Djokovic contro Struff a Basilea: il campione da ritrovare e l'attaccante che non molla
A Basilea si gioca il secondo turno, ed è uno di quei secondi turni che sembrano arrivati in anticipo. Novak Djokovic, testa di serie numero 4 entrato con una wild card, torna in Svizzera per la prima volta dal 2011. Dall'altra parte trova Jan-Lennard Struff, numero 47 del ranking ATP, che si porta dietro tutta l'energia di una settimana da finalista a Bruxelles. La domanda vera non riguarda il nome più grande: riguarda chi saprà durare.
Djokovic, il vecchio tennis c'è ancora, il fiato da verificare
Il suo autunno è stato una giornata di vento: schiarite splendide e nuvole improvvise. A Pechino, nei quarti, ha ribaltato Alexander Zverev con una delle sue migliori prestazioni della stagione, e poi ha vinto il settimo titolo a Pechino, il 102° in carriera. Il resto di quel torneo però si è chiuso in modo anomalo: Daniil Medvedev squalificato in semifinale, Alex de Minaur ritirato in finale.
Djokovic era avanti in entrambe le partite, quindi il suo livello non va messo in dubbio. Resta il fatto che nessuno ha potuto vedere come avrebbe chiuso due match giocati fino all'ultimo punto. E a Shanghai è arrivato il rovescio della medaglia: contro Hubert Hurkacz è apparso senza energia, ha sprecato le prime occasioni in risposta e non ha trovato contromisure alla potenza dell'avversario, decisamente più fresco di lui.
All'esordio di Basilea, contro Ugo Humbert, ha dovuto rimontare. Ha perso il servizio presto, ha ceduto il primo set, poi a inizio secondo ha resistito a una nuova ondata di pressione sul suo servizio e da lì ha preso in mano la partita. Nel set decisivo il break è arrivato a metà parziale, e Djokovic l'ha difeso fino in fondo.
Una nota a margine, per onestà: Humbert a un certo punto ha avuto bisogno del medico. La rimonta di Djokovic era però già cominciata, e ha battuto un giocatore che al coperto resta pericoloso. Non è stata una passeggiata, ma è stata una partita risolta con la testa.
C'è poi un problema fisico di cui lui non ha voluto dire la natura. Prima di Basilea ha spiegato che le cose vanno meglio, senza però darle per risolte. La scelta di giocare al coperto ha una ragione dichiarata: «Penso che fisicamente per me sarà più facile giocare indoor», niente caldo, niente sole. Dopo la fatica di mercoledì si torna in campo giovedì, e il ricordo di Shanghai obbliga a chiedersi quanto gli sia rimasto nelle gambe.
Le motivazioni non mancano. Djokovic punta apertamente a qualificarsi per le Finals di Torino, dove potrebbe stabilire anche un nuovo record di partecipazioni. E sullo sfondo c'è un dettaglio che a Basilea non passa inosservato: con il titolo qui raggiungerebbe Roger Federer nel numero di trofei vinti in carriera. A Basilea si è liberato un posto nel suo calendario solo perché l'esibizione in Arabia Saudita è stata spostata: non vuol dire che abbia smesso di scegliere con cura dove giocare.
Struff, servizio pesante e una testa che non si arrende
Struff arriva a Basilea come chi rientra a casa dopo una festa riuscita e un finale amaro. A Bruxelles ha servito in modo dominante per tutta la settimana, ha cercato la rete con insistenza e ha continuato ad attaccare anche dopo gli errori. In semifinale ha battuto Arthur Fils, giocatore da top ten, e il modo in cui ci è riuscito racconta più del risultato.
Primo set dominato grazie a un break in risposta, secondo perso al tie-break senza che il suo livello calasse. Nel set decisivo è andato sotto di un break, ha recuperato, è finito di nuovo dietro e ha strappato il servizio a Fils proprio mentre l'altro serviva per il match. Poi ha chiuso al tie-break. La sua spiegazione è di una semplicità quasi disarmante: «Non mollare mai, riprovarci ancora una volta, lottare, restare lì».
La finale contro Tallon Griekspoor è finita male, ma non per una resa generale. Struff è partito bene, ha servito con autorità e ha messo subito pressione in risposta. Il guaio si è concentrato nei game di servizio importanti alla fine dei set: uno ceduto all'improvviso quando Griekspoor ha trovato stabilità, un altro ancora nel set decisivo, dopo che si era rimesso in carreggiata.
Lo stesso Griekspoor ha parlato di una partita durissima, vinta trovando il suo tennis migliore solo sul finale. È stata una finale persa di poco, non il segnale che qualcosa si sia rotto. A Bruxelles Struff ha ripetuto più volte di aver continuato a credere in sé stesso anche quando sbagliava, e quella finale sul cemento ha per lui un valore personale che va oltre il risultato.
A Basilea ha già superato Yannick Hanfmann, senza che questo basti a dire che ogni parte del suo gioco giri alla perfezione. Dai resoconti non risultano infortuni. Resta però il carico: una semifinale lunghissima, una finale tirata, il trasferimento in Svizzera e subito di nuovo in campo. Per ora questo gli ha dato ritmo e fiducia, ma è un conto aperto.
La partita si gioca sulla prima risposta e sugli ultimi game
Il copione più probabile è quello di Struff che prende l'iniziativa con la prima di servizio e va avanti verso la rete, mentre Djokovic cerca di prendere le misure. Contro Humbert si è visto che un tennis aggressivo può togliergli tempo all'inizio, ma anche che, una volta preso il ritmo, Djokovic diventa molto più solido. Partire forte, quindi, non basta: a Struff servirà continuare ad attaccare con la stessa precisione quando l'avversario avrà capito il suo gioco.
Per Djokovic la risposta dovrà fare più che rimettere la palla in campo. Se arriva comoda, Struff ci si appoggia e scende a rete; se arriva profonda e scomoda, la transizione diventa complicata. È qui, nel primo colpo dopo il servizio, che probabilmente si decide molto.
Sarebbe sbagliato dare per scontato che negli scambi lunghi il vantaggio fisico sia di Djokovic. Allungare lo scambio può mettere alla prova le gambe di Struff dopo Bruxelles, ma anche quelle di Djokovic. Il suo problema fisico e il calo di Shanghai rendono rischioso qualsiasi pronostico su chi reggerà di più alla distanza: è il dubbio più grande di questa partita.
Il secondo punto da osservare sono i game di servizio di Struff quando il set arriva alla fine. Bruxelles ha dato due risposte opposte: sangue freddo contro Fils, qualche sbandata contro Griekspoor. Il tie-break, se ci si arriverà, è un terreno su cui il tedesco ha appena dimostrato di sapersi riprendere, anche se una semifinale non basta per farne una regola.
Sui precedenti tra i due non c'è nulla che indichi un peso psicologico per l'uno o per l'altro, e non si sa se il pubblico, nella settimana dell'addio di Stan Wawrinka, si schiererà. Si gioca al coperto. Rimane l'incrocio più semplice e più interessante: un attaccante in gran forma contro un campione che sta tornando al suo livello ma non sa ancora quanto a lungo riuscirà a tenerlo.

Grazie per essere arrivati in fondo. È raro.










