono su anticipo, spostamenti, concentrazione e varietà. Ján Kukal apprezza che tenga la palla in campo senza regalare nulla. Magdaléna Rybáriková sottolinea il tocco, lo slice, i cambi di ritmo e la voglia di venire avanti. Intorno a lei c'è una squadra stabile, con Róbert Gašparetz, Kristián Cupák e Adam Kocian, e c'è una ragazza che dice: «Spero sia solo l'inizio della mia carriera».
Due tenniste che cambiano lo scambio: chi lo fa senza perdere profondità
Chi si aspetta la classica sfida tra potenza e difesa resterà un po' deluso, ed è un bene. Sul cemento di Tokyo si incontrano due giocatrici che sanno cambiare altezza, velocità e posizione in campo. La domanda vera è chi riuscirà a variare senza accorciare la palla e regalare l'iniziativa all'altra.
Il servizio di Pohankova è il tetto che protegge la sua casa. Contro Osaka le ha permesso di superare i momenti in cui un game sbagliato avrebbe girato la partita. Per Shnaider, quindi, rispondere non basta: deve impedire all'avversaria di iniziare lo scambio in equilibrio e libera di scegliere tra accelerazione e variazione. Con Rybakina, va ricordato, quella leva in risposta non l'aveva trovata.
Per Shnaider c'è poi da distinguere la pazienza dalla passività. Pohankova assorbe la velocità senza rifugiarsi dietro la linea di fondo, quindi vincere ogni scambio neutro a colpi di potenza non sembra la strada giusta. Il modello più utile è il match con Jovic: spostare l'avversaria, cambiare lunghezza e solo dopo accelerare.
Non ci sono precedenti a cui affidarsi, e la partita va letta attraverso le ultime settimane. Il fattore fisico resta una domanda aperta. Shnaider ha nelle gambe due maratone in tre set qui a Tokyo, Pohankova non ha mai giocato un set decisivo nel torneo ma ha poca esperienza di questa fase avanzata. Nessuna delle due cose dice come terranno gambe e lucidità se la partita si allunga.
Resta da vedere anche come si dividerà il pubblico, e su questo non c'è nulla di certo. Il nodo della semifinale, a ben vedere, è tutto nel carattere. Shnaider è bravissima a ripartire dopo un brutto momento, meno a evitare che la partita si complichi. Pohankova finora ha risposto con calma a ogni problema. Se il match si sporca presto, scopriremo quale delle due qualità pesa di più, e confesso che non saprei dirlo prima.

Bella partita, bel lettore. Manca solo un tap.











