WTA 500. NingboWTA 500. NingboCemento
23.10Finita
Iva Jovic Iva Jovic 1 3 6 1
Diana Shnaider Diana Shnaider 2 6 4 6

Jovic contro Shnaider a Ningbo: chi prende il ritmo strada facendo e chi si salva sull'orlo

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Il quarto di finale di Ningbo tra Iva Jovic e Diana Shnaider mette di fronte due giocatrici separate da un solo gradino: numero 12 contro numero 13 del ranking, testa di serie 4 contro testa di serie 6. Sul cemento cinese arrivano con due modi molto diversi di vincere. Jovic impiega un po' a trovare la misura e poi comanda, mentre Shnaider scivola fino al bordo del precipizio e ogni volta risale. Venerdì si scopre quale delle due abitudini regge meglio.

Iva Jovic, il ritmo che arriva strada facendo

Contro Jasmine Paolini, Jovic è partita in salita: break di svantaggio in avvio, servizio poco pulito e qualche doppio fallo di troppo nel primo set. Poi ha trovato profondità e velocità, e lo scambio da fondo è diventato suo.

Nel secondo set ha preso un vantaggio netto, ha assorbito il tentativo di rientro di Paolini e ha chiuso senza lasciarsi girare la partita. Va detto che Paolini aveva i suoi guai al servizio e faticava sempre di più contro la spinta di Jovic. È un segnale incoraggiante, non un certificato di perfezione.

Le settimane precedenti mostrano l'altra faccia. A Wuhan, contro Maja Chwalinska, Jovic ha retto un primo set durissimo, poi dopo il break decisivo nel finale gli errori si sono accumulati e il secondo set le è scivolato via. L'attenuante è seria: Chwalinska quel torneo l'ha poi vinto e ha definito la partita fisicamente impegnativa, nonostante il punteggio.

A Pechino, contro Iga Swiatek, è stata prima travolta dall'intensità e dai cambi di direzione. Poi ha trovato misura e profondità, ha recuperato un break in avvio di secondo set e per un momento ha spostato l'inerzia, finché Swiatek non ha rimesso la pressione. È il suo piccolo tallone del momento: Jovic si aggiusta bene, ma tenere quell'aggiustamento quando l'avversaria cambia continuamente le carte in tavola è un'altra faccenda.

Le fondamenta però sono solide. A settembre ha difeso il titolo di Guadalajara, battendo in finale Peyton Stearns con pazienza nella fase in cui dominavano i servizi e chiudendo con un rovescio lungolinea pieno di convinzione. Dopo quella vittoria ha detto: «Penso di aver dimostrato di essere una giocatrice più completa e migliore rispetto a un anno fa».

Dal punto di vista fisico, nelle cronache di Ningbo non risultano infortuni. Il suo carico è stato più leggero: bye al primo turno e una partita con Paolini più breve di quella giocata da Shnaider. In Cina, poi, sembra trovarsi bene. A Wuhan raccontava le visite e la storia locale, e diceva che l'inglese parlato intorno a lei la faceva «sentire molto capita». Al suo angolo c'è sempre il coach Thomas Gutteridge.

Diana Shnaider, l'arte di tornare a galla

A Ningbo Shnaider ha vinto, ma quasi mai in modo ordinato. Contro Yulia Putintseva è finita molto indietro nel primo set e si è ritrovata in pericolo anche nel secondo. Colpi pesanti, tanti errori gratuiti, e il meglio è arrivato solo quando i set stavano per sfuggirle. Non a caso la presentazione ufficiale della WTA insiste sui set point annullati.

Con Alexandra Eala, in una sfida tra mancine, la parte migliore è stata l'inizio, con schemi efficaci dietro il servizio. Dal primo break in poi la partita si è trasformata in un'altalena di break e controbreak. Il secondo set è stato meno pulito, e per chiudere è servito un ultimo game di servizio interminabile, vinto al settimo match point mentre Eala giocava il suo tennis migliore.

Lei stessa ha dato la misura giusta di quella partita: «Decisamente molto meglio della precedente». Shnaider era soddisfatta del passo avanti, non convinta di aver toccato il suo livello più alto.

Il livello vero lo aveva mostrato a Wuhan contro Karolina Muchova, battuta in due set. Il primo set era stato pieno di scambi lunghi, cambi di ritmo e discese a rete, e i suoi colpi mancini pesanti avevano retto alla varietà dell'avversaria, con una risposta sempre incisiva. Nel secondo set ha anche ridotto gli errori. Muchova, però, sembrava risentire della partita faticosa del turno precedente.

Poi è arrivata Jelena Ostapenko. Shnaider non ha convertito un ampio vantaggio nel primo set né i set point successivi, e una volta perso quel parziale ha opposto molta meno resistenza. Anche a Pechino era partita avanti contro Ekaterina Alexandrova prima di farsi rimontare. Non è una chiusura automatica, e non è nemmeno fragilità: è una forma in crescita che va ancora a ondate.

Resta il tema della fatica. Il 15 ottobre, a Wuhan, aveva confessato: «Ero morta mentalmente», per il poco tempo avuto dopo la semifinale di doppio a Pechino e per l'ennesimo adattamento a campi e palle. Questo non significa che si senta così anche a Ningbo, dove non sono stati segnalati infortuni. Intanto si consolida il lavoro con Sascha Bajin, affiancato da preparatori atletici e sparring a rotazione.

Profondità contro peso di palla: dove si decide il quarto

L'unico precedente è quello di Dubai, in questa stagione: Shnaider aveva preso in mano il secondo set, Jovic aveva risposto con decisione nel set decisivo e aveva vinto. È un ricordo utile per l'americana, che sa di aver già ricostruito questa partita dopo un passaggio a vuoto. Gli sbalzi di controllo, però, dicono che nessuna delle due ha davvero trovato la chiave contro l'altra.

La chiave è da fondo campo. Jovic deve spingere senza perdere profondità, perché la sua aggressività non diventi la fuga di errori vista contro Chwalinska. Shnaider, con Muchova, ha dimostrato che il suo peso di palla regge anche scambi lunghi e logoranti.

Per Jovic il rovescio lungolinea è l'opzione per cambiare la geometria, invece di accettare la stessa diagonale scambio dopo scambio. Shnaider, dal canto suo, contro Eala ha dovuto adattarsi a rotazioni e servizi da mancina. Jovic le presenta una palla diversa, quindi quegli schemi non si trasferiscono automaticamente.

Nessuna delle due ha un servizio affidabile questa settimana: Jovic ha sbagliato troppo nel primo set con Paolini, Shnaider ha perso sicurezza a metà partita con Eala. Conteranno di più il primo colpo dopo la risposta e la capacità di ritrovare una posizione neutra.

Entrambe hanno giocato il 22 ottobre, ma Shnaider è rimasta in campo più a lungo. Bisognerà vedere se la differenza emergerà negli spostamenti, nelle scelte di colpo o nella tenuta al servizio. Sullo sfondo ci sono le buone conversioni di Jovic nei quarti di questa stagione, l'agio di Shnaider a Ningbo e le voci che indicano entrambe come possibili riserve per le Finals, senza alcuna conferma ufficiale.

Da una parte c'è chi si scalda lentamente e poi prende il largo, dall'altra chi sembra sempre sul punto di affondare e invece riemerge. Dire quale delle due storie prevarrà è difficile: il quarto si deciderà su profondità e tenuta, molto più che sui nomi.

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In questo quarto di finale pesa il lavoro già accumulato: Shnaider ha impiegato quasi due ore e mezza per superare Putintseva, poi è rimasta in campo a lungo anche con Eala e ha chiuso più tardi di Jovic. La statunitense, invece, ha battuto Paolini 6-4 6-3 in circa 80 minuti, trovando profondità dopo un avvio in salita.

La seconda di Shnaider ha lasciato spazio alla pressione in questo swing; Jovic ha già mostrato di saper aggredire in risposta. A Dubai, sul duro, ha anche rimontato dopo aver ceduto il set centrale e ha chiuso il decisivo 6-0: un precedente concreto, non una sentenza.

La vittoria di Jovic è la scelta: a quota 1,824 il prezzo paga la freschezza e il suo rendimento sul duro, rafforzato dalla conferma del titolo a Guadalajara. Shnaider arriva da una settimana di recuperi, e contro Ostapenko ha già pagato caro un vantaggio non convertito.

Il rischio è netto: contro Paolini Jovic ha commesso sei doppi falli e, sotto pressione costante, ha perso il controllo contro Swiatek e Chwalinska. Shnaider ha retto bene il peso mancino contro Muchova ed è a suo agio a Ningbo; qui, però, dovrà sostenere quel livello con meno margine di recupero.

1.824
Vittoria — Iva Jovic
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