WTA 1000. WuhanWTA 1000. WuhanCemento
14.10Finita
Han Shi Han Shi 0 3 4
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Han Shi contro Leylah Fernandez a Wuhan: la pazienza nuova sfida chi sa sempre rialzarsi

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Al secondo turno di Wuhan, sul cemento all'aperto, si incontrano due giocatrici arrivate qui per strade molto diverse. Han Shi viene dalle qualificazioni e da una vittoria che a casa ha fatto rumore. Leylah Annie Fernandez porta con sé un titolo fresco a Singapore e qualche nuvola sul servizio. L'intrigo è semplice da dire e difficile da sciogliere: la pazienza appena trovata da Shi contro la voglia di Fernandez di prendersi la palla presto.

Han Shi e l'arte di non avere fretta

La cosa più interessante di Han Shi, in questi giorni, non è il risultato ma il modo in cui lo racconta. Dopo Pechino parla di scelte più pazienti, di colpi meno affrettati quando arriva l'occasione e di un impegno nuovo nel tenere il servizio. Non festeggia: spiega come è migliorata, e capita di rado.

Pechino le ha dato fiducia e le ha mostrato un limite. Il primo ottobre, contro Zheng Qinwen, ha retto un primo set tirato e ha portato la partita al terzo. Poi è arrivata la stanchezza: ha ammesso di aver speso troppo all'inizio e di aver cominciato a rispondere corto nel finale.

Le qualificazioni di Wuhan sono state una salita vera. Ha perso il primo set con Peyton Stearns e ha rimontato, poi ha battuto Kamilla Rakhimova, che la WTA descriveva in gran forma. Più della qualificazione in sé, conta la fila di avversarie esigenti e gli aggiustamenti riusciti strada facendo.

Con Alexandra Eala è arrivata la conferma più convincente. Shi ha perso il primo set lasciandosi sfuggire un turno di servizio che sembrava al sicuro, e a metà del secondo l'inerzia era ancora tutta di Eala. Poi la svolta: una lunga serie di game che l'ha portata nel set decisivo, chiuso con un servizio sempre più autorevole e senza farsi tremare il braccio.

«Ho cercato di essere paziente e di giocare il mio miglior tennis», ha detto alla fine. È la sintesi giusta: pazienza senza passività, restare nello scambio finché non arriva il momento di comandare. Il pubblico di casa l'ha seguita fino a tardi, e lei ha ammesso che giocare in casa le piace parecchio.

Resta il dubbio fisico, che l'entusiasmo non deve far sparire. Nessun infortunio è stato segnalato, ma le qualificazioni e una lunga partita carica di emozioni pesano sulle gambe. Quanto le sia rimasto addosso prima di Fernandez, onestamente, nessuno lo sa.

Fernandez, la tennista che rinasce a metà partita

La rimonta di fine stagione di Fernandez è reale, ma ha una forma curiosa. Le sue prove migliori non sono partenze pulite: sono partite raddrizzate quando sembravano storte. Sa riorganizzarsi come poche, ma il servizio non ha ancora ritrovato il suo equilibrio.

Già allo US Open, il 4 settembre, c'era del buono nascosto dentro la sconfitta con Jessica Pegula. Fernandez era partita con profondità, anticipo e discese a rete coraggiose, e Pegula ha dovuto trovare il servizio per uscirne. «Non mi sento mai a mio agio quando gioco contro di lei, anche quando vinco», ha detto l'americana.

A Singapore è arrivato il sesto titolo in carriera, e ogni turno ha raccontato qualcosa. Con Mirra Andreeva ha subito la rimonta da un buon vantaggio nel secondo set, ma senza crollare, e ha ripreso il controllo nel finale. In semifinale Maja Chwalinska l'ha disorientata con le variazioni: Fernandez è risalita da 1-6 attaccando e venendo avanti.

Di quella partenza storta ha dato una lettura lucida. Cercava il vincente invece di costruire il punto, era «un po' troppo frustrata» e i consigli del suo angolo le arrivavano, ma lei non era in condizione di metterli in pratica. Il problema, insomma, stava nelle scelte sotto stress più che nel braccio.

In finale Talia Gibson le ha neutralizzato a lungo i vantaggi e ha avuto anche una palla set. Scampato il pericolo, Fernandez ha vinto gli ultimi otto game e ha servito da padrona. Poi ha tenuto i piedi per terra: «Mi dà tanta fiducia, ma so che dal giorno dopo si riparte da zero».

Pechino le ha dato ragione. Contro Rakhimova, la stessa che Shi ha battuto nelle qualificazioni di Wuhan, Fernandez ha faticato a trovare il ritmo al servizio, ha rimontato e si è giocata il terzo set. Lì ha sprecato le occasioni iniziali, e i suoi turni di battuta sono rimasti sotto pressione per tutto il match.

L'esordio di Wuhan contro Ekaterina Alexandrova è stato una ripartenza in salita. Fernandez ha perso il filo nel secondo set e lo ha ritrovato annullando palle break a ripetizione e approfittando dei passaggi a vuoto al servizio della russa. Il 13 ottobre ha giocato anche il doppio, quindi la giornata di pausa non è stata proprio di riposo. Infortuni, nessuno.

Intorno a lei c'è anche una storia nuova: la collaborazione con il coach Eric Hechtman, raccontata a fine settembre da Match Point Canada. E Singapore, ricordiamolo, era nata quasi per caso, dopo un problema col visto che le aveva fatto saltare la trasferta in Brasile. Da quella deviazione è venuto fuori un trofeo, il che dice molto su come Fernandez sa adattarsi.

Profondità contro anticipo: dove si deciderà la partita

Shi si descrive più a suo agio nello scambio e in difesa che nel gioco di potenza. Fernandez, nei suoi momenti migliori, prende la palla presto, cambia direzione e si spinge in avanti. La chiave è tutta lì: se Shi trova profondità costante, Fernandez dovrà costruire il punto. Se arrivano palle corte, la canadese accelera subito.

C'è poi un incastro che ricorda Singapore. Fernandez si innervosisce quando l'avversaria le cambia spesso la palla e la costringe ad aspettare. Shi non è Chwalinska e non va data per scontata la stessa varietà di colpi, ma una tennista che logora l'avversaria nello scambio può far riaffiorare quella fretta.

La risposta di Fernandez ha però un nome: la rete. Contro Chwalinska e contro Gibson ha cambiato la geometria dello scambio invece di tirare solo più forte da fondo. Se il palleggio neutro non si chiude, aspettiamoci di vederla venire avanti presto.

Al servizio i segnali sono opposti. Shi ha chiuso la partita più importante della sua settimana servendo con sicurezza proprio quando contava. Fernandez alterna turni dominanti a game di servizio difesi palla su palla. Conterà molto se la canadese troverà con regolarità il primo colpo d'attacco dopo la battuta, e se Shi saprà servire con la stessa autorità sotto la pressione della risposta.

Sulle condizioni conviene andarci piano. Shi dice che nello stadio grande la palla le sembra più lenta e le lascia più tempo nello scambio, ma è una sensazione sua, non una misura del campo. Fernandez ha vinto Singapore al coperto, mentre Wuhan si gioca all'aperto: non sono la stessa cosa.

Resta un'ultima variabile, forse la più sottile. Entrambe tendono a partire in salita e a crescere con il passare dei game, quindi un set perso non dirà granché. Se la partita si allunga, a contare saranno le gambe di Shi e il servizio di Fernandez, e su tutte e due le cose, per ora, è più onesto tenersi il dubbio.

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Il ranking racconta una favorita netta; le ultime due settimane, però, hanno dato a Han Shi prove di ben altro peso. Ha battuto Stearns ed Eala e ha portato Zheng Qinwen al set decisivo: non una fiammata isolata, ma un livello che rende interessante la quota 3,6.

C’è anche un confronto diretto recente da tenere sul tavolo: Shi ha superato Rakhimova in due set a Wuhan, mentre Fernandez ci ha perso a Pechino. La canadese sa rimettersi in partita, ma il servizio le ha dato grattacapi e, quando deve costruire lo scambio, ha ammesso di poter avere fretta.

Qui la pazienza di Shi e la sua profondità da fondo possono costringerla a giocare una palla in più, proprio il tipo di scambio che rischia di farle forzare. Per questo scelgo Shi vincente: il mercato sembra pesare più il ranking che il tennis mostrato in casa, e a 3,6 c’è margine per stare dalla parte della cinese.

Il campanello d’allarme è fisico: Shi arriva da qualificazioni e da una partita impegnativa, e a Pechino aveva accusato la fatica. Fernandez resta capace di recuperare nei momenti complicati; se trova continuità al servizio, la lettura si fa subito meno comoda.

3.6
Vittoria — Han Shi
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