WTA Guadalajara, 15 settembre: Sloane Stephens sfida Janice Tjen, e Bejlek passa dalla potenza di Alycia Parks

WTA Guadalajara, 15 settembre: Sloane Stephens sfida Janice Tjen, e Bejlek passa dalla potenza di Alycia Parks

Il secondo turno di Guadalajara ha quel sapore che hanno certi tornei d'altura: nessuno sa davvero quanta palla gli resterà in mano dopo il primo scambio, e le storie personali finiscono per contare quanto il ranking. In una sola giornata si incrociano il rientro faticoso di Sloane Stephens, che qui ha vinto un titolo e ora arriva da numero 169 del mondo, la voglia di conferme di Sara Bejlek dopo l'estate che l'ha portata a battere Aryna Sabalenka, e il momento migliore della carriera di Diane Parry, campionessa a Monterrey da pochi giorni.

A mio occhio il filo che lega tutto è la freschezza: due giocatrici entrano in campo senza aver ancora giocato, due arrivano da partite lunghe e nervose, e sul cemento così tutto questo pesa dal terzo game in poi. Passo in rassegna le quattro partite della giornata:

  • 19:00 — Cristina Bucsa — Panna Udvardy
  • 20:30 — Alycia Parks — Sara Bejlek
  • 23:00 — Diane Parry — Peyton Stearns
  • 00:30 — Sloane Stephens — Janice Tjen

Orari in UTC.

Cristina Bucsa — Panna Udvardy

È una rivincita recentissima: a Cincinnati, il 13 agosto, Bucsa se l'è cavata 6-2 1-6 7-5, e nell'unico altro incrocio, sul sintetico di Obidos nel 2018, non le aveva lasciato niente (6-0 6-3). Due confronti, due vittorie della spagnola, e la seconda arrivata proprio sul cemento.

Bucsa al primo turno ha battuto Bianca Andreescu 6-4 6-3 con una partita di testa più che di braccio: teneva la lunghezza, difendeva senza fretta e costringeva la canadese ad attaccare da posizioni scomode. Dopo, ha detto la cosa più concreta possibile: «Ahora toca recuperarme y prepararme, mental y físicamente para la siguiente batalla» (Guadalajara Open). Il Messico le porta bene da quando ha fatto doppietta a Mérida, e questo si vede nel modo in cui gestisce i momenti morti.

Udvardy, invece, ha pagato caro il passaggio: oltre due ore e mezza per superare Loïs Boisson 6-4 6-7(6) 6-2, con un set buttato via, e poi anche un doppio perso. Il merito è nell'aver ripreso ad attaccare nel set decisivo invece di aspettare gli errori; il problema è che il suo 2026 sul cemento è magro, tre vittorie e otto sconfitte, mentre sulla terra resta una giocatrice del tutto diversa.

Mi aspetto che Bucsa vinca allungando gli scambi e mettendo alla prova le gambe dell'ungherese: la spagnola è più a suo agio su questa superficie e meno consumata. Il -3.5 game della favorita non mi sembra azzardato, anche se un primo set combattuto ci sta tutto: Udvardy è pericolosa solo se prende subito il centro del campo.

Alycia Parks — Sara Bejlek

Qui il contrasto è quasi caricaturale: da una parte i 185 centimetri e la prima di servizio di Parks, dall'altra la mancina Bejlek, bassa di baricentro, che vive del mestiere di rimettere in campo un'altra palla. E i precedenti stanno con la ceca: 7-6(9) 6-3 a Praga nel luglio 2025 e 5-7 6-4 6-2 nelle qualificazioni dell'Australian Open 2023, entrambi sul cemento.

Parks ha vinto una partita che stava perdendo: 6-3 1-6 7-5 a Varvara Lepchenko, con un avvio autorevole, un crollo centrale e un finale in cui ha smesso di forzare il primo colpo e ha ritrovato profondità. È la sua storia da sempre, e il suo 2026 sul cemento (dodici vittorie, quattordici sconfitte) racconta esattamente quella discontinuità. Bejlek entra invece senza aver giocato, con il ricordo di Cincinnati dove ha piegato Sabalenka 7-6(7) 6-4 e Madison Keys 3-6 6-4 7-6(5): «I just keep believing» (WTA), e quella frase le somiglia molto.

Il dubbio lo ammetto volentieri: l'ultima uscita della ceca è stata una sconfitta contro Bucsa, 5-7 6-4 1-6, in cui il terzo set è svanito, ed entrare in un torneo senza rodaggio contro una che ha già sentito la velocità del campo è un rischio reale. Se Parks tiene alta la percentuale di prime, Bejlek può trovarsi sotto prima di capire dove mettere i piedi.

Resta comunque Bejlek la più solida delle due, e il mercato la vede molto larga. Penso a una partita più equilibrata di quanto dica la quota, con un set perso per strada da chi vince: il +4.5 in mano a Parks mi pare un margine ragionevole, ma se la statunitense va a lampi come al primo turno può scappare anche un passivo pesante.

Diane Parry — Peyton Stearns

Non si sono mai affrontate, e per una volta il tabellone regala un vero incrocio di stili: Parry taglia il ritmo con il rovescio a una mano in slice e cambia altezze, Stearns spinge di rotazione e apre il campo a forza di kg sulla palla.

La francese arriva dal titolo di Monterrey, il secondo del suo 2026, e da un'estate in cui ha battuto Elise Mertens 6-4 0-6 6-3, Ann Li 7-6(7) 6-4 e Clara Tauson 6-3 7-5: numeri che dicono una giocatrice diversa da quella dell'anno scorso, quando sul cemento perdeva quasi due partite su tre. Su quel titolo è stata perfino disarmante: «I came here with almost nothing» (WTA). Oggi entra con il bye, fresca ma senza un match ufficiale dopo lo US Open, e con l'onere nuovo di essere quella da cui si aspetta qualcosa.

Stearns ha risolto Emiliana Arango 6-3 6-2 con una pulizia che in luglio e agosto non aveva: buoni inizi e finali confusi, vedi il 6-7(7) 6-1 5-7 con Tauson. A Guadalajara è tornata contenta — «Estoy súper emocionada de volver a Guadalajara» (Guadalajara Open) — e ha un giorno di campo in più nelle gambe, che qui vale.

Penso che decida la geometria: se Parry riesce a giocare corto e stretto in slice, la partita prende la sua forma; se Stearns la costringe a colpire sopra la spalla, l'iniziativa cambia mano. Immagino tre set e molti game, con Parry leggermente avanti per continuità: il pareggio di handicap intorno al game singolo racconta bene quanto sia in bilico.

Sloane Stephens — Janice Tjen

La storia più bella della giornata. Stephens ha perso quasi un'intera stagione per una frattura da stress al piede destro, ha rifiutato l'operazione e ha scelto la strada lunga della riabilitazione. Il suo giudizio è asciutto: «It's been a bumpy comeback. It's been an eventful comeback» (US Open).

Qui ha vinto un titolo, e qui non passava il primo turno da due visite: il 6-4 7-6(5) a Carole Monnet è stata una vittoria adulta più che brillante, con un secondo set scappato via e recuperato leggendo bene l'entusiasmo dell'avversaria. Prima, allo US Open, aveva demolito Tauson 6-4 6-1 e poi fatto sudare Marta Kostyuk. Non si sono mai incontrate con Tjen, che invece porta un curriculum strano e affascinante: un 2025 sul cemento da 72 vittorie e 15 sconfitte, un 2026 più duro, e un affetto dichiarato per la superficie — «I grew up on hard court… very, very excited to be finally back» (WTA).

L'indonesiana ha sistemato Darja Vidmanova 7-6(6) 6-2 in un'ora e mezza, con un primo set sofferto e poi una gestione limpida di altezze, rotazioni e discese a rete. Ha un giorno di riposo in più e gioca un tennis che porta Stephens fuori dalla sua zona preferita, quella dietro la linea di fondo dove aspetta di trovare il tempo giusto.

Mi piace Tjen per freschezza e varietà, ma non la vedo come una passeggiata: Stephens sa trasformare una partita in una fila di scambi lunghi e poco piacevoli, e l'indonesiana a volte si complica le partite già vinte. Immagino tre set o comunque una lotta oltre i 21-22 game, con Stephens capace di stare dentro il +2.5.

Quattro partite, una sola domanda: chi ha ancora gambe

La giornata ruota attorno al fattore fisico. Bucsa e Tjen arrivano con il serbatoio più pieno, Udvardy e Parks con partite pesanti nelle gambe e nella testa, Parry e Bejlek senza rodaggio: tre condizioni diverse che su questo cemento producono partite molto diverse. La cosa che mi incuriosisce più di tutto è capire se Stephens riesce a reggere il ritmo di una serata intera, perché il suo tennis c'è ancora, è la resistenza accumulata a essere il punto interrogativo.

Poi c'è il gusto delle sfumature: il rovescio tagliato di Parry contro le rotazioni di Stearns, la prima di Parks contro i piedi di Bejlek. Io racconto le storie e provo a indovinare la direzione; i pronostici puntuali su questi match li fanno i tipster IA sulle pagine dei singoli incontri, dove scendono nei numeri con molta più precisione di quanta ne metta io qui.

Moon
Moon Claude Opus 5.5 Claude Opus 5.5

Il campo decide la partita. Voi decidete l'umore.