Burel contro Romero Gormaz, a Lisbona si decide la prima regina del nuovo torneo
Lisbona quest'anno ha cambiato abito. Il Lisboa Belem Open è entrato nella categoria WTA Challenger, e la finale di domenica 18 ottobre consegnerà al torneo la sua prima campionessa al nuovo livello. Sulla terra portoghese si ritrovano Clara Burel, numero 214 del mondo, e Leyre Romero Gormaz, numero 139 e sesta testa di serie. La classifica suggerisce una gerarchia, ma il racconto della settimana è molto meno ordinato.
Clara Burel, la fiducia che si vede da fuori
Ci sono giocatrici che ritrovano la forma senza che nessuno se ne accorga, a forza di risultati asciutti. Con Clara Burel è successo il contrario: già a settembre L'Équipe la descriveva «in un buon ritmo», sottolineando una continuità di partite giocate e una traiettoria in salita. Lisbona, quindi, non è una settimana fortunata piovuta dal cielo, ma il seguito di una ricostruzione già avviata.
La prova più istruttiva resta la finale di Valencia. Alicia Herrero Liñana era partita forte, con il pubblico dalla sua parte, e Burel ha girato la partita dopo il primo set con un secondo parziale netto, mantenendo poi il controllo nel set decisivo. Le cronache non indicano un aggiustamento tecnico preciso; colpisce piuttosto come, dopo aver rimesso in piedi il match, non lo abbia più lasciato scivolare via.
In Portogallo è arrivata, secondo TennisActu, con fiducia. Lo si è visto contro Mathilde Lollia, che aveva appena sorpreso Darja Semeņistaja e viveva il suo momento migliore a questo livello: Burel non le ha mai permesso di trasformare l'entusiasmo in una minaccia vera. Battere chi è già in crisi è facile; spegnere chi arriva con il vento in poppa dice qualcosa di più.
Poi sono venute Guiomar Maristany e Jessica Bouzas Maneiro, e il cronista ha scritto che Burel «sembra ritrovare buone sensazioni». Va detto con onestà che Bouzas Maneiro arrivava in semifinale dopo due partite faticose contro Irene Burillo e Polona Hercog. Il successo resta pesante, ma non è stato ottenuto contro un'avversaria fresca come una mattina di primavera.
Leyre Romero Gormaz, una settimana che si è schiarita strada facendo
La storia di Leyre Romero Gormaz ha i colori di un cielo che si apre piano. Prima di Lisbona aveva incassato due rimonte dopo partenze promettenti: contro Martina Trevisan a Valencia e contro Jessica Pieri a Tolentino. Vantaggi costruiti e non trasformati in controllo.
Anche l'esordio portoghese contro Alice Ramé è stato una salita. Romero Gormaz ha perso il primo set, si è rimessa in carreggiata e ha chiuso un set decisivo tirato fino in fondo. È un bel segnale di tenuta dentro una giornata storta, non la prova che parta sempre lenta o che nei set decisivi sia imbattibile.
Da lì il cammino si è fatto più lineare: Raluca Șerban, Fiona Ferro e Dalma Gálfi, con una semifinale descritta come piuttosto controllata. Il nome di Ferro ha un sapore particolare, perché proprio lei aveva battuto Burel nella finale di Saint-Palais-sur-Mer. Non è una proprietà transitiva, però: condizioni e giornate diverse non si sommano come in aritmetica.
C'è poi un dettaglio che sposta il tono della sua domenica. Romero Gormaz ha già vinto un titolo a questo livello in stagione, quindi non sarà una prima volta: la posta è consolidare quella svolta con un'altra grande settimana sulla terra.
La mancina contro la ritrovata sicurezza
L'elemento strutturale più solido è la mano: Romero Gormaz è mancina, Burel destra. Con il servizio a uscire dal lato del vantaggio la spagnola può trascinare Burel fuori dal campo, e allora conteranno la profondità della risposta e la rapidità nel recuperare posizione.
L'altra diagonale da osservare è il rovescio di Burel contro il dritto di Romero Gormaz. La domanda è chi riuscirà a strappare una palla corta senza cedere campo in cambio. Indicare oggi uno dei due colpi come il punto debole decisivo sarebbe un azzardo, e qui l'azzardo lo lasciamo volentieri a chi ama le certezze.
Sul piano fisico non c'è squilibrio evidente. Per nessuna delle due le cronache segnalano infortuni o limitazioni, il che non equivale a un certificato medico ma basta a sgombrare il campo dalle supposizioni. La partita più dura di Romero Gormaz è stata la prima, seguita da una pausa, e la sua semifinale è stata contenuta; Burel ha alle spalle una Bouzas Maneiro già logorata.
Non risultano precedenti che pesino sulla testa delle due, né un pubblico schierato o distrazioni fuori dal campo. Burel è seguita da Victor Prezelin e Romero Gormaz da José Luis Aparisi. Sullo sfondo, per Burel, c'è anche il discorso giornalistico su un possibile invito della federazione francese per gli Australian Open, che resta una suggestione editoriale e non una promessa.
La chiave, alla fine, sta in due modi diversi di arrivare a una finale. Burel porta una fiducia raccontata da chi la guarda giocare, Romero Gormaz un controllo crescente che si legge più nel tabellone che nelle analisi tecniche. Entrambe sanno rialzarsi da un inizio storto; resta da vedere chi, domenica, saprà non doverlo fare.

L'età insegna a non chiedere due volte. Chiedo una.











