Shelton contro Kovacevic: il numero 1 del seeding cerca la vecchia rotta, il lucky loser porta un servizio che pesa
A Basilea l'autunno del tennis si gioca al chiuso, sotto luci che non cambiano mai, e il primo turno mette di fronte la testa di serie numero 1 e un giocatore rientrato in tabellone dalla porta di servizio. Ben Shelton, numero 4 del mondo, apre il suo torneo contro Aleksandar Kovacevic, numero 84, ripescato come lucky loser dopo aver perso l'ultimo turno di qualificazione. Sulla carta la distanza è ampia. L'intrigo sta nel fatto che nessuno dei due arriva con la forma che il ranking racconta.
Shelton e l'estate che non vuole tornare
La finale dello US Open resta il punto più alto dell'anno di Shelton. In semifinale aveva perso il primo set contro Frances Tiafoe e, invece di innervosirsi, aveva riordinato la partita con calma. Quel torneo dice quanto in alto può arrivare, ma non che quello slancio sia ancora intatto.
Dopo New York il passo si è fatto incerto. In Coppa Davis Jiri Lehecka gli ha strappato il servizio presto in ogni set e lo ha costretto a rincorrere per tutto il pomeriggio. Poi è arrivato il ritiro da Tokyo per un problema alla spalla, con una confessione molto sincera: «Il mio corpo non era pronto. Non ero fisicamente pronto per giocare a Tokyo», legata anche al jet lag e a una preparazione insufficiente.
A Shanghai ha battuto Daniel Altmaier mostrando grinta, anche se il finale si è fatto più stretto di quanto l'avvio lasciasse pensare. Contro Arthur Gea si è invece visto il suo problema più preciso. Ha recuperato un break nel primo set e si è preso un vantaggio nel secondo, ma non è mai riuscito a consolidarlo, e Gea ha gestito meglio i finali al tie-break.
La diagnosi l'ha fatta lui stesso, senza giri di parole: «Sono stato superato. Lui ha giocato meglio di me». Gea rispondeva profondo e gli toglieva quella palla corta dopo la prima di servizio da cui nasce tutto il suo tennis d'attacco. A rete Shelton chiudeva ancora bene. Il guaio era arrivarci.
Una buona notizia c'è: la qualificazione alle ATP Finals di Torino è ufficiale dal 18 ottobre, quindi Basilea non è più un esame da superare per forza. Diventa una tappa di preparazione, e Shelton ha avuto qualche giorno di pausa e allenamento dopo Shanghai. Che la spalla sia ancora un pensiero non risulta da nessuna parte. Che il riposo gli abbia restituito il ritmo, però, lo diranno solo i primi game.
Kovacevic, il servizio che merita più rispetto del suo bilancio
A guardare soltanto i risultati, Kovacevic sembrerebbe un giocatore in una brutta settimana lunga un mese. A Shanghai ha vinto il primo set al tie-break contro Matteo Berrettini e poi ha perso il filo, soprattutto nella parte centrale del match. È un vizio che ritorna: parte bene, poi la presa sulla partita si allenta.
Ad Almaty la storia è stata più incoraggiante. Contro Stefanos Tsitsipas ha avuto occasioni nel primo set, lungo e combattuto, e le ha lasciate andare. Invece di sparire ha ribaltato l'inerzia nel secondo, prima che il greco prendesse il comando nel set decisivo. A fine partita Tsitsipas è stato generoso: «Oggi serviva in modo eccezionale». Ha raccontato quanto fosse frustrante rispondergli e ha aggiunto che Kovacevic è migliorato molto negli ultimi mesi.
La prova più fresca viene proprio da questa sala. Nell'ultimo turno di qualificazione Kovacevic ha perso contro Giovanni Mpetshi Perricard, che sta ritrovando la sua forma, in una partita decisa ai tie-break. È stata una sconfitta stretta in un duello di servizi, non una resa. Conosce già il campo e le sue condizioni, e non risultano infortuni.
Resta da capire con quale umore viva il ripescaggio, e su questo è meglio non fantasticare. Per qualcuno una seconda chance è una liberazione, per altri un peso in più. Lui non ha detto nulla in proposito.
La partita si decide un metro dietro la riga di fondo
La chiave è la profondità della risposta. Gea ha mostrato che a Shelton non basta toccare la palla: bisogna rimandarla lunga, così che non possa fare un passo avanti e colpire comodo. Kovacevic dovrà dimostrare di saperlo fare, perché finora non è una qualità che abbia messo in mostra.
Shelton, dal canto suo, ha uno schema chiaro. Il servizio mancino aperto sul rovescio a una mano di Kovacevic può spostarlo fuori dal campo e lasciare libero lo spazio per il colpo successivo. Il mancino contro il rovescio a una mano, però, non garantisce niente da solo. Conteranno la precisione al servizio e la qualità del primo colpo dopo il servizio dell'americano.
Dall'altra parte c'è il servizio di Kovacevic, che al coperto può diventare un muro. Per Shelton potrebbe valere di più una risposta profonda e giocabile sulle seconde che il colpo spettacolare cercato a ogni costo. Quanto alla rete, resta la sua via di fuga dagli scambi da fondo, ma solo se ci arriva dopo un colpo che ha davvero messo in difficoltà l'avversario, e non da una posizione neutra.
Le ultime partite di entrambi raccontano la stessa cosa: tie-break, rimonte rimaste a metà, servizi che tengono il match in equilibrio senza chiuderlo. Conviene quindi osservare chi riesce a consolidare un cambio di inerzia invece di restituirlo subito. Su Shelton varrà la pena guardare anche come si muove e come regge la fatica del servizio ripetuto, senza dare per scontato che ci sia un limite. Il favorito resta lui per peso e classifica. Ma questa volta non arriva con il vento dell'estate alle spalle.

Il silenzio è una risposta. Il tasto è più gentile.










