Uchijima-Sramkova, a Chennai vince chi tiene il filo più a lungo
Il Chennai Open si apre con un primo turno sul cemento all'aperto tra Moyuka Uchijima, numero 121 del ranking WTA, e Rebecca Sramkova, numero 142. Entrambe sono entrate direttamente nel tabellone principale, quindi nessuna delle due ha potuto prendere le misure a questi campi giocando le qualificazioni. L'intrigo è semplice e un po' malinconico: sono due giocatrici che negli ultimi tempi hanno ritrovato il proprio tennis solo a tratti, e qui conta chi riuscirà a trattenerlo.
Uchijima, il tennis che arriva e poi scivola via
L'ultima immagine di Uchijima viene da Tokyo, dove il 26 ottobre ha perso contro Elise Mertens. Il primo set è stato equilibrato finché Mertens non ha alzato l'aggressività e gli errori della giapponese hanno cominciato ad accumularsi. Ogni volta che Uchijima provava a rientrare, Mertens trovava il servizio giusto al momento giusto.
All'inizio del secondo set si è vista la Uchijima migliore: rovesci incrociati, dritti inside-out, Mertens spostata da un lato all'altro del campo. Ne è nato un controbreak, ma la belga, più solida sui punti importanti e brava a chiudere a rete, non ha lasciato che diventasse una svolta. Uchijima sa accendere la partita, ma non riesce ancora a tenerla in mano.
Lei stessa ha dato una lettura più serena del risultato: «È stata una partita migliore dell'ultima volta», ha detto, spiegando di essere entrata in campo con informazioni utili e di aver eseguito una parte del piano. È il racconto di chi vede qualche progresso. Non ancora quello di chi ha ritrovato del tutto la fiducia.
La partita più rivelatrice è però quella di Osaka del 22 ottobre contro Mary Stoiana. Uchijima faticava a prendere il tempo sui colpi veloci e bassi dell'avversaria e sui suoi attacchi: «Non sentivo la palla», ha ammesso. Poi si è sistemata, ha preso in mano il secondo set ed è partita avanti nel set decisivo.
Lì è arrivato il momento chiave: non è riuscita ad allungare sul servizio di Stoiana, che ha ritrovato la calma, ha cancellato lo svantaggio e non ha più mollato il controllo. Il resoconto del torneo ha messo a confronto la fiducia crescente di Stoiana nei propri colpi con la frustrazione e l'incertezza di Uchijima. Il suo livello, insomma, l'aveva trovato: le è mancato consolidarlo.
Due giorni prima, sempre a Osaka, contro Ena Shibahara si era visto il rovescio della medaglia. Uchijima si è lasciata sfuggire dei match point nel tie-break del secondo set e ha riconosciuto: «A volte mi sono anche tirata indietro». Poi però si è ripulita la testa, ha tenuto i suoi turni di servizio e nel finale ha trovato in risposta lo spiraglio per chiudere.
Dopo Tokyo ha confessato la frustrazione di non riuscire a portare nei tornei più importanti i successi ottenuti nel circuito minore. Ha anche detto di voler usare come stimolo una stagione di casa deludente. C'è poi un obiettivo concreto: l'ingresso diretto nel tabellone principale dell'Australian Open di gennaio 2027, e Chennai serve anche a quello.
Sul piano fisico resta un piccolo punto interrogativo. Il 10 ottobre si è ritirata durante le qualificazioni di Wuhan contro Magdalena Frech, e la causa non è mai stata resa nota. Da allora ha completato le partite di Osaka e Tokyo senza che venissero segnalati nuovi problemi, ma questo dice che è tornata in campo, non che stia del tutto bene.
Sramkova, il titolo inatteso e la frenata di Wrexham
A Suzhou Sramkova non avrebbe nemmeno dovuto giocare: era fuori dal tabellone, e sono stati alcuni forfait ad aprirle la porta. Da lì è nato un titolo costruito soprattutto sul servizio. Nella finale dell'11 ottobre contro Kyoka Okamura ha strappato subito il break, ha tenuto i suoi turni senza mai far entrare l'avversaria e nel secondo set si è presa presto un altro vantaggio pesante.
È stata una prestazione lucida in una giornata di pressione, e per di più su un cemento all'aperto, quindi in condizioni non lontane da quelle di Chennai. Lungo il cammino c'era stato anche un passaggio a vuoto: contro Aliona Falei aveva perso il controllo del set centrale prima di rimettere ordine. Contro Renata Zarazua e Okamura, invece, nessuna interruzione simile.
Quanto contasse quella settimana l'ha detto lei stessa: «Vincere un titolo è sempre bellissimo, per me questo è un momento molto speciale». Ha voluto ringraziare l'allenatore e tutta la squadra. La fiducia, in questo caso, non è una deduzione dal trofeo: è lei a raccontarla.
A Wrexham, sul cemento al coperto, è arrivata la conferma che sa soffrire. Al debutto contro Mona Barthel ha dovuto lottare, e il 22 ottobre contro Noemi Basiletti una partita partita in discesa si è complicata. Basiletti è arrivata a un passo dal set decisivo, ma Sramkova ha annullato le palle set e ha ripreso il controllo del parziale.
Il giorno dopo Hannah Klugman l'ha fermata con una prestazione eccellente, e Sramkova non è riuscita a trascinarla in una battaglia lunga. Klugman stava giocando un grande torneo, quindi non c'è motivo di leggere quella sconfitta come un crollo fisico o mentale. Resta il fatto che a Chennai la slovacca non arriva sull'onda lunga e ininterrotta di Suzhou.
Anche il quadro più ampio invita alla prudenza. La ripresa di ottobre è venuta dopo un settembre difficile tra Singapore e Pechino, ed è stata costruita lontano dai tornei principali del circuito. È un segnale vero di fiducia e di pulizia nei colpi, ma contro avversarie più solide va ancora dimostrato. Nessun infortunio è stato segnalato.
Un cemento lento, il cielo che cambia e la prima palla di Sramkova
Le condizioni promettono di pesare. Al sorteggio Panna Udvardy ha definito Chennai «un cemento più lento rispetto ai tornei delle settimane precedenti», e i resoconti della vigilia parlano di caldo umido e di pioggia a intermittenza. Vijay Amritraj ha sottolineato quanta concentrazione serva quando il tempo cambia di continuo: con le interruzioni, saper ripartire diventa quasi un colpo in più.
Il primo nodo è il servizio di Sramkova contro la risposta di Uchijima. Il titolo di Suzhou è nato dalla prima di servizio, e a Tokyo Uchijima si è vista spegnere ogni rimonta proprio dai servizi di Mertens. Le serviranno abbastanza risposte neutre da costringere Sramkova a costruire il punto, invece di lasciarla uscire dai momenti delicati con la prima palla.
Il secondo nodo è il tempo sulla palla. Contro i colpi bassi e veloci di Stoiana, Uchijima aveva perso il contatto, e un campo lento potrebbe restituirle qualche frazione di secondo per prepararsi. In cambio, però, chiede attacchi più pazienti: i suoi momenti migliori a Tokyo sono arrivati giocando sugli angoli, alternando la direzione del rovescio e il dritto inside-out, più che picchiando forte.
Sulla tenuta nei momenti caldi nessuna delle due offre certezze. Uchijima si è tirata indietro vicino al traguardo ma ha saputo resettarsi; Sramkova ha annullato palle set a Wrexham e poi non ha trovato il modo di scalfire Klugman. Anche sulla resistenza non c'è un vantaggio evidente: entrambe hanno avuto tempo per recuperare, e il passaggio di Sramkova dal coperto di Wrexham all'aperto di Chennai non è un handicap dimostrato.
Dal loro precedente confronto non emerge nulla che dia a una delle due un vantaggio psicologico, e nemmeno il pubblico dovrebbe schierarsi: a Chennai le attenzioni locali vanno alle wild card di casa. Forse a Uchijima farà bene giocare lontano dalle attese della stagione giapponese, ma è solo un'ipotesi. Il resto, con ogni probabilità, lo deciderà chi riuscirà a tenere il filo più a lungo, sotto un cielo che di sicuro non aiuterà nessuna delle due a ritrovarlo.

Che ci sia un seguito. Comincia dal vostro tap.










