Cirstea contro Shi a Ningbo: chiudere le partite contro chi non smette di crederci
Il primo turno di Ningbo, sul cemento all'aperto, mette di fronte due storie che vanno in direzioni opposte. Sorana Cirstea, numero 16 del mondo e testa di serie numero 8, sta vivendo la sua stagione d'addio. Han Shi, numero 217 e arrivata dalle qualificazioni, sta scoprendo proprio adesso che il circuito maggiore non è un posto dove si va soltanto in visita. In mezzo c'è una domanda semplice: chi saprà tenere il filo fino all'ultimo punto?
Cirstea, il talento intatto e quel finale che sfugge
A settembre, a New York, Cirstea sembrava una giocatrice in pace con il proprio tennis. Contro Jasmine Paolini ha recuperato in entrambi i set un break di svantaggio in avvio e ha retto quando c'era da servire per chiudere. Va detto che Paolini aveva ammesso fastidi fisici e movimenti impacciati, ma Cirstea quelle occasioni le ha gestite con lucidità.
Negli ottavi contro Jessica Pegula il punteggio è stato netto, la partita meno. Pegula ha dovuto resistere sui punti importanti e in un finale pieno di break, e alla fine lo ha riconosciuto senza giri di parole: «So che è sembrata abbastanza semplice, ma è stata una battaglia». Un complimento che, detto da un'avversaria appena vittoriosa, vale doppio.
Poi è arrivato il polpaccio. Il problema l'ha costretta a saltare Pechino per avere più tempo di recupero, e il rientro è avvenuto a Wuhan il 13 ottobre, contro Guo Hanyu. Lì è andata in scena la partita più strana del suo autunno: primo set dominato, vantaggio largo, poi un lento arretramento in campo e scelte di colpo sempre meno convinte.
Il racconto del finale fa quasi tenerezza. Cirstea ha servito per il match nel secondo set e nel tie-break ha mancato match point consecutivi. Nel set decisivo ha rimontato uno svantaggio, ha ripreso in mano lo scambio e si è ritrovata di nuovo a servire per chiudere. Anche quella volta, però, il finale è andato a Guo.
Il dato curioso è che il livello lo ha ritrovato anche dopo che l'inerzia era cambiata: le è mancato soltanto il modo di consolidarlo. Il match lungo lo ha portato a termine e non si è parlato di ricadute al polpaccio. Una partita completata, però, non equivale a un via libera medico, e nulla dice che la fatica dei game finali dipendesse da quello.
Sul piano dell'umore, a New York si era descritta «nel momento migliore della mia vita, dentro e fuori dal campo». Il suo allenatore Adrian Cruciat parlava di una giocatrice consapevole di allenarsi bene, con il gioco «a un livello molto alto». Erano parole di prima dello stop, e dopo Wuhan non se ne sono aggiunte di nuove. Ningbo resta comunque una tappa della tournée asiatica con cui ha scelto di salutare.
Shi, la qualificata che gioca vicino a casa
Han Shi arriva a questo appuntamento con le gambe piene di partite e la testa piena di conferme. A Pechino, il primo ottobre, ha tenuto testa a Zheng Qinwen: tie-break combattuto nel primo set, secondo set vinto, poi la resa nel decisivo. Zheng ha spiegato che la partita è girata quando ha smesso di avere fretta e ha cominciato a variare ritmo e velocità, scegliendo con più cura quando venire avanti.
A Wuhan le qualificazioni sono state un vero banco di prova. Ha rimontato un set contro Peyton Stearns e ha superato Kamilla Rakhimova, che in quel periodo giocava bene. Nel tabellone principale ha battuto Alexandra Eala, ancora una volta dopo aver perso il primo set.
Contro Eala non si è limitata a rimandare la palla dall'altra parte. Ha servito bene, ha attaccato, ha sbagliato poco e ha messo pressione costante in risposta. «Credo di aver giocato davvero bene oggi», ha detto dopo, aggiungendo di aver provato «a essere paziente e a giocare il mio miglior tennis».
Il secondo turno contro Leylah Fernandez ha mostrato entrambe le facce della sua crescita. Shi era difficile da passare, allungava gli scambi e logorava i game di servizio della canadese. All'inizio del secondo set ha alzato il livello e ha preso un vantaggio netto, ma Fernandez si è salvata, ha imposto un ritmo più aggressivo e ha cominciato a toglierle il servizio. Il set decisivo non è mai arrivato.
A Ningbo il buon momento è continuato. Contro Magdalena Fręch aveva già vinto il primo set quando la polacca si è ritirata per infortunio, quindi quella partita non può valere come un esame completo. Contro Alina Korneeva, invece, dopo un primo set tirato ha preso il controllo totale del secondo.
Non risultano infortuni, mentre il calendario degli ultimi giorni è stato fitto di viaggi, qualificazioni e partite vere. Che la stanchezza possa pesare non è dimostrato. Poi c'è un dettaglio che rende questa città diversa dalle altre: Shi si è diplomata al liceo Yinzhou di Ningbo. Il pubblico dalla sua parte è probabile, anche se resta da vedere se le darà ali o un peso in più.
Restare dentro il campo, fino all'ultimo game
La chiave tattica sta tutta nella posizione in campo. A Wuhan Cirstea ha perso la presa quando ha cominciato ad arretrare e a giocare con meno convinzione. Contro una giocatrice che costringe a costruire ogni punto, e che quando trova lo spazio sa anche attaccare, picchiare più forte serve a poco. Conterà molto di più restare con i piedi vicino alla riga e un'idea chiara in testa.
Lo stesso vale per il servizio. Più della potenza della prima conterà il colpo successivo: se servizio e primo colpo spostano davvero Shi, Cirstea comanda; se aprono soltanto un altro scambio alla pari, il gioco passa alla cinese. La lezione di Zheng a Pechino suggerisce che variazioni e cambi di ritmo tolgano comodità a Shi. Che Cirstea scelga e sappia eseguire la stessa ricetta, però, è tutto da vedere.
Sul piano mentale nessuna delle due offre garanzie. Cirstea ha l'esperienza, ma il suo ultimo ricordo è un match vinto e poi lasciato andare. Shi sa rimontare, ma contro Fernandez ha anche mostrato di poter perdere un vantaggio quando l'avversaria alza la pressione. Non ci sono precedenti né rivalità alle spalle a cui appoggiarsi.
Se la partita si allungherà, ognuna dovrà rispondere a un dubbio diverso: Cirstea a quello sul polpaccio e sulla tenuta dopo lo stop, Shi a quello sulla lucidità dopo tante settimane di lavoro. Tra la classifica e la forma recente il divario è meno largo di quanto dicano i numeri. Ammetto di non sapere da che parte penderà il vento: per Cirstea la partita si deciderà sulla sua capacità di chiudere il lavoro, per Shi su quella di restarle attaccata fino alla fine.

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