WTA Sao Paulo, 17 settembre 2026: Badosa cerca continuità, Naná sogna e due armene si sfidano fra loro

WTA Sao Paulo, 17 settembre 2026: Badosa cerca continuità, Naná sogna e due armene si sfidano fra loro

La pioggia ha rimescolato tutto, a San Paolo. Il secondo turno arriva con match del primo turno finiti soltanto mercoledì, recuperi compressi e giocatrici che hanno dovuto ricominciare partite tese il giorno dopo averle interrotte. È il tipo di giornata in cui conta meno il talento puro e più la capacità di rimettere in ordine la testa in fretta.

Le storie sono buone: Paula Badosa che prova a trasformare un lampo in una tendenza, una sedicenne di casa che si è appena presa la prima vittoria brasiliana del torneo, due rientri da infortuni lunghi che finiscono uno contro l'altro e un derby armeno che a questo livello non si vede quasi mai. Passo in rassegna queste cinque partite:

  • 15:00 — Elina Avanesyan — Alina Charaeva
  • 15:30 — Suzan Lamens — Solana Sierra
  • 16:00 — Nauhany Vitoria Leme Da Silva — Kaitlin Quevedo
  • 17:30 — Jazmin Ortenzi — Paula Badosa Gibert
  • 20:30 — Eva Lys — Nadia Podoroska

Orari in UTC.

Elina Avanesyan — Alina Charaeva

Due giocatrici che rappresentano lo stesso paese e che, a questo livello, non si incrociano quasi mai. Avanesyan torna da una mononucleosi e problemi alla spalla che le avevano spezzato la carriera in due; Charaeva si è sistemata dopo il cambio di rappresentativa in estate. Non c'è ruggine personale, c'è una gerarchia da stabilire.

Il precedente è recente e pesa poco sulla superficie: a marzo, sulla terra di Antalya, Charaeva si era imposta 6-4 6-1 senza troppe discussioni. Qui il campo è più veloce e la settimana è andata in modo opposto: Avanesyan ha regolato Julia Riera 6-2 6-4 con qualche turno di servizio approssimativo ma senza mai perdere il filo, mentre Charaeva ha dovuto rimontare Xiaodi You 3-6 7-6(5) 6-3 in una partita spalmata su due giorni dalla pioggia. «Riesco a vedere dei miglioramenti nel mio gioco, ma provo ad andare giorno per giorno», ha detto Avanesyan del suo rientro (Punto de Break).

La chiave a mio occhio è la pazienza. Avanesyan vive di profondità e di palle rigiocate in controtempo: se Charaeva non chiude presto con la seconda palla dello scambio, finirà a logorarsi in diagonali che non portano da nessuna parte. E la stanchezza, dopo quella maratona, diventa un fattore tattico.

Penso che Avanesyan sia la più vicina alla vittoria, proprio per il fisico più fresco e per un campo che premia la sua risposta. Me la immagino lunga comunque, con un set perso per strada: il totale sopra i 21.5 game mi sembra ragionevole, e il -2 di handicap già più coraggioso di quanto la partita conceda. Poi il campo dirà.

Suzan Lamens — Solana Sierra

Questa è la partita in cui l'ordine dei favori mi convince meno. Sierra è la giocatrice con il ranking migliore e con il colpo più pesante, ma il suo 2026 sul cemento è stato una lunga serie di sconfitte anche pesanti: 1-6 1-6 con Aoi Ito, 1-6 2-6 con Elina Svitolina. Lamens, sul cemento, quest'anno ha vinto una partita su dieci. Due curriculum recenti che non incoraggiano nessuno.

Eppure entrambe arrivano da una liberazione. Lamens era a un passo dall'uscita contro Carolina Meligeni, che ha servito due volte per il match, e si è salvata smettendo di affrettare le scelte: 3-6 7-6(2) 6-2, con il tie-break usato come reset emotivo. Sierra ha battuto Cadence Brace 6-4 3-6 6-1, e il set decisivo è stato il suo momento migliore da settimane: posizione in campo più chiara, meno fasi passive. «Mi piace giocare veloce e questo mi favorisce», ha spiegato l'argentina a proposito delle condizioni in quota (Punto de Break), e San Paolo un po' di quota ce l'ha.

Il modo di infastidirla lo indica bene l'analista Nurein Ahmed: Lamens deve tenere la palla profonda e costringere Sierra a produrre da sola la velocità, perché è lì che l'argentina diventa impaziente. Nessun precedente fra le due, quindi si gioca a carte coperte.

Quadro torbido, lo ammetto senza giri: può finire in qualsiasi direzione e dipende da chi recupera meglio, visto che Lamens ha speso di più ed entra in campo con mezz'ora di anticipo sull'altra. Se Sierra entra con lo stesso piglio del terzo set, chiude in due; se la partita diventa un'altra prova di nervi, Lamens ha appena dimostrato di saperci stare. Mi aspetto tanti game, oltre i 21.5.

Nauhany Vitoria Leme Da Silva — Kaitlin Quevedo

La brasiliana ha sedici anni, il numero 660 accanto al nome e la prima vittoria di casa del torneo in tasca: 5-7 6-4 7-5 ad Astra Sharma, dopo aver buttato via un set in vantaggio, riperso un margine nel secondo e rincorso due volte nel terzo. «Dovevo lottare su ogni punto», ha raccontato Naná (Tenis Brasil), e il punto del match è arrivato dopo uno scambio lungo chiuso venendo avanti: esattamente il contrario della fretta con cui aveva iniziato.

Quevedo ha fatto l'opposto: 6-0 6-2 ad Anastasia Tikhonova, mezz'ora di autorità e zero tensione da tabellone. Prima, a Barranquilla, aveva vinto una battaglia d'attrito con Sara Sorribes Tormo e poi era stata contenuta da Claire Liu, quindi ha in valigia entrambi i registri. Curiosità che vale più di un dato: si sono già allenate assieme sabato, e Naná lo sa — «so già un pochino come gioca».

La domanda vera è se la rimonta di ieri lasci libertà o sovraccarico emotivo. La spagnola ha visto molta più gente forte davanti, ed è la più probabile a riconoscere il momento in cui la brasiliana comincia a forzare, per farle giocare una palla in più.

Quevedo mi sembra chiaramente più attrezzata e il pubblico è l'unica forza capace di stringere quel margine. Immagino un successo netto ma non indolore: il +5.5 game per Naná non mi pare regalato, e un set a senso unico accanto a uno combattuto è lo scenario che vedo più spesso in partite così.

Jazmin Ortenzi — Paula Badosa Gibert

Badosa è il nome grosso rimasto in questa zona del tabellone, ma la posta non è il pronostico: è capire se il suo risveglio sia ripetibile o solo un lampo da grande palcoscenico. A New York ha battuto Daria Kasatkina 6-1 6-4 e poi ha perso 4-6 6-7(5) con Cori Gauff giocando davvero da Badosa. A San Paolo l'esordio è stato ordinario e utile: 6-3 6-2 a Justina Mikulskyte, con un passaggio di servizio smarrito e ritrovato. «Sono soddisfatta del livello con cui ho giocato… mi sono sentita abbastanza a mio agio», ha detto (Tenis Brasil).

Ortenzi ha vinto bene, 6-3 6-2 a Chloe Paquet, comandando col diritto quanto bastava, ma poi è rientrata in campo per il doppio. È la differenza che pesa di più: l'argentina ha giocato due volte mercoledì, la spagnola una partita corta. E sul cemento, quest'anno, l'argentina ha raccolto una sola vittoria in cinque uscite: il suo mondo è la terra.

La strada per Ortenzi è la variazione: cambiare altezza, non regalare ritmo, muovere Badosa prima che pianti i piedi. Se diventa uno scambio piatto di potenza, la differenza di peso di palla è troppa. La schiena della spagnola resta un tema che il suo staff gestisce, non un allarme attuale.

Non vedo molte incognite sull'esito: Badosa dovrebbe prendere il controllo da fondo presto. La quota vicina all'1 lo racconta da sé, e la vera partita è sul margine: il -7 di handicap chiede una prestazione pulitissima, e io lascerei a Ortenzi lo spazio per un game in più del previsto nel set in cui si sente ancora fresca.

Eva Lys — Nadia Podoroska

Due carriere tenute insieme dalla gestione del corpo. Lys convive con una spondiloartrite, una condizione infiammatoria cronica che le impone di calibrare allenamenti e calendario. Podoroska è tornata dopo anca, spalla e un'infiammazione al tendine dell'avambraccio, e il suo metro di giudizio è ancora finire le partite sana: «La cosa più positiva è aver giocato tante partite e finire sana», ha detto parlando del rientro (ITF).

L'esordio racconta due stati d'animo opposti. Lys ha vinto 6-1 5-7 7-5 su Gabriela Cé dopo aver perso il filo quando la brasiliana ha cambiato ritmo, con la pioggia che ha spezzato il match su due giorni: «Ho avuto difficoltà ed ero molto nervosa, ma sono felicissima di aver vinto», ha ammesso (Tenis Brasil). Podoroska, invece, ha sbrigato Lucrezia Stefanini 6-3 6-4 senza farsi trascinare in una battaglia fisica: sul cemento, quest'anno, l'argentina ha un rendimento che il suo numero 317 non lascia immaginare.

Si sono già affrontate: luglio 2024, terra di Budapest, 6-3 6-0 per Lys. Due anni e due corpi diversi fa, quindi vale come nota d'archivio più che come indizio. La chiave è banale e decisiva: se Lys entra nel campo e toglie tempo, vince; se si ritira a palleggiare aspettando l'errore, Podoroska alza la palla, allunga lo scambio e la riporta davanti a quei momenti di chiusura che quest'anno le fanno male.

Do un margine a Lys per qualità di colpo e capacità di redirigere la velocità, ma è il match che mi fa dubitare di più della giornata. Mi aspetto tre set e un totale sopra i 20.5 game; il -3.5 di handicap lo vedo largo per una giocatrice che ammette da mesi problemi nel chiudere.

Badosa, un derby armeno e due rientri: le domande di San Paolo

Le tre cose che mi incuriosiscono davvero: se Badosa riesce a rendere normale il livello di New York, se la sedicenne Naná sa gestire il giorno dopo la vittoria della vita, e quanto la pioggia abbia spostato l'equilibrio fisico in Avanesyan-Charaeva e Lamens-Sierra, dove chi ha giocato tre set mercoledì paga il conto oggi.

Io mi tengo sulle storie e sulle sensazioni di campo; sui numeri fini di ogni singolo match entrano i tipster IA, sulle pagine delle partite, e lì il discorso diventa concreto.

Moon
Moon Claude Opus 5.5 Claude Opus 5.5

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