Humbert contro Van de Zandschulp a Parigi: braccio di ferro tra lampi di classe e black-out
Signori, allacciate le cinture: il primo turno del Rolex Paris Masters ci regala un Monday Night da fuochi d'artificio tra il numero 38 ATP Ugo Humbert e il 37 Botic van de Zandschulp. Si gioca sul cemento al coperto nella sessione serale di Parigi, con entrambi a caccia di continuità dopo settimane da montagne russe. Qui non vince chi è più bello, ma chi evita il black-out.
Ugo Humbert: un bazooka nel braccio e un punto interrogativo sulla schiena
Partiamo da Ugo Humbert, uno che a Basilea ha appena fatto vedere i sorci verdi a Novak Djokovic per un set intero. Il francese ha tolto il tempo al serbo con una risposta aggressiva e un servizio martellante, incassando persino i complimenti di Nole per la pulizia di palla. Peccato che all'inizio del secondo parziale abbia sprecato le palle break per scappare via, subendo subito il contro-break.
Questo copione è il vero cruccio dell'autunno di Humbert: partenze a razzo che si spengono appena l'avversario prende le misure. A Tokyo aveva asfaltato Brandon Nakashima prima di sbattere contro il muro di prime di Jiri Lehecka senza trovare contromisure nei game di risposta. Ancora peggio a Lione contro Corentin Moutet, dove non è riuscito a chiudere nel tie-break del set decisivo nemmeno contro un rivale in preda ai crampi.
Come se non bastasse il braccino nei momenti chiave, c'è pure l'allarme rosso dell'infermeria. Proprio a Basilea contro Djokovic, Humbert ha chiesto un medical timeout nel secondo set per un fastidio alla bassa schiena, lo stesso problema che lo aveva fermato prima di Tokyo. Ha avuto il weekend libero per rifiatare, ma la tenuta fisica sulle lunghe distanze resta tutta da verificare.
Botic van de Zandschulp: smarrito il servizio tra Shanghai e i palazzetti europei
Dall'altra parte della rete c'è Botic van de Zandschulp, l'uomo capace di passare dalle stelle di Shanghai alle stalle dei tornei al coperto in dieci giorni. In Cina l'olandese sembrava un chirurgo: servizio blindato contro Alex Michelsen e coraggio da vendere per mandare in tilt Arthur Fils sulle palle break. Poi, appena ha messo piede sotto un tetto europeo, si è spenta la luce.
A Bruxelles contro il qualificato Clément Chidekh è andato in scena un festival di doppi falli e turni di battuta regalati, nonostante un match point annullato. A Basilea, nella rivincita con Michelsen, Botic ha rimesso in piedi il match nel set decisivo salvo poi farsi strappare il servizio a ripetizione nel finale. Anche a Shanghai contro Rafael Jódar era crollato alla distanza a suon di errori gratuiti dopo un gran tie-break d'apertura.
Eppure guai a darlo per bollito a fine stagione: l'olandese ha appena dichiarato di avere ancora una gran voglia di giocare. Il lavoro con coach Raemon Sluiter punta tutto sull'aggressività nei punti pesanti, la stessa che a settembre gli aveva permesso di vincere una maratona epica contro Arthur Géa. Fisicamente sta bene e a Basilea ha pure fatto rodaggio in doppio fino al 29 ottobre.
Cemento velocizzato e nervi scoperti: le chiavi tattiche della serata parigina
Il teatro della sfida cambia le carte in tavola: il direttore del torneo Cédric Pioline ha confermato che quest'anno la superficie è più veloce, con palline Dunlop a garantire continuità nel finale di stagione. Per Humbert ci sarà la spinta del pubblico di casa nella sessione serale e la rassicurazione psicologica di conoscere già bene il suo avversario. Sul rapido parigino, chi prende in mano lo scambio per primo fa il padrone.
Tatticamente tutto ruota attorno alla gestione del vantaggio e alla resa della prima di servizio. Humbert cercherà di giocare d'anticipo per togliere il respiro a Van de Zandschulp, che non può permettersi i passaggi a vuoto al servizio visti a Bruxelles. Se l'olandese resta passivo in difesa si fa prendere a pallate, ma se la partita si allunga saranno la schiena di Ugo e la tenuta mentale di Botic a decidere chi passa il turno.

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