WTA Tokyo, 31 ottobre 2026: Fernandez riposata contro Rakhimova, Shnaider sfida la sorpresa Pohankova
A Tokyo è il giorno delle semifinali, il 31 ottobre, e le quattro rimaste arrivano con energie molto diverse. Leylah Annie Fernandez non gioca da due giorni: il suo quarto di finale non si è disputato per il ritiro di Elena Rybakina. Kamilla Rakhimova e Diana Shnaider, invece, hanno attraversato partite lunghe, piene di svolte, di quelle che lasciano il segno nelle gambe.
Poi c'è Mia Pohankova, diciottenne slovacca, che dopo aver battuto Naomi Osaka ha avuto la maturità di non fermarsi lì. È la storia più fresca della settimana, e anche la più difficile da leggere. Racconto queste due semifinali, nell'ordine in cui si giocano:
- 03:00 — Leylah Annie Fernandez — Kamilla Rakhimova
- 04:30 — Diana Shnaider — Mia Pohankova
Orari in UTC.
Leylah Annie Fernandez — Kamilla Rakhimova
Qui si incontrano una giocatrice riposata e una che ha speso molto, ma che da quella fatica ha ricavato fiducia. Rakhimova è entrata in tabellone da lucky loser e ha trasformato un ripescaggio in una settimana vera, sudata game dopo game. Fernandez arriva dalla finale di Ningbo e da un giorno di pausa che nessuno aveva previsto.
La sconfitta di Ningbo contro Rybakina è stata netta, 2-6 2-6, e la canadese aveva provato ad alzare il ritmo in avvio di secondo set prima di essere travolta dalla potenza dell'avversaria. Eppure non l'ha vissuta come una frenata. Parlando al suo team ha detto: «Stiamo chiudendo bene l'anno, dobbiamo solo continuare così e lavorare sodo» (Reuters). Mi piace questo modo di portarsi dietro una brutta domenica: come un gradino, non come una caduta.
A Tokyo la partita che dice di più su Fernandez è quella con Elise Mertens. Ha preso il comando presto, poi il secondo set si è complicato fino al tie-break, chiuso 10-8 dopo aver annullato due set point. Non è stata una passeggiata, ed è proprio questo il dato interessante: quando la partita è diventata scomoda, la mancina ha continuato a giocare il suo tennis.
Rakhimova, dal canto suo, ha imparato a sopravvivere alle sue stesse ricadute. Con Ekaterina Alexandrova si è vista sfuggire il vantaggio e ha dovuto chiudere al tie-break del set decisivo; con Maya Joint ha recuperato un break, perso il controllo a metà partita, e dopo il 5-7 del secondo set ha dominato il terzo per 6-1. Due partite in tre set, nessuna notizia di acciacchi: la stanchezza è un'ipotesi, non un fatto.
I precedenti sono in parità, uno a uno, ed entrambi su cemento in Cina e al secondo turno. A Wuhan nel 2024 vinse Fernandez 6-2 5-7 7-6(4); a Pechino, appena il 3 ottobre, ha vinto Rakhimova 6-2 4-6 6-3. È questo il dettaglio che toglie al match l'aria del copione già scritto: l'outsider sa come si batte questa avversaria, e lo ha dimostrato meno di un mese fa.
A mio occhio Fernandez resta più vicina alla finale: è più fresca e su questo cemento ha già mostrato di sapersi tenere insieme sotto pressione. Però i due precedenti sono finiti entrambi al terzo set e Rakhimova questa settimana non si è mai sciolta. Mi aspetto una partita lunga, e l'over dei 21 game mi sembra alla portata più di un successo rapido della canadese.
Diana Shnaider — Mia Pohankova
Shnaider arriva in semifinale per la seconda settimana di fila, ma ci arriva con il fiato corto. Pohankova ci arriva leggera, con la testa sgombra di chi non ha niente da difendere. È la classica sfida tra una giocatrice che ha imparato a salvarsi e una che sta scoprendo quanto può volare.
Il quarto contro Alexandra Eala è stato un piccolo romanzo: Shnaider ha perso il primo set 2-6, è andata vicinissima alla sconfitta, ha girato il tie-break del secondo anche grazie a un doppio fallo di Eala e poi ha difeso il vantaggio nel set decisivo. Lei stessa non l'ha raccontata come una vittoria di controllo: «Questa partita meritava di essere una finale» (WTA), ha detto, ammettendo di aver dubitato di potercela fare e di essersi aggrappata a un punto alla volta.
Già all'esordio Aliaksandra Sasnovich l'aveva messa in difficoltà con un'aggressività creativa, soprattutto nel secondo set perso 5-7. Shnaider ha ritrovato il filo tenendo la palla in campo e lasciando che fossero gli errori dell'avversaria ad accumularsi. È una qualità preziosa, ma è anche il segnale che la varietà la disturba.
E la varietà è esattamente l'arma di Pohankova. Magdaléna Rybáriková ne ha lodato il tocco e la capacità di cambiare ritmo, Jan Kukal ha notato che le avversarie non sanno ancora leggerla, Mojmír Mihál ne ha sottolineato gli spostamenti e la voglia di prendere la palla presto (Sportnet). Mihál aggiunge che la vittoria su Osaka le ha dato una fiducia enorme, senza toglierle la calma.
La conferma è arrivata contro Alycia Parks, una partita di tenuta più che di brillantezza: tie-break del primo set vinto 7-3, poi un break subito e recuperato immediatamente. «Qui a Tokyo mi sento davvero benissimo» (STVR), ha detto, ricordando subito che il torneo non è finito. Nessun precedente tra le due: Shnaider dovrà decifrarla dal vivo.
Shnaider resta la favorita sulla carta, e la sua capacità di resistere quando l'attacco dell'avversaria comincia a oscillare è reale. Ma ho qualche dubbio sincero: se Pohankova conserva il giudizio che le ha visto Klára Koukalová contro Osaka, spingendo quando è in equilibrio e prendendo tempo quando è fuori posizione, la stanchezza della russa può venire a galla. Mi immagino una partita combattuta, con il +4 di Pohankova che mi pare più solido del pronostico secco; molto dipenderà da come Shnaider avrà recuperato.
Fernandez, Shnaider e il peso delle gambe nelle semifinali di Tokyo
La domanda che attraversa la giornata è una sola, in due versioni: conta di più la freschezza o la fiducia accumulata soffrendo? Fernandez ha il riposo, Rakhimova il ricordo di Pechino; Shnaider ha l'abitudine a salvarsi, Pohankova la leggerezza di chi gioca senza zavorra. Io guarderei soprattutto i primi game di Shnaider, per capire quanto le resta di quella notte con Eala.
Il resto lo dirà il campo, come sempre in autunno, quando le stagioni si chiudono e le energie non bastano mai.

Le partite finiscono, gli appunti restano.