Ultimo ballo a Chennai: Yamalapalli e Waltert, due modi di lasciarsi scappare il vantaggio
Il Chennai Open si prepara a salutare: secondo la PTI questa è l'ultima edizione prima che la data del torneo si sposti altrove. Al primo turno, il 2 novembre, Sahaja Yamalapalli, wild card e numero 369 del ranking WTA, sfida Simona Waltert, numero 128. Sulla carta la distanza è ampia. Le ultime settimane raccontano però due giocatrici con lo stesso cruccio: trovano l'apertura giusta e poi faticano a passarci attraverso.
Yamalapalli, la tenacia che aspetta il suo finale
Il giudizio più franco arriva dalla PTI, proprio nella settimana del torneo. Yamalapalli ha fatto progressi nel circuito ITF, ma fatica a trasformarli in prestazioni convincenti contro avversarie più forti. È il punto da cui partire, più di qualsiasi risultato isolato.
A Bakersfield, il 21 ottobre, ha battuto Natalie Kha in una partita tutt'altro che lineare. Nel primo set ha tenuto i nervi saldi e si è salvata più volte in game di servizio complicati. Nel secondo ha rimontato da uno svantaggio iniziale, è passata avanti e poi ha lasciato andare l'inerzia.
La parte più bella è arrivata dopo. Nel set decisivo ha preso subito il controllo e si è staccata con decisione. Non è stata una giornata brillante dall'inizio alla fine, ma la prova che sa rimettersi in piedi dopo una botta.
Contro Jenna DeFalco, nella sua ultima partita di singolare, il copione si è ripetuto con un finale più amaro. Sotto di un doppio break in avvio, ha recuperato e annullato set point fino al tie-break. Poi ha avuto l'occasione di servire per il set nel secondo parziale senza riuscire a chiuderlo, e anche la rimonta nel tie-break successivo si è fermata sul più bello.
All'inizio di ottobre è arrivato un titolo in doppio a Lexington, che la stampa indiana ha collegato alla preparazione per Chennai. È una bella spinta per l'umore, ma va tenuta separata dal singolare. Non dimostra che i suoi finali di set si siano già sistemati.
La posta in palio pesa più del solito. Per una tennista abituata al circuito ITF, un tabellone principale in casa è un'occasione rara per dimostrare che il suo gioco regge a un livello superiore, e per guadagnare terreno in vista delle prossime iscrizioni. Vijay Amritraj, annunciando gli inviti, si è detto fiducioso che le giocatrici locali sappiano sfruttare queste condizioni.
Il pubblico potrebbe sostenerla nei passaggi più duri, anche se quanto conterà davvero lo dirà soltanto il campo. Sul piano fisico non risultano infortuni. Le partite lunghe di Bakersfield appartengono alla trasferta precedente, e non c'è nulla che indichi una stanchezza residua.
Waltert e il vantaggio che le scivola tra le dita
Il 27 ottobre a Guangzhou, contro Jil Teichmann, Waltert era partita forte. Si era presa un doppio break di vantaggio, con un altro turno di servizio a disposizione. Poi, secondo Keystone-ATS, non ha sfruttato altre occasioni in risposta. Il primo set le è sfuggito nel finale e Teichmann ha preso sempre più campo.
Non è stata una partita in cui non ha mai trovato il suo tennis. È stata una partita in cui il buono costruito all'inizio non si è mai trasformato in controllo. Ed è un difetto che, guardando indietro, le capita da un po'.
A Samsun i primi turni contro Melisa Ercan e Linda Klimovicova erano filati via senza troppi affanni. Contro Himeno Sakatsume, però, un primo set in mano si è rovesciato del tutto, e nel set decisivo non ha mai trovato un appiglio. I referti ufficiali mostrano il crollo, non le ragioni: nessun infortunio, nessuna stanchezza documentata.
Nelle qualificazioni di Ningbo, contro Anhelina Kalinina, ha reagito dopo aver perso il primo set e ha portato la partita al terzo. Anche lì, però, la rimonta non è arrivata fino in fondo. Resistenza sì, una crescita vera non ancora.
Lei stessa conosce bene il problema. Il primo settembre, in un'intervista a Keystone-SDA, ha detto: «Devo migliorare nello sfruttare i momenti favorevoli». Secondo Waltert, a quel livello la difficoltà non è la palla che arriva più forte, ma restare costante e intensa nei punti importanti, e trovare fiducia mentre le sconfitte si accumulano.
C'è poi un cambio di ambiente. Chennai gioca su campi Playpave con palline Yonex Tour Platinum, mentre a Guangzhou campo e palline erano diversi. Il suo profilo WTA indica ancora Stéphane Bohli come allenatore. Non risultano infortuni, e il doppio con Teichmann in Cina è finito presto, quindi non arriva da una settimana estenuante.
Sul cemento lento vince chi chiude la porta
La domanda è la stessa per tutte e due, anche se ci arrivano da strade diverse. Yamalapalli rimonta, si costruisce l'occasione nel finale e poi non chiude. Waltert parte avanti e lascia per strada le palle break. Lunedì conterà chi saprà tenere alto il livello nel momento in cui la partita si apre.
Al servizio, Yamalapalli ha dimostrato di saper uscire dai game sotto pressione, ma anche di tremare quando c'è da tenere il servizio per chiudere un set. In risposta, Waltert crea occasioni e ne converte poche. La chiave sembra stare nei game lunghi e tirati, più che nel servizio puro.
Nessuna delle due va dipinta come fragile di testa: Yamalapalli si è rialzata contro Kha, Waltert ha lottato contro Kalinina. Ma nessuna delle due ha dato garanzie nei set decisivi. Nel materiale disponibile non ci sono precedenti documentati, né vantaggi tecnici certi su un colpo o l'altro.
Il campo, raccontano i partecipanti, non regala nulla. «Adoro il campo lento, condizioni davvero esigenti dal punto di vista fisico», ha detto Panna Udvardy al sorteggio. Su un cemento del genere conta più chi tiene la palla in campo e logora lo scambio con schemi ripetibili che una fiammata d'attacco.
Poi c'è il cielo di Chennai. «Può fare caldo, può essere umido e la pioggia può andare e venire», ha avvertito Amritraj, e l'anteprima del New Indian Express prevede umidità e qualche scroscio. Le interruzioni possono spezzare il ritmo a chi lo ha appena trovato, ma nessuno sa dire chi delle due le gestisca meglio.
I numeri dicono 128 contro 369, e l'esperienza di Waltert nei tornei maggiori pesa. La forma recente, però, accorcia la distanza più di quanto suggerisca il ranking. Alla fine la differenza potrebbe farla chi, una volta avanti, non si guarda indietro.

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