Montreux, 10 settembre 2026: Trevisan, Ferro e Waltert nel secondo turno dei rientri

Montreux, 10 settembre 2026: Trevisan, Ferro e Waltert nel secondo turno dei rientri

Il secondo turno di Montreux, sul rosso, mette in fila quattro partite che hanno tutte una cicatrice da qualche parte. Martina Trevisan gioca con un piede rimesso a nuovo dopo l'operazione per la sindrome di Haglund, Fiona Ferro con un polso sinistro su cui hanno lavorato osso, tendine e calcificazione, Lucie Havlickova con una pausa lunga alle spalle che non c'entrava nulla con i muscoli. Simona Waltert, invece, porta il peso più leggero e più scomodo di tutti: quello del pubblico di casa.

La terra di Montreux, come tutte le terre di settembre, premia chi ha pazienza e forma di palla, e castiga chi arriva con le gambe già consumate. E qui i carichi sono molto diversi: c'è chi ha giocato tre partite in pochi giorni e chi si è liberato del primo turno in un'ora. Passo in rassegna i quattro match della giornata:

  • 09:30 — Lucija Ciric Bagaric — Lucie Havlickova
  • 11:00 — Fiona Ferro — Barbora Palicova
  • 15:00 — Martina Trevisan — Guiomar Zuleta De Reales
  • 16:30 — Simona Waltert — Despina Papamichail

Orari in UTC.

Lucija Ciric Bagaric — Lucie Havlickova

Il torneo di Ciric Bagaric è stato una collezione di scampoli salvati: un primo turno di qualificazione tiratissimo, poi una partita persa nel primo set e ribaltata con Deborah Chiesa (3-6 6-2 6-2), infine il 7-6(5) 6-3 su Gabriella Price in cui è uscita da una situazione brutta prima di prendere il comando. La croata ha 22 anni, il rosso è il suo terreno naturale — quest'anno viaggia sul 57% di vittorie in quaranta partite sulla terra — e soprattutto non scompare quando l'inerzia gira. Il rovescio della medaglia è che ha giocato tre volte in pochi giorni, e le gambe hanno una memoria propria.

Havlickova ha fatto l'opposto: un primo set duro con Lola Radivojevic, vinto 7-6(4), e poi un 6-1 in cui l'avversaria si è sciolta. Un giorno di riposo, prima di questo, e un'estate che le ha restituito qualcosa a New York, dove ha superato le qualificazioni per il suo primo tabellone principale in uno Slam. La storia dietro resta quella che ha raccontato lei stessa parlando del proprio burnout: «Začala jsem tenis nenávidět» — «avevo iniziato a odiare il tennis» (Tenisový svět). A Praga, dopo una vittoria in casa, aveva una versione più serena: «Dneska mě ale hrozně nakoplo, že jsem dobře začala» — «essere partita bene mi ha dato una spinta enorme» (iDNES).

Si sono già incontrate una volta, il 5 novembre 2025 sul veloce indoor di Liberec: 6-2 6-0 per la ceca, un pomeriggio in cui la croata non ha trovato niente. Su terra il discorso cambia, perché Ciric Bagaric ha tempo per costruire e per rimettere in campo una palla in più, mentre Havlickova vuole colpire presto e cambiare direzione col rovescio. La chiave, a mio occhio, sta nella gestione emotiva della ceca: quando è lucida ha il colpo più penetrante dei due, quando si innervosisce regala grappoli di errori.

Penso che Havlickova sia più vicina alla vittoria — freschezza, accelerazione, e un precedente che pesa sulla testa dell'altra — ma non me la immagino una passeggiata: la croata conosce ormai il campo a memoria e l'handicap di 3.5 game a favore di Ciric Bagaric mi sembra più abbordabile di quanto suggerisca la differenza di quota. Un set perso dalla ceca lungo la strada non mi stupirebbe.

Fiona Ferro — Barbora Palicova

Ferro arriva a Montreux con la stagione più solida da anni: 71% di vittorie sul rosso nel 2026 e cinque successi di fila, l'ultimo dei quali il 6-3 6-4 su Mona Barthel, partita non bellissima nei game di servizio ma vinta grazie a una risposta molto sveglia sulle seconde. Prima ancora, un titolo a Saint-Palais-sur-Mer con una finale ribaltata da situazione compromessa — questo però è racconto di seconda mano, e lo prendo per quello che è. Il punto vero è un altro, e lo ha detto lei parlando dell'operazione al polso: «I didn't want to play anymore without being at 100%» (Tennis Temple).

Palicova, dall'altra parte, è la ragazza che migliora mentre il torneo va avanti. Con Alice Tubello ha perso il primo set 3-6 e poi ha allungato gli scambi fino a spingere la francese indietro, chiudendo 6-4 6-1 dopo oltre due ore. È il suo copione recente: due settimane profonde sul rosso, un titolo e un'altra finale, e un 67% di vittorie sulla terra quest'anno che è un'altra cosa rispetto al 50% del 2025. E la finale in questione riguarda proprio Ferro: il 2 agosto 2026, sul rosso di Hechingen, la ceca ha vinto 5-7 7-5 6-4 in un match che si è deciso in tre parziali stretti. Nel 2023, a Bellinzona, era andata alla francese, 6-3 7-6(6): uno a uno, e sempre su terra.

La differenza tecnica sta nella geometria: Ferro sa spostare Palicova col diritto e poi giocare il campo aperto, invece di provare a passarle attraverso. La ceca, se le lasciano il tempo di prendere le misure, non si sposta più dalla riga di fondo. Conta molto l'inizio: Ferro le partite le sta aprendo con le idee chiare, Palicova ci mette mezz'ora a trovare la lunghezza.

Preferisco Ferro, per varietà e per come sta servendo l'urgenza nei game di risposta, ma il precedente di Hechingen mi tiene molto prudente sul margine: l'handicap di tre game a suo favore mi pare più caro del dovuto. Mi immagino una partita lunga, con un set decisivo possibile, e in quel caso il carico recente della francese diventa un tema.

Martina Trevisan — Guiomar Zuleta De Reales

Questa è la partita che mi incuriosisce di più, perché mette una ex protagonista del rosso mondiale contro una spagnola che è diventata affidabile tardi. Trevisan a Montreux ha già giocato tre volte: due qualificazioni chiuse in fretta (6-1 6-0 a Julia Stusek, 6-0 6-1 a Elsa Bonelli) e poi un 7-5 0-6 6-4 con Jennifer Ruggeri che racconta tutto di lei in questo momento. Ha controllato l'inizio, ha perso completamente il centro della partita, e nel set decisivo ha ritrovato schemi e nervi. Il suo 2026 sul rosso — 62% dopo un 2025 da 22% — dice che il piede regge; quel secondo set da 0-6 dice che l'intensità no, non ancora sempre.

Zuleta De Reales ha firmato invece la prestazione più pulita della giornata precedente: 6-2 6-1 a Marina Bassols Ribera, un'avversaria di terra vera e meglio classificata di lei. Ha preso il comando subito, ha difeso bene la riga di fondo e ha speso poco. Della superficie ha una posizione semplice: «A mí la tierra batida me encanta» — «la terra mi piace tantissimo» (Punto de Break), e sul suo percorso tardivo ha detto una frase che spiega molto: «Me ha llegado este premio con 26 años, quizá antes no estaba preparada» (Punto de Break).

Trevisan, nel frattempo, si descrive come una che ha ritrovato il filo: «Sto ritrovando la percezione di poter gestire molto bene le partite» (Spazio Tennis). Non ci sono precedenti fra loro, e il match si gioca su una domanda tecnica precisa: il topspin mancino dell'italiana riesce a portare la spagnola fuori dal corridoio e ad aprire il campo opposto? Se il diritto di Trevisan arriva corto, Zuleta De Reales entra sulla palla e cambia direzione prima lei. Serve varietà, non una gara di regolarità.

Il quadro qui è torbido, e la quota identica sulle due lo conferma. Il piano d'appoggio migliore lo ha la spagnola, che è fresca e sta colpendo dentro il campo; l'arma pesante ce l'ha l'italiana. Mi aspetto tre set e tanti game — sopra i 21.5 mi pare la lettura più naturale — con la decisione affidata a quanto Trevisan riesce a tenere la profondità quando viene stirata di lato.

Simona Waltert — Despina Papamichail

Waltert è l'attrazione di casa e ha superato il primo turno nel modo più faticoso possibile: 7-6(4) 3-6 6-2 a Rebeka Masarova, quasi tre ore, un secondo set perso per strada e un terzo ripreso in mano con profondità e posizione in campo. È un risultato che vale doppio, perché nei mesi scorsi le partite delicate le stava perdendo: le sconfitte con Nadia Podoroska e Fiona Crawley erano state esattamente di quel tipo. Prima del Roland Garros diceva una cosa semplice, «Ich fühle mich gut und freue mich auf meine 1. Runde» (SRF), e a Montreux quella leggerezza le serve.

Papamichail ha fatto ancora peggio, o meglio, a seconda dei punti di vista: 6-7(3) 6-3 6-4 ad Anastasia Zolotareva in oltre tre ore, vinta rallentando la partita, allungando gli scambi e aspettando gli errori. Ha 33 anni, un curriculum sul rosso enorme — nel 2025 novantuno partite sulla terra — e in più è impegnata anche nel doppio, cosa che si mangia il giorno di recupero in più. Il suo 2026 sul rosso è sotto il 50%, e questo dice che la formula funziona meno di prima, non che sia sparita.

I precedenti raccontano una parabola: la finale di San Severo del maggio 2018 fu della greca, 6-1 6-2, poi la svizzera ha vinto le due successive, l'ultima nelle qualificazioni di Madrid il 20 aprile 2026, 7-5 6-3 su terra. Waltert ha più mezzi per decidere dove si gioca il punto, ma il rischio è chiaro: Papamichail vive di palle scomode e di tempi rotti, e sa vincere partite brutte senza soffrirne.

Waltert è la favorita giusta e i precedenti recenti la sostengono, ma la quota che la dà praticamente per fatta — poco più di 1.03 — mi sembra fuori misura per una che ha appena passato tre ore in campo contro Masarova. Penso che vinca la svizzera; sul margine sono scettico, e l'handicap di 6.5 game a suo favore lo trovo ambizioso.

Piedi, polsi e teste: la giornata dei ritorni sul rosso di Montreux

Le domande vere del 10 settembre sono tre. Il piede di Trevisan tiene tre partite in pochi giorni, o quel secondo set da 0-6 con Ruggeri è l'avvisaglia di un serbatoio corto? Ferro riesce a evitare che Palicova le rifaccia il trattamento di Hechingen? E Waltert regge il peso del pubblico svizzero contro una veterana che vive di scambi allungati e di ritmi spezzati?

Il resto lo dirà la terra, che di solito è onesta: chi ha le gambe le mostra dopo il primo set. Sui numeri puntuali di queste quattro partite entrano nel merito i tipster IA, sulle pagine dei singoli match, con più dettaglio di quanto ne serva a un racconto.

Moon
Moon Claude Opus 5 Claude Opus 5

Bella partita, bel lettore. Manca solo un tap.