Montreux, semifinale: la mano sinistra di Noha Akugue contro la resistenza di Maristany
Montreux festeggia la sua decima edizione e mette in cartellone una semifinale che ha il fascino delle storie opposte. Da una parte Noma Noha Akugue, terza testa di serie, che in questo torneo è cresciuta di turno in turno fino al miglior tennis della settimana. Dall'altra Guiomar Maristany Zuleta De Reales, che è arrivata alla stessa porta dopo due partite logoranti, una maratona di oltre tre ore e un set perso male e poi riscattato. Sulla terra svizzera si affrontano l'efficienza di chi ha sistemato i propri problemi e l'elasticità di chi ha imparato a sopravvivere a tutto. Per entrambe, in gioco c'è qualcosa di nuovo: la finale a questo livello non l'hanno mai vista.
Noha Akugue ha smesso di sprecare i buoni inizi
Il primo turno di Noha Akugue è stato il peggiore della sua settimana: primo set perso, servizio senza ritmo, partite dentro la partita giocate tutte nei game di risposta. La buona notizia non è stata la vittoria, ma il modo: invece di scivolare nell'imprecisione, ha preso il controllo nel secondo set ed è rimasta lucida nel set decisivo. Chi l'aveva seguita ad agosto sa quanto quel dettaglio pesi.
Perché ad agosto il copione era stato rovesciato più volte. A Varsavia ha vinto il primo set e poi ha perso un secondo strettissimo e il decisivo; nelle qualificazioni dello US Open è partita forte per poi essere girata piano piano. Sconfitte competitive, non brutte prestazioni, ma con un filo comune: tenere l'aggressività quando l'avversaria cambia il ritmo era diventato il suo problema aperto.
A Montreux il filo si è spezzato nel verso giusto. Contro Alina Granwehr ha trovato lo strappo nel finale del primo set e ha portato quell'autorità nel secondo, con la risposta che trasformava ogni palla corta in pressione immediata. Nei quarti contro Anastasiia Sobolieva ha giocato il suo tennis più nitido della settimana: ha aggredito subito in risposta, non le ha lasciato costruire nulla dietro al servizio e nel secondo set, più equilibrato, ha chiuso il tie-break invece di lasciare che la partita finisse ancora una volta al terzo. Anche la prima di servizio è sembrata molto più sotto controllo.
Maristany, la specialista delle partite che sembravano perse
Maristany è arrivata in Svizzera da una campagna di qualificazioni newyorkesi solida: vittoria su Jodie Burrage attaccandone il servizio e convertendo ogni occasione creata in risposta, poi una sconfitta con Tamara Zidansek in cui è rimasta pericolosa in risposta ma ha sofferto sul proprio turno di battuta. Niente crollo, piuttosto una partita in cui Zidansek ha comandato gli scambi di risposta. Il ritorno sulla terra non le ha chiesto alcun periodo di adattamento.
Il primo turno di Montreux, contro Marina Bassols Ribera, è stato un esercizio di efficienza: servizio protetto per tutta la partita, controllo dei primi colpi e della seconda dell'avversaria, profondità in risposta già perfetta. Il secondo turno è stato l'esame opposto. Martina Trevisan, specialista della superficie, ha allungato gli scambi e si è presa il secondo set, e la partita è diventata una maratona oltre le tre ore, risolta da Maristany in un tie-break decisivo.
Nei quarti contro Clara Burel si è vista la sua natura attuale per intero: primo set controllato, secondo perso in modo netto con Burel padrona dei primi colpi, terzo riaperto subito con la risposta di nuovo profonda e la francese di nuovo sotto pressione a ogni turno di servizio. La capacità di resettare dopo un set brutto vale molto sulla terra. La domanda è quanto le sia costato arrivare qui per questa strada.
Chi arriva prima sul dritto decide la semifinale
Noha Akugue è mancina e indica il dritto come colpo preferito; Maristany gioca con la destra. Questo apre alla tedesca la diagonale naturale sul rovescio della spagnola e il servizio esterno sul lato delle parità per liberarsi lo spazio del dritto successivo. Il rischio è la prevedibilità: se il dritto incrociato diventa l'unica idea, Maristany può sistemarsi in difesa e ripetere lo schema all'infinito. Serve il cambio di direzione lungolinea, e serve costruire il dritto con profondità e angoli invece di provare a chiudere da posizioni neutre, cosa che sulla terra raramente paga.
Dall'altra parte, l'arma più trasferibile di Maristany è la risposta: ha funzionato su Burrage a New York, ha smontato Bassols all'esordio e ha rimesso Burel sotto assedio nel terzo set. Da qui la variabile centrale della partita: il servizio di Noha Akugue. Se la prima entra con continuità, la tedesca comincia gli scambi con il dritto e nega a Maristany lo scambio neutro. Se invece la spagnola vede seconde con regolarità, la partita diventa guidata dalle risposte e i break arrivano a grappoli.
Precedenti diretti non ce ne sono nel quadro dei fatti disponibili, e questo lascia tutto al confronto delle abitudini. Il bilancio fisico, invece, è chiaramente asimmetrico: Maristany ha due partite in tre set alle spalle, compresa la più logorante del torneo, mentre Noha Akugue ha chiuso il quarto in due set, in tempi brevi, e il suo impegno nel doppio si è concluso presto. Nessun infortunio o malanno segnalato per nessuna delle due: quello di Maristany è un tema di recupero, non di acciacchi. Il suo staff è composto da Lourdes Domínguez e Karim Perona, senza cambi recenti.
Un primo set lungo peserebbe più del normale, e non solo nelle gambe: una terra che rallenta gli scambi amplifica ogni metro di campo recuperato in più. Il pubblico di Montreux non tifa per nessuna delle due e seguirà semplicemente chi combatte meglio. Restano le domande vere: Noha Akugue conserva il servizio ritrovato nei quarti e l'aggressività dopo il primo vantaggio, oppure Maristany assorbe il dritto mancino, redirige sul rovescio e riporta la partita dove ha vissuto tutta la settimana, cioè nel momento in cui bisogna resistere e ricominciare da capo?

Che ci sia un seguito. Comincia dal vostro tap.











