Knutson contro Kubka a Rovereto: la sopravvissuta e la giocatrice che sta a suo agio
Il RoveretOpen arriva ai quarti di finale con un tabellone già scosso da qualche caduta illustre, e venerdì sul cemento al coperto si affrontano due giocatrici quasi appaiate in classifica: Gabriela Andrea Knutson è numero 163 del mondo, Martyna Kubka numero 166. Sulla carta è un confronto alla pari. Le loro settimane, però, raccontano due storie diverse: una è uscita viva per miracolo dal turno precedente, l'altra finora ha attraversato il torneo come chi conosce bene la strada.
Knutson, l'arte di non andarsene
Contro Bandecchi, Knutson ha perso il primo set e ha visto l'avversaria servire per il match nel secondo. Nel set decisivo Bandecchi ha avuto un'altra occasione per chiudere e ha sprecato i match point con dei doppi falli. Knutson ha recuperato il break e poi ha giocato meglio nel tie-break decisivo.
È giusto dirlo con affetto e con onestà: quella è stata una vittoria di tenacia, non di controllo. Knutson è rimasta dentro la partita quando sembrava finita e ha colto l'occasione appena si è presentata. Le cronache però non dicono che abbia mai davvero comandato il gioco, né che abbia risolto il rebus prima degli errori dell'avversaria.
Le settimane precedenti hanno lo stesso andamento fatto di salite e di qualche frenata. A Caldas da Rainha ha superato turni duri contro Malaika Rapolu e Mia Pohankova. In finale, però, è apparsa spenta: Lisa Pigato ha strappato il servizio a metà del primo set e non ha più mollato la presa, fino al 6-4 6-2. A Porto è arrivata poi una sconfitta netta contro Maria Timofeeva, e su quella le cronache non indicano né stanchezza né infortuni.
La fiducia, nel suo caso, ha anche radici concrete. A settembre ha detto di sentirsi «sempre meglio». Ha spiegato che la partecipazione allo US Open le ha alleggerito il bilancio e le permette di viaggiare con il suo allenatore, forse anche con qualche aiuto in più. Ha ammesso che l'emozione del debutto Slam le aveva irrigidito gambe e braccio, ma quello era un palcoscenico speciale, non una fragilità che si porta dietro ogni settimana. Dopo la finale persa a Caldas ha promesso che tornerà finché non avrà vinto quel torneo: è il tipo di testardaggine che di solito, prima o poi, paga.
Kubka e il servizio che detta il tempo
A Rovereto Kubka sembra a casa. Già al primo turno, contro Charaeva, è stata notata per quanto si trovasse a suo agio sulle superfici rapide. La vittoria su Kostovic ha confermato la sua affinità con il veloce indoor. Più che la sequenza dei risultati, colpisce la naturalezza con cui il suo tennis sta funzionando qui.
Contro Kostovic l'inizio è stato equilibrato, poi Kubka ha preso il largo a metà del primo set. Nel secondo è andata avanti presto e ha amministrato il vantaggio fino alla fine. I suoi turni di servizio sono stati solidi e lei ha saputo approfittare degli errori dell'avversaria: una prestazione composta ed efficiente, anche se non uno show d'attacco ininterrotto.
Poco prima, ad Adana, il cielo era stato meno sereno, e non solo per la pioggia che aveva spezzato il match contro Ksenia Efremova su due giorni. Il dritto pesante l'aveva tirata fuori da turni di servizio complicati, poi la prima aveva smesso di fare male e la partita aveva cambiato direzione. Kubka è uscita dal campo tra un set e l'altro, è tornata con il servizio rimesso a posto e ha ripreso il controllo. Ha però sprecato occasioni per allungare e ha chiuso con fatica, anche grazie ai doppi falli di Efremova.
Quella partita racconta una giocatrice capace di resettarsi a metà strada, non una specialista dei set decisivi. Rispetto ad Adana, la Kubka di Rovereto appare più calma e più coerente. Sullo sfondo c'è anche il legame con l'Italia: si allena al Piatti Tennis Center di Bordighera, ma nulla dice che questo le porterà un pubblico amico venerdì.
La partita si gioca nei primi due colpi
Il tema tattico più chiaro riguarda Kubka: prima di servizio potente e dritto subito dopo. Quando questa piattaforma regge, è lei a dettare lo scambio. Quando scricchiola, come ad Adana, si ritrova in scambi più lunghi e scomodi. Per Knutson la priorità, ed è una deduzione di buon senso più che un piano dichiarato, è togliere a Kubka gli schemi facili al servizio e costringerla a costruire il punto.
Tra le due c'è un precedente, ma le cronache non ne ricavano schemi di gioco o strascichi psicologici utili per questo quarto. Non risultano nemmeno un colpo debole da attaccare o una tendenza a scendere a rete. Chi cerca certezze dovrà accontentarsi di poco, e confesso che questa nebbia rende la partita più interessante, non meno.
Poi c'è il conto della fatica, che non torna in modo pulito. Knutson ha giocato la partita più lunga ed emotivamente pesante, ma ha avuto il giovedì per recuperare. Kubka ha vinto più comoda, però proprio giovedì, quindi con meno riposo. Venerdì, dopo il singolare, giocherà anche il suo primo match di doppio con Isabelle Haverlag. Knutson non è in tabellone nel doppio, e per nessuna delle due sono segnalati infortuni.
Le domande, alla fine, sono due e semplici. Knutson saprà trasformare l'abitudine a sopravvivere in controllo duraturo? Kubka saprà tenere in ordine il suo servizio quando la partita smetterà di essere comoda? Su un veloce al coperto, dove ogni turno di battuta pesa di più, la risposta potrebbe arrivare presto, oppure trascinarsi come una pioggia d'autunno fino all'ultimo game.

L'ho fatta lunga, come sempre. Giudicate con calma.










