Valentova contro Eala, a Hong Kong un vecchio conto aperto vale i quarti
A Hong Kong la stagione comincia ad avere il sapore dei saluti, e per alcune giocatrici è l'ultima occasione per chiuderla con una bella pagina. Al secondo turno, sul cemento, c'è in palio un posto nei quarti. Di fronte ci sono Tereza Valentova, numero 85 del ranking WTA, e Alexandra Eala, numero 17 e testa di serie n. 2. La classifica racconta una differenza netta, ma le due si conoscono già: si sono affrontate a Doha in questa stagione, e quel ricordo non è dei più comodi per la favorita.
Valentova, un ritorno che si costruisce un game alla volta
Per capire Tereza Valentova bisogna partire da ciò che le è mancato. Un lungo stop per problemi all'anca l'ha tenuta lontana dal circuito, e il suo livello attuale va letto come un rientro ancora in corso, non come la continuazione della sua stagione di prima. A Osaka, contro Zhang Shuai, ha vinto un primo set solido, poi ha subito un secondo set di segno opposto e nel decisivo ha ricostruito la pressione in risposta. Ha dimostrato di sapersi rimettere in piedi, ma non di tenere il controllo per tutta la partita.
Il punto debole, per ora, è il servizio. Nella sconfitta con Lilli Tagger, sempre a Osaka, i doppi falli le sono costati parecchi punti regalati, mentre in risposta trovava pochi varchi. È il dettaglio che pesa di più: una battuta che non dà garanzie lascia scoperto tutto il resto del suo gioco.
A Tokyo ha accumulato altro lavoro, passando le qualificazioni, con un altro incrocio con Zhang lungo la strada, prima di arrendersi a Mia Pohankova nel tabellone principale. Pohankova ha cominciato servendo bene e quasi senza errori gratuiti, e Valentova all'inizio non è riuscita a incrinare quella partenza così pulita. Nel secondo set è cresciuta e ha reso la partita molto più combattuta, finché una serie di game persi nel finale ha deciso tutto.
Il primo turno di Hong Kong contro Himeno Sakatsume è stato una specie di bollettino meteo variabile. Nella prima parte del secondo set i break si sono rincorsi, finché Valentova ha interrotto la catena tenendo il servizio a metà set, per poi trovare il break decisivo proprio alla fine. Ne è uscita con tenacia, non con eleganza.
Il quadro che ne esce è quello di una giocatrice che ha ritrovato la voglia di lottare e che risponde con efficacia a tratti. Non risultano nuovi infortuni a Hong Kong. Resta però il dubbio, onesto, su quanto il suo gioco sia davvero tornato in ordine: il servizio non è ancora la base su cui appoggiarsi.
Eala, dalla nebbia di Singapore al sole di Tokyo
Alexandra Eala aveva cominciato la trasferta asiatica in salita. A Singapore, contro Tatiana Prozorova, ha concesso molti errori in avvio, poi ha alzato l'aggressività in risposta e si è trovata a un passo dal prendere il comando. Prozorova si è salvata, ha iniziato a giocare un tennis offensivo e sicuro, e alla fine il servizio di Eala si è sfilacciato tra i doppi falli. È stata una partita di occasioni create e mai sfruttate.
La ripartenza è arrivata a Ningbo contro Diane Parry. Dopo uno scambio iniziale di break, Eala ha preso il controllo con un tennis più regolare e pulito. «Sono molto contenta della mia prestazione», ha detto, ed era il primo segnale di un gioco che tornava a mettersi in fila.
Tokyo ha confermato la tendenza. Contro Mika Stojsavljevic ha gestito la potenza dell'avversaria con maturità, senza limitarsi ad aspettarne gli errori. Contro Talia Gibson ha subito a lungo, poi la svolta è cominciata quando Gibson non è riuscita a servire per il set alla prima occasione. Eala quel set l'ha perso comunque, ma da lì una serie di risposte eccellenti ha girato la partita. «Il primo set è stato difficile, ma avevo le mie occasioni», ha spiegato.
Poi è arrivata la sconfitta con Diana Shnaider, forse la sua miglior partita del periodo. Un primo set eccellente, poi una lunga occasione sul servizio dell'avversaria non sfruttata a fine secondo, e un doppio fallo pesantissimo nel finale del tie-break. Nel decisivo Shnaider è diventata precisissima, ma Eala ha continuato a minacciarla. «Questa partita meritava di essere una finale», ha detto la vincitrice, ed Eala ha aggiunto: «Sono fiera di me, anche se ho perso».
A Hong Kong, contro Emerson Jones, ha mostrato pregi e difetti dello stesso carattere. In entrambi i set è partita fortissimo e si è lasciata riprendere in parte. Nel primo Jones è arrivata in una posizione da cui poteva pareggiare, ed Eala ha chiuso vincendo i punti rimasti, aiutata anche dagli errori dell'avversaria. Le rimonte le ha fermate, ma il comando iniziale non l'ha mantenuto senza scossoni.
Sul piano fisico c'è un'annotazione da fare. A Tokyo, contro Shnaider, ha chiamato un medical time-out per far controllare la caviglia destra, poi ha ripreso a giocare. A Hong Kong, interpellata sul bendaggio al ginocchio, ha tagliato corto: «Sto bene, sono felice». Il calendario fitto, Giochi Asiatici compresi, pone una domanda legittima sulla stanchezza, ma lei la stanchezza la chiama «anche una benedizione». Con una certa affettuosa ostinazione, insiste che la motivazione c'è tutta.
La risposta di Eala contro il servizio di Valentova
Il punto d'incontro più interessante è proprio lì: la risposta di Eala, quella che ha ribaltato la partita con Gibson, contro un servizio di Valentova che a Osaka e a Hong Kong non ha dato certezze. Se Eala riuscirà a partire aggressiva nei game di risposta, Valentova potrebbe faticare a tenere il servizio con ordine.
Il discorso vale anche in senso inverso. Valentova nel suo rientro ha avuto fasi di risposta efficaci, e il servizio di Eala in questa trasferta ha prodotto errori dolorosi nei momenti importanti. Per la ceca la chiave è costringere l'avversaria a continuare a giocare bene, senza considerare definitivo uno svantaggio iniziale.
La potenza da sola non basterà. Eala ha dimostrato di saper assorbire la potenza altrui, adattarsi e poi prendere l'iniziativa. A Valentova serve una pressione costante e precisa più che qualche fiammata, e la partita con Pohankova ricorda quanto fatichi contro chi unisce aggressività e pochi errori.
Nessuna delle due, nell'ultimo match, ha dato l'impressione di custodire bene un vantaggio. Eala si è fatta riprendere da Jones in entrambi i set, Valentova ha passato mezzo set a scambiarsi break con Sakatsume. È lecito aspettarsi fasi di controllo instabili.
Sulla tenuta in una partita lunga conviene prudenza. Eala ha retto un tennis di alto livello fino in fondo con Shnaider, Valentova ha saputo resettarsi dopo un secondo set storto. Ma la prima porta addosso un carico di partite accumulate, la seconda viene da uno stop: nessuna delle due ha un vantaggio atletico dimostrato.
Il contorno spinge verso Eala. Il pubblico di Hong Kong l'ha accolta con calore, lei lo ha ringraziato e considera la città un posto speciale per chiudere la stagione. Il tifo dà energia, anche se può aggiungere pressione. La stampa filippina parla già di «maledizione ceca» da spezzare, mentre lei definisce la partita «una bella sfida» e promette di lottare su ogni punto.
Il suo allenatore Joan Bosch ripete che il servizio sta migliorando, che la testa e il fisico crescono, e che i progressi si misurano proprio negli adattamenti contro avversarie già incontrate. Ai tifosi ha ricordato che sostenerla non significa pretendere che vinca ogni settimana. Questa rivincita di Doha, però, è esattamente il tipo di esame di cui parla.

Non per i numeri. Ma nemmeno contro.










