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Musetti contro Fritz, la finale di Lione tra fantasia e servizio

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Il torneo di Lione arriva all'ultima domenica, il 25 ottobre, con una finale sul cemento al coperto tra Lorenzo Musetti, numero 26 del mondo e sesta testa di serie, e Taylor Fritz, numero 14, secondo favorito e in tabellone con una wild card. Sono due settimane molto diverse a incontrarsi. Musetti ci è arrivato attraversando la notte, Fritz percorrendo strade più brevi. Il nodo sta tutto lì: quanto pesa la fatica contro la fantasia.

Musetti e le partite che non finiscono mai

Musetti è arrivato in Francia con un autunno pieno di interruzioni. Prima di Shanghai aveva spiegato che il dito non gli dava più fastidio, ma anche quanto lo stop forzato lo avesse scombussolato sul piano mentale. A Shanghai, contro Yi Zhou, si era fatto curare il ginocchio sinistro. Aveva anche sprecato set point consecutivi nel tie-break del primo set e non aveva sfruttato buone occasioni in risposta nel set decisivo.

Lione gli ha restituito quello che mancava di più: partite vere, una dopo l'altra. Con Arnaldi e Kouamé è passato senza complicazioni. Poi la settimana ha cambiato faccia. Il quarto con Van Assche è stato una maratona di tre ore e mezza, fatta di game ai vantaggi e di palle break sprecate. Musetti ha avuto bisogno del fisioterapista e ha chiuso rimontando nell'ultimo game un vantaggio ampio dell'avversario al servizio.

C'è anche un dettaglio che racconta bene l'orario. A partita ancora in corso, Musetti ha chiesto il permesso di usare il telefono, perché stava per scattare il promemoria della reperibilità antidoping. Nessuna violazione, solo un orologio che segnava un'ora in cui di solito si dorme. Il giorno dopo c'era già Cobolli.

La semifinale è la parte più incoraggiante del suo torneo. Cobolli aveva preso il comando con il servizio e le discese a rete. Musetti ha risposto trovando profondità, angoli stretti di rovescio e cambi di ritmo, finché il dritto dell'avversario ha cominciato a sbagliare misura. Ha salvato quattro match point servendo per restare nel match, ha strappato subito il break e ha chiuso con servizio, dritti e volée.

Lui l'ha riassunta senza abbellimenti: «Ho lottato fino alla fine». Ha anche ammesso di aver dormito poco e ha detto di sperare in qualche buona ora di sonno prima della finale. Intorno a lui si parla di Gianluca Mager, legato alla sua famiglia, come possibile aggiunta allo staff accanto a Simone Tartarini. Per ora resta una voce, non un incarico confermato. La posta, invece, è chiara: un titolo che manca da tanto e una settimana di rinascita da trasformare in qualcosa di concreto.

Fritz, il servizio come via d'uscita

Le settimane di Fritz prima di Lione non sono state un naufragio, ma un susseguirsi di occasioni rimaste a metà. Alla Laver Cup è stato alla pari con Alcaraz da fondo campo e ha perso solo al match tie-break decisivo. Lui stesso aveva detto che al suo gioco mancavano i punti gratis con il servizio. Allo US Open aveva comandato in avvio contro Cerúndolo, poi aveva perso il controllo e una grande occasione in risposta nel set decisivo.

A Tokyo con Munar ha pagato il caldo e ha avuto bisogno dell'assistenza medica. È un episodio legato al clima, non un malanno da portarsi dietro. A Shanghai ha perso da Tsitsipas in un finale stravagante: le palline gli sono cadute dalla tasca in due punti consecutivi e il let è stato deciso con la revisione video. Fritz ha accettato la decisione ed è andato avanti, segno di una giornata storta più che di una testa distratta.

A Lione è stato più nitido. Con Herbert ha imposto subito il suo ritmo e ha piazzato il break decisivo prima che servisse il tie-break. Durante quel match è anche caduto, ma senza conseguenze visibili sul movimento o sul servizio. Un infortunio residuo non è confermato, e una caduta da sola non è una diagnosi.

La semifinale con Paul è stata più dura di quanto dica il punteggio in due set. Fritz ha dovuto annullare set point consecutivi servendo per restare nel secondo set e se n'è liberato a suon di servizi. Poi ha girato subito la pressione sull'avversario e gli ha strappato il break. Ha giocato bene anche a rete, con volée di tocco e passanti efficaci. Il suo commento: «Ho pensato che fosse un livello altissimo».

La motivazione non gli manca. Fritz è qui per inseguire la qualificazione alle Finals e sistemare la classifica di fine anno. Lo ha detto con la semplicità di chi ha una meta segnata sulla mappa: quando ha un obiettivo chiaro, caricarsi gli viene facile.

La risposta di Musetti è la chiave della finale

Lo snodo è uno: Musetti riuscirà a rendere efficaci le sue risposte sul servizio di Fritz? Lui stesso ha ammesso che rispondere a quella battuta è difficile, e la semifinale con Paul ha mostrato perché. Anche sotto pressione, Fritz può spazzare via il pericolo in pochi colpi. Non basta rimettere la palla in campo. Bisogna evitare di trovarsi già in difesa al colpo successivo.

Contro Cobolli la svolta è arrivata nell'ordine giusto: prima la profondità, poi le smorzate e i cambi di ritmo. Con Fritz vale lo stesso principio. La varietà fa male solo se prima Musetti gli impedisce di piazzare i piedi con comodo. Le palle corte e innocue, invece, sono un regalo. E portarlo a rete non è una soluzione automatica, visto quanto bene Fritz ha toccato la palla in volée questa settimana.

Gli scambi lunghi sono un'arma a doppio taglio. Danno a Musetti lo spazio per cambiare altezza, direzione e ritmo. Ma chiedono energie proprio al giocatore che ne ha spese di più e dormito di meno. Il carico di lavoro è il divario più netto tra i due, anche se nessuno può dire con certezza quanto Musetti abbia recuperato.

Sul piano mentale la partita non pende da una parte sola. Musetti ha vinto l'ultimo precedente di questa stagione, e un ricordo così aiuta. Fritz ha imparato a uscire dai momenti difficili con la prima di servizio. Il pubblico, da tutto esaurito in semifinale e lodato da Fritz per l'atmosfera, non sembra schierato con nessuno.

La sensazione è quella di una finale tra un cielo che si è appena rasserenato e uno che non si è mai davvero rannuvolato. Se Musetti ha ancora le gambe dei finali di partita contro Van Assche e Cobolli, il suo tennis al coperto può mettere in difficoltà chiunque. Se la notte corta presenta il conto, Fritz ha il servizio giusto per approfittarne. Confesso di non sapere quale delle due versioni vedremo, ed è proprio questo il bello.

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Musetti arriva da oltre sei ore in campo tra quarti e semifinale, con fisioterapia durante il quarto e poco sonno, come ha ammesso lui stesso. Non è una diagnosi, ma un recupero così compresso può pesare proprio nei game di risposta.

Sul cemento indoor Fritz può far valere ancora di più il servizio: contro Paul ha messo a segno 15 ace e servito il 70% di prime. Ha vinto in due set tutte e tre le partite, con una media di circa 14 game; se Musetti fatica a prolungare gli scambi in risposta, la soglia di 22,5 appare generosa.

Per questo scelgo l’under 22,5 a quota 1,97: punteggi come 6-3 6-4 o 7-5 6-3 restano coerenti con la lettura. Il margine non è ampio, ma la quota paga abbastanza questa possibile partita corta.

Il pericolo è la tenacia mostrata da Musetti, capace di rimontare e salvare match point contro Cobolli: in una finale l’adrenalina potrebbe sostenerlo più del previsto. Se riuscisse a tenere il servizio con continuità, il totale potrebbe salire.

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