Berrettini e Humbert, due ripartenze sotto lo stesso tetto di Parigi
Il secondo turno del Rolex Paris Masters mette di fronte Matteo Berrettini, numero 43 del ranking ATP, e Ugo Humbert, numero 38. Si gioca al coperto, su un cemento che lo stesso italiano definisce molto veloce, con Humbert in casa e con un pubblico che lo ha già sostenuto fino a notte fonda. Il tema sta tutto in una parola: tenuta. Entrambi hanno appena superato un esordio tirato, ed entrambi arrivano da un autunno in cui il problema non era giocare bene, ma continuare a farlo dopo un'occasione sprecata.
Berrettini e la calma ritrovata nel momento peggiore
Contro Brandon Nakashima, Berrettini ha vinto 7-6 al terzo, annullando due match point nel tie-break decisivo. Era partito meglio, sfruttando l'avvio lento dell'americano, poi ha concesso un breve passaggio a vuoto e si è aggrappato al servizio per tutto il set decisivo. Il colpo che ha chiuso la partita è stato una risposta fortunata, e sarebbe ingenuo leggere quel finale come una superiorità netta.
Conta di più come ci è arrivato. Le cronache parlano di un match di alto livello, fatto soprattutto di turni di battuta tenuti con comodità, e lui stesso ha detto: «Sono stato bravo a non scompormi nei momenti importanti». Non ha raccontato di aver dominato: ha riconosciuto il livello di Nakashima e un esito deciso da pochi punti.
Questa calma pesa perché è stata proprio la cosa che gli è mancata in ottobre. A Tokyo aveva rimontato Alejandro Davidovich Fokina con un tie-break dominato, per poi crollare contro Adolfo Daniel Vallejo dopo aver perso un primo set in cui aveva avuto le sue occasioni. A Shanghai stessa altalena: grande reazione contro Aleksandar Kovacevic, poi la sconfitta con Nakashima tra errori nei momenti chiave e un doppio fallo pesante nel finale.
Lione e Vienna hanno raccontato la stessa storia con altri attori. Contro Kyrian Jacquet servizio solido, risposta propositiva e il rovescio in back che all'inizio dava fastidio, poi le occasioni non sfruttate e un rovescio sempre più esposto. A Vienna è arrivata una vittoria convincente su Tomas Martin Etcheverry, costruita con la combinazione servizio e dritto. Il ritiro di Flavio Cobolli, fermato da un problema fisico, dice poco sul livello di Berrettini. Con Alex de Minaur ha avuto anche un set point nel primo parziale, ma dopo il tie-break perso gli sono scappati dritto, misure e perfino uno smash.
Sul piano fisico le notizie sono buone: nessun infortunio segnalato e un «mi sono sentito bene» detto a caldo. Pesa però il calendario, una lunga fila di settimane tra Asia e tornei europei al coperto, e adesso un recupero stretto: ha giocato martedì e torna in campo il giorno dopo. Sullo sfondo c'è la Coppa Davis. Escluso dalle prime convocazioni, Berrettini sa che il capitano Filippo Volandri valuterà condizione e disponibilità nelle prossime settimane. Intanto ha tolto un piccolo sassolino dalla scarpa: con la vittoria su Nakashima ha completato la collezione dei Masters 1000 in cui ha vinto almeno un match nel tabellone principale.
Humbert, il tennis che si accende tardi e il pubblico che lo aspetta
L'esordio di Humbert contro Botic van de Zandschulp è stato tutt'altro che limpido. Nel primo set ha perso e recuperato più volte il vantaggio del break, poi ha rimontato uno svantaggio pesante nel tie-break. Nel secondo ha preso in mano gli scambi, ma non ha chiuso e nel tie-break ha mancato le occasioni per vincere il match.
Il merito sta nella reazione. Nel set decisivo è andato subito avanti, ha servito con più sicurezza e ha chiuso senza farsi riprendere, anche perché van de Zandschulp nel finale non aveva più la stessa benzina. Lui è stato onesto: «Non stavo giocando benissimo ed è andata sempre meglio». E ha aggiunto: «Il pubblico mi ha aiutato tantissimo». Ha ringraziato chi è rimasto sugli spalti fino a dopo mezzanotte, raccontando che al coperto quel sostegno rimbomba in modo speciale.
A Basilea si era visto un Humbert pericoloso. Contro Novak Djokovic aveva vinto il primo set servendo bene e attaccando molto, ma con tanti errori al seguito: molta potenza e poco controllo, mentre Djokovic è stato più efficace nei momenti che contavano. La svolta è arrivata quando ha sprecato le palle break in apertura di secondo set e ha perso il servizio subito dopo. Nel finale ha avuto anche le occasioni per rientrare nel set decisivo.
Da Basilea è arrivato soprattutto il dettaglio che toglie un po' di serenità alla vigilia: un medical time out e il fisioterapista per un fastidio alla parte bassa della schiena. A Parigi ha finito il match in crescendo e nei resoconti non si parla di nuove cure, segnali incoraggianti che però non equivalgono a un via libera medico. Il resto dell'autunno è stato a corrente alternata. A Tokyo aveva soffocato Nakashima in risposta, poi Jiri Lehecka lo ha superato nei momenti decisivi. A Lione non è riuscito a completare la rimonta contro Corentin Moutet, pur con l'avversario alle prese con i crampi, e quella è forse la pagina più amara della sua stagione recente.
C'è anche una curiosità che smentisce il cliché del giocatore di casa che conosce ogni piastrella. Humbert ha spiegato che era la sua prima volta nell'impianto attuale, pur ritrovando l'atmosfera tipica del torneo. Il legame quindi è con l'evento e con il suo pubblico, non con quel campo.
Prima palla, rovescio e la prossima occasione mancata
Il punto di partenza è la combinazione servizio e dritto di Berrettini. A Parigi ha impedito a Nakashima di mettere pressione in risposta con continuità. A Humbert non basterà rimettere la palla in campo: dovrà rendere scomodo il primo colpo dopo il servizio, quello che l'italiano vuole aggredire col dritto.
Il mancino Humbert porterà poi molti scambi sul rovescio di Berrettini, ed è lì che si capirà molto. Il back basso può neutralizzare, come all'inizio contro Jacquet, oppure diventare la gabbia in cui l'italiano resta chiuso, come più avanti in quella stessa partita. Più che contare gli errori di rovescio, bisognerà guardare quante volte Berrettini riuscirà a girarsi sul dritto al momento giusto.
Per Humbert la variabile è l'avvio. All'esordio il suo servizio è stato traballante all'inizio e solidissimo alla fine. Se ritrova subito la versione del set decisivo, la partita cambia faccia. Se riparte nervoso, rischia di ritrovarsi sotto pressione prima che il suo tennis d'attacco si accenda. Anche il fisico conta, in modo meno ovvio di quanto sembri: Humbert ha giocato l'esordio più lungo, finito oltre la mezzanotte di lunedì, mentre Berrettini ha avuto il recupero più corto. Nessuno dei due arriva fresco come una rosa, e nessuno dei due può dirsi chiaramente più stanco.
Le condizioni veloci stringono i margini: profondità della risposta, prima palla giocabile, testa sgombra dopo un'occasione sfumata. Va detto che il giudizio di Berrettini riguardava il Campo 2, e non è detto che un altro campo abbia la stessa velocità. I precedenti non entrano nel racconto della vigilia, perché nessuno dei due ne ha fatto un argomento.
Il tie-break è un tema concreto, e qui confesso di non sapere da che parte pendere. Entrambi hanno appena vinto e perso tie-break pesanti, entrambi hanno conosciuto il crollo dopo un'occasione mancata. La chiave del match sembra questa: chi si rialza prima dopo il primo passaggio storto. Con due servizi che concedono poco, ci sarà poco tempo per rimediare a un temporale, anche breve.

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