Khachanov contro Alcaraz a Vienna: la resistenza incontra la ricerca del ritmo
Vienna apre il suo tabellone al coperto con una partita che altrove sarebbe un ottavo o un quarto. Carlos Alcaraz, numero 3 del mondo, testa di serie numero 2 ed entrato con una wild card, debutta contro Karen Khachanov, numero 24. Nessuno dei due ha ancora giocato nel torneo. L'intrigo sta tutto qui: un giocatore che da settimane vive di finali al limite contro uno che dice di sentirsi sicuro ma ammette di dover ancora ritrovare il ritmo.
Khachanov, l'arte di restare in piedi
L'autunno di Karen Khachanov comincia a settembre, allo US Open. Lì le cronache parlavano di una rinascita vera: un tennis da fondo potente contro Félix Auger-Aliassime e la pazienza di reggere un lungo esame contro Learner Tien. A Shanghai la LTA lo ha indicato tra i giocatori più in forma del circuito. Il giudizio non riguardava solo il cammino nel tabellone, ma la qualità dei colpi e la tenuta sotto pressione.
Contro Arthur Fery, a Shanghai, si è visto il Khachanov migliore. Fery lo ha infastidito a lungo con le discese a rete e il tocco, fino a portarlo sotto nel set decisivo e a rimetterlo in difficoltà al servizio. Khachanov però non si è rintanato: nel tie-break finale ha trovato un dritto inside-out, un rovescio incisivo e un servizio imprendibile. Resta un dettaglio da non dimenticare: quando gli accorciano gli scambi e lo tirano fuori dal palleggio classico, va in affanno.
Ad Almaty la storia si è fatta più nervosa. Contro Tomáš Macháč ha preso il comando in avvio, ma i suoi game di servizio chiedevano già lavoro difensivo. Poi Macháč ha alzato il livello della prima e ha cominciato a colpire d'anticipo, togliendogli tempo. Khachanov ha annullato più palle match, nel finale del decisivo e poi nel tie-break, grazie a un servizio preciso e a una volée di dritto. La sua sintesi è stata onesta: «Mi ha spinto al limite. Sono rimasto lì, sono sopravvissuto».
Il giorno dopo, nei quarti, la fortuna ha cambiato lato. Contro Alexander Bublik ha vinto il primo set con un break nel finale, poi il servizio del kazako è diventato un muro e la partita è scivolata in una lunga serie di turni tenuti. Nel decisivo Khachanov ha difeso bene la sua battuta senza mai creare vere occasioni in risposta. Il tie-break lo ha deciso un rovescio lungolinea di Bublik, che poi ha concesso: «Poteva finire in entrambi i modi».
Il ritratto è quello di un giocatore concentrato, solido nei momenti caldi e capace di colpire forte anche a fine partita. Il punto debole è la risposta: contro chi serve con precisione e comanda il primo colpo dello scambio, fatica a fare la differenza. Sul piano fisico non risultano infortuni. Pesano però le due battaglie consecutive di Almaty, e un po' di stanchezza residua è possibile, anche se nessuno l'ha confermata.
Le motivazioni non mancano. Ad Almaty Khachanov ha parlato di vincere più titoli, giocare tornei migliori e battere più spesso i più forti, citando proprio le partite contro Auger-Aliassime. Vienna e Parigi sono le ultime tappe della sua stagione. Non è uno che sta finendo l'anno per inerzia.
Alcaraz, la fiducia c'è, il ritmo va ancora cercato
Le ultime settimane di Carlos Alcaraz somigliano a un cielo d'ottobre: schiarite vere, ma con qualche nuvola che torna senza avvisare. A Tokyo ha difeso il titolo battendo in finale Jiří Lehečka, anche se l'avvio è stato tutt'altro che limpido. Ha perso il primo turno di servizio e ha commesso errori insoliti, poi ha alzato l'intensità e si è appoggiato al rovescio per rimettere in piedi il match. Nel tie-break del primo set gli errori sono tornati, ma una palla corta decisiva ha mostrato che il tocco era rimasto.
Da lì in poi la finale l'ha comandata lui, con un break a metà set e una chiusura convinta. Lo stesso Alcaraz l'ha definita la partita più continua della sua settimana, ammettendo però di aver dovuto trovare soluzioni quando il tennis migliore non c'era. Il titolo gli ha restituito fiducia nel proprio gioco. Prenderlo come prova che il suo livello sia tornato automatico sarebbe però eccessivo.
Shanghai è cominciata bene, con una vittoria comoda su Juan Manuel Cerúndolo. In quell'occasione disse: «La velocità del campo è molto alta, e mi piace». Chi sostiene che Alcaraz non ami i campi rapidi dovrà quindi trovare un'altra spiegazione.
Poi è arrivato Zizou Bergs, autore di una partita completa e molto abile a sfruttare le condizioni veloci. Alcaraz non è mai riuscito a prendere il controllo degli scambi tra servizio e risposta. Ha avuto la forza di strappare il servizio a Bergs quando il belga serviva per il match e di arrivare al tie-break, ma lì la rimonta si è fermata. È rimasto dentro la partita, senza però riuscire a governarla.
La frustrazione si è vista a occhio nudo. Le cronache spagnole lo hanno sentito lamentarsi di un rimbalzo irregolare e della perdita di sensibilità sulla palla. Dall'angolo, Samuel López ha chiesto meno back, più topspin verso il rovescio dell'avversario e più seconde di servizio al corpo. Sono istruzioni che dicono molto: da sistemare c'erano la forma dello scambio, i tempi e la protezione della battuta, non la grinta.
A Vienna Alcaraz ci è arrivato quasi per caso, dopo il rinvio dell'esibizione in Arabia Saudita, con gli organizzatori lesti ad approfittarne. Il suo team considera il torneo una preparazione preziosa e lui ha accolto con piacere un tabellone così forte. Il 26 ottobre ha detto: «Ho bisogno di competizione, tornei e ritmo per tornare al mio miglior livello». Ha però aggiunto di essere contento di come sta giocando, «con fiducia». Le due frasi stanno insieme: la fiducia è tornata, la continuità non ancora.
Nessun infortunio segnalato. Alcaraz si è allenato sul posto, anche con Grigor Dimitrov, ed è stato visto rilassato all'Opera di Stato con Alexander Zverev. Ha anche confermato la sua presenza in Coppa Davis. Sono buoni segnali d'umore, ma non dicono nulla su come risponderà alla prima palla di Khachanov.
Il primo colpo dopo il servizio
Lo schema di partenza è chiaro, quello che succederà molto meno. Khachanov ha settimane di partite intense nelle gambe, Alcaraz un'assenza più lunga dalle gare. Più riposo non significa più brillantezza, e lo spagnolo lo sa: ha scelto Vienna proprio perché sentiva di aver bisogno di giocare.
Le anteprime viennesi insistono sul fatto che Khachanov si trova bene al coperto, mentre Alcaraz ha un rapporto meno consolidato con queste condizioni. Ricordano anche che i loro confronti sono diventati via via più combattuti. Alcaraz conosce le soluzioni per questo duello, Khachanov è sempre più difficile da staccare. È un confronto in cui la familiarità si scontra con una resistenza crescente, e nessuno dei due entra in campo già sconfitto nella testa.
La prima chiave è il servizio di Khachanov. Finora gli è servito soprattutto per salvarsi, e contro Alcaraz dovrà invece servirgli per prendere l'iniziativa. Il nodo è se riuscirà a seguire la battuta con un colpo d'attacco in equilibrio, invece di cominciare ogni scambio già sotto pressione.
La seconda chiave è la risposta di Alcaraz, il termometro più immediato della sua giornata. Bergs ha mostrato quanto gli diventi difficile imporre il suo tennis quando l'avversario apre i punti in vantaggio. Khachanov non gioca come Bergs, ma quella fragilità recente resta un tema.
La terza chiave sono le variazioni. Fery con le discese a rete e Macháč con l'anticipo hanno messo in crisi Khachanov proprio costringendolo a cambiare posizione e ritmo. Alcaraz può fargli male soprattutto così, con altezze, velocità e smorzate diverse, più che a colpi di braccio da fondo. Lasciare Khachanov comodo e in equilibrio, invece, può costare caro.
Conterà molto anche la partenza di Alcaraz. A Tokyo i suoi avvii incerti si sono aggiustati strada facendo, a Shanghai l'aggiustamento non è bastato. La velocità con cui troverà un servizio preciso e una traiettoria di palleggio comoda dirà più di qualsiasi vincente spettacolare. Le condizioni di Shanghai non vanno però trasferite pari pari a Vienna: da quella sconfitta conta come reagisce quando si sente a disagio, non il rimbalzo di un altro campo.
Il pubblico sarà soprattutto per lui: gli organizzatori hanno aperto altri posti in piedi per il suo debutto. Khachanov ha raccontato quanto il sostegno degli spalti gli dia energia, ma il calore di Almaty non viaggia con lui fino in Austria. Se il match arriverà a un tie-break, nessuno dei due potrà contare su un vantaggio scritto: le ultime settimane di Khachanov hanno prodotto una fuga e una beffa, quelle di Alcaraz una rimonta riuscita e una rimasta a metà.
Il dubbio, sinceramente, è tutto da una parte: quale Alcaraz si presenterà, quello che ha chiuso con autorità a Tokyo o quello che a Shanghai cercava la palla senza trovarla. Khachanov, quello sì, si sa come arriverà: con il servizio carico, il dritto pronto e la solita abitudine di restare aggrappato alla partita fino all'ultimo punto.

Il campo decide la partita. Voi decidete l'umore.










