Pridankina-Badosa a Hong Kong: la lucky loser sfida il mistero fisico di Paula
Dimenticate gli appunti che avevate preso su Kaitlin Quevedo. Il ritiro dell'ultima ora rimescola il primo turno sul cemento all'aperto di Hong Kong e spedisce Elena Pridankina nel tabellone principale da lucky loser. Dall'altra parte della rete la aspetta Paula Badosa, numero 61 del ranking WTA, in un duello tra una giocatrice ripescata e una che ultimamente colleziona controlli medici a bordo campo.
Elena Pridankina: partenze a razzo e finali col freno a mano
Elena Pridankina, numero 190 del mondo, ha un rapporto complicato con il secondo e il terzo set. Nell'ultimo turno delle qualificazioni contro Himeno Sakatsume ha vinto un primo parziale combattuto, per poi uscire completamente dal match negli altri due. È un copione già visto a ottobre contro Erika Andreeva ad Adana e Anna Blinkova a Samsun: grandi partenze, ma poi la partita le sfugge di mano.
L'unica vera eccezione in singolare è arrivata al primo turno cadetto qui a Hong Kong contro Ekaterine Gorgodze. Anche lì Pridankina ha dominato l'avvio prima di subire un netto passaggio a vuoto nel secondo set, ma nel set decisivo ha resettato tutto, piazzando il break in apertura e tenendo il comando. A Samsun ha pure vinto il titolo in doppio con Anastasia Tikhonova rimontando nel match tie-break, e intanto si presenta all'esordio con due battaglie di tre set già nelle gambe su questi campi.
Paula Badosa: colpi da maestra tra un controllo della pressione e l'altro
Con Paula Badosa non ci si annoia mai, anche se il suo medico probabilmente preferirebbe un po' di tranquillità. A Guangzhou ha mostrato un tennis scintillante contro Sinja Kraus: turni di battuta autoritari nel primo set, risposte incisive e un contro-break immediato nel secondo quando l'avversaria aveva provato a rientrare. Il problema non è il livello che può toccare, ma per quanto tempo il suo corpo le permette di mantenerlo.
Nel match successivo contro Harriet Dart, poi vincitrice del torneo, Badosa è partita forte ma è crollata fisicamente nel secondo set a causa del caldo, chiedendo l'intervento medico per misurare la pressione arteriosa. Ha comunque trovato la forza di piazzare un break in avvio di terzo set, annullare un match point nel finale e strappare ancora il servizio, prima di cedere la battuta a zero. Già all'esordio con Carol Young Suh Lee aveva avuto bisogno del medico e del controllo della pressione, finendo per farsi aiutare a portare il borsone a fine gara.
Anche quando il fisico regge, il servizio e la gestione del vantaggio restano un'avventura. A Osaka contro Antonia Ruzic ha iniziato bene per poi affondare coi turni di battuta nel set decisivo, mentre a Pechino ha rimontato Daria Kasatkina in una follia di servizio instabile prima di buttare via due finali di set da posizione di forza contro Jelena Ostapenko. A metà ottobre ha pure salutato coach Pol Toledo cercando una scossa per chiudere bene l'anno: il vero nemico recente è stata la tenuta fisica.
La chiave del match: l'aggressività nei primi colpi e la tenuta alla distanza
Sul piano tattico, il lavoro fatto da Badosa con l'ex coach Toledo puntava tutto sull'aggressività, sulla voglia di venire avanti e sulla combinazione servizio e primo colpo. Se Paula ripeterà la pulizia vista contro Kraus, comandando la battuta e aggredendo subito nei game di risposta, avrà in mano il pallino del gioco. La vera verifica arriverà però al primo turno di servizio prolungato o al primo calo di energie.
Le condizioni a Hong Kong offrono campi all'aperto in Greenset, palle Dunlop Australian Open e un meteo decisamente più mite rispetto alla fornace di Guangzhou, con solo qualche rischio di pioggia mattutina. Questo aiuta Badosa, ma non garantisce che abbia già smaltito le fatiche della scorsa settimana. D'altra parte, Pridankina non ha dimostrato una tenuta superiore: chi riuscirà a evitare i soliti blackout dopo il primo set si prenderà la scena.

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