Barranquilla, quarti al forno: Jacquemot ritrova il tempo di palla, Tikhonova ha già memoria di lei
Il Kia Open di Barranquilla è arrivato ai quarti di finale, e lo ha fatto con il termometro come coprotagonista: il caldo estremo ha già ritardato l'inizio di una giornata di gioco, con tutto quello che comporta — attese lunghe, riscaldamenti spezzati, idratazione che diventa tattica. In questo contesto si incrociano Elsa Jacquemot, arrivata dalle qualificazioni, e Anastasia Tikhonova, che inseguono la stessa cosa da due strade diverse: la francese vuole rimettere in fila una settimana che dia senso a un'estate difficile, la russa vuole la prima semifinale in singolare a livello WTA 125. E c'è un dettaglio che rende tutto più curioso: le due sono avversarie anche in doppio, in un quarto ancora da collocare in calendario. Si studieranno due volte, o quasi.
Jacquemot, o come si esce da una brutta serie una partita alla volta
Il blocco nordamericano l'aveva lasciata a terra: Carol Lee, Rebecca Šramková, Anna Bondár e Marie Bouzková l'hanno battuta tutte senza bisogno del set decisivo. Il ritratto che ne usciva era quello di una giocatrice che non riusciva a prendere l'iniziativa abbastanza presto e finiva per giocare sempre da dietro. Barranquilla, invece, somiglia a una piccola rinascita.
La curva è stata in salita, e non solo nei risultati. In qualificazione, contro Ekaterina Ovcharenko, ha controllato il primo set, si è fatta scappare il match in un tie-break del secondo e poi ha dominato il decisivo: il servizio era instabile, la reazione immediata. Contro Emanuela Lares è arrivata la sua ora migliore della settimana — una partita brevissima, mai un vero momento di pressione al servizio, la prima che comandava e la seconda avversaria attaccata invece di accompagnata.
Il test vero però è stato Kayla Day: primo set stretto, tie-break vinto, e da lì una gestione più larga della partita. È il particolare che conta più del punteggio, perché nelle settimane precedenti quei passaggi combattuti si trasformavano puntualmente in sconfitte lineari. Lei stessa, in stagione, aveva raccontato di volersi mettere "in una specie di incontro di boxe" e di aver imparato ad accettare meglio i propri errori: quando quell'intensità diventa gioco in avanti funziona, quando diventa fretta no. Nessun problema fisico segnalato, tre partite nelle gambe, di cui una durata poco più di un riscaldamento.
Tikhonova, la settimana costruita sulla fatica
La russa ha scelto la via lunga. Contro Darja Semenistaja ha comandato l'inizio, ha perso il filo nel secondo set e poi ha chiuso un terzo in equilibrio prima del tie-break: prime di servizio che aprivano il campo, doppi falli a rovinare il quadro, pressione in risposta continua e momentum che cambiava mano ogni pochi game. Il dato qualitativo è che non è calata dopo aver ceduto il secondo set.
Il seguito è stato più ordinato: due set contro Nao Hibino, avversaria esperta e capace di punire le scelte affrettate. Vincere prima con la resistenza e poi con la pulizia dice che si è adattata alle condizioni, non che le è sopravvissuta. Prima di arrivare qui era impegnata nel doppio allo US Open, quindi il carico di viaggi e partite non è leggero — ma nelle due uscite in singolare non si è visto nulla di rallentato nei piedi o di stanco nella testa. Nessun infortunio riportato, nessun cambio di staff, nessuna turbolenza fuori dal campo.
La partita si gioca sulle seconde palle e sulla pazienza
Il confronto è tra due qualità di forma diverse: Jacquemot sale di colpi ma ha avuto due match di tabellone poco impegnativi, Tikhonova ha meno turni ma la partita più dura della settimana nelle gambe. Nessuna delle due ha un servizio da definire dominante o fragile: la differenza è la stabilità. La francese ha ripulito la sua battuta dopo le qualificazioni; la russa alterna prime pesanti a seconde che si complicano da sole.
Da qui escono i due piani di gioco, quasi speculari. Jacquemot ha bisogno di accorciare gli scambi con la prima, aggredire la seconda avversaria e non aspettare che la partita diventi una fila di game di servizio e risposta: contro Lares ha fatto esattamente questo. Tikhonova, al contrario, vuole rendere il match ripetitivo — palla in più, altezze diverse, pressione sempre sullo stesso lato — perché la finestra vista in qualificazione contro Ovcharenko è quella in cui la francese non riesce a chiudere e si innervosisce. E le sue abitudini da doppista, risposte compatte e prime volée decise, possono servirle sulle palle corte.
Sui precedenti c'è un solo elemento utile: Tikhonova ha già battuto Jacquemot, su cemento indoor. Qui le condizioni non c'entrano nulla — cemento all'aperto, caldo colombiano, palla che vola — ma il valore è psicologico: sa che i suoi schemi possono disturbarla. Non ci sono spinte dal pubblico per nessuna delle due, e la doppia sfida singolare-doppio riduce il consueto quarto d'ora di reciproca esplorazione.
Cosa guardare, allora, al di là del punteggio: se Jacquemot ottiene risposte corte fin dai primi game di risposta e se conserva la calma vista nel tie-break con Day; se Tikhonova serve la seconda con convinzione invece di appoggiarla in campo; e se il calore comincia a mangiare il movimento, perché i primi a cedere sono i piedi e subito dopo la meccanica del servizio, con la scia di doppi falli e palle corte che ne segue. Ammetto un dubbio onesto: la forma migliore della settimana è quella della francese, la partita più utile per capirsi l'ha giocata la russa. Non è la stessa cosa, e non è affatto detto quale delle due pesi di più.

Che ci sia un seguito. Comincia dal vostro tap.











