Luanda, la prima finale della storia: Blinkova e la stanchezza contro Lansere e i suoi break da difendere
L'Angola Ladies Open non ha ancora un albo d'oro: questa è la prima edizione, sui campi all'aperto in cemento della Kikuxi Tennis Academy, e domenica qualcuno scriverà il primo nome. In finale ci sono la numero 1 del seeding, Anna Blinkova, 105 del ranking WTA, e Sofya Lansere, ottava testa di serie e 266 del mondo. Sulla carta il divario è ampio. Il torneo però ha raccontato due storie diverse da quelle che dicono i numeri.
Blinkova, l'arte di rimettersi in piedi
Il sabato di Anna Blinkova è stato lungo come una giornata di mietitura. Prima ha completato il quarto di finale contro Yasmine Kabbaj, sospeso il giorno prima, poi è tornata in campo per la semifinale contro Gina Feistel. Tutti e due i match sono arrivati al set decisivo.
Con Kabbaj aveva preso in mano il primo set e strappato presto il servizio anche nel secondo, ma quel vantaggio le è scivolato via. Nel terzo ha cancellato le palle break nei primi game, ha allungato e poi si è inceppata sul più bello. Kabbaj ha salvato un match point e ha recuperato il break, costringendola a ripartire da capo e a chiudere al turno di servizio successivo.
Tennis Majors ha scritto che Blinkova ha «retto meglio sotto pressione», e il giudizio è onesto: premia la reazione, non la pulizia. Con Feistel è andata in modo simile ma più convincente. Ha perso il primo set, si è rimessa in carreggiata e nel terzo è scappata via, nonostante le gambe avessero già un match intero sulle spalle.
Il guaio è che questa abitudine di salvarsi all'ultimo dura da settimane. A Courmayeur aveva giocato bene, per esempio contro Martyna Kubka, ma in semifinale con Noma Noha Akugue è andata avanti presto, si è fatta riprendere e non è più riuscita a tenere il servizio con tranquillità. Il secondo set è diventato un susseguirsi di break, finché l'avversaria non ha trovato lo strappo decisivo.
Anche a Samsun, in ottobre, il copione era stato altalenante. Prima una rimonta faticosa con Elena Pridankina, poi una partita controllata contro Bianca Andreescu, infine una semifinale persa con Lucrezia Stefanini senza ritrovare quel livello. È una giocatrice che produce risultati, ma non sta vivendo un picco sereno di fine stagione.
Le motivazioni non mancano. Questo titolo l'aiuterebbe a sistemare la classifica di fine anno e a mettersi più al sicuro per il tabellone principale dell'Australian Open, anche se nulla è ancora garantito. Il suo allenatore, secondo la WTA, è Gérard Solvès.
Lansere, una settimana che vale più dei mesi precedenti
Sofya Lansere è arrivata in Angola con un autunno poco rassicurante alle spalle. A Wrexham era uscita presto contro Elsa Jacquemot. A Glasgow, il 29 ottobre, si è ritirata nelle prime battute del match con Hannah Klugman, e di quel ritiro non si conoscono né la causa né la parte del corpo coinvolta.
Dieci giorni dopo è in finale, e il dato più incoraggiante è proprio questo. Ha travolto Kristina Novak, poi contro Kubka ha giocato un quarto lungo e combattuto, chiuso senza bisogno del terzo set ma tutt'altro che una passeggiata. Ha completato partite impegnative senza segnali di cedimento, anche se nessuno ha certificato che il problema di Glasgow sia davvero superato.
La semifinale con Noha Akugue la descrive meglio di qualsiasi statistica. Nel primo set, pieno di break, Lansere è andata avanti più volte nel finale e ogni volta ha restituito subito il vantaggio, salvo poi prendersi il tie-break. Nel secondo, come ha scritto Tennis Majors, «è scappata via».
Bisogna però dare il giusto peso anche all'avversaria. Il servizio di Noha Akugue era poco affidabile e Lansere è stata brava ad approfittarne, ma non è stata una prova di solidità nei propri turni di battuta. Strappare un break e difenderlo, in quel primo set, sono stati due mestieri diversi.
Il game dopo il break
Se c'è un punto in cui questa finale può girare, è il momento immediatamente successivo a un break. Blinkova nel torneo ha mostrato di saper resistere quando è sotto pressione, ma ha anche faticato a chiudere alla prima occasione. Lansere in semifinale ha avuto più volte il vantaggio in mano e lo ha lasciato andare. Chi saprà tenere il servizio subito dopo aver strappato quello dell'avversaria avrà fatto metà del lavoro.
Per Blinkova la questione centrale è la battuta. A Courmayeur ha visto un vantaggio sciogliersi come neve al sole quando i suoi game di servizio sono diventati fragili. Contro Kabbaj, invece, ha attraversato i momenti più delicati e ha ricostruito. In finale le servirebbe un servizio che la tenga a galla da solo, senza doverlo continuamente soccorrere.
Poi c'è la fatica, ed è il dubbio che mi porto dietro più volentieri, perché non ha ancora una risposta. Due match lunghi nello stesso sabato e la finale il giorno dopo sono un carico concreto, ma nessun resoconto parla di problemi fisici. Se gli scambi si allungano, il recupero di Blinkova potrebbe contare. Questo però non significa che Lansere sia più resistente, né che Blinkova sia destinata a calare.
Sul resto conviene essere sobri. Non ci sono indicazioni affidabili su un piano tattico preciso, sulle geometrie preferite dalle due o su precedenti che pesino sulla testa. Anche la velocità dei campi, il rimbalzo e il meteo dell'ora della finale restano ipotesi, e nessuna delle due ha già vissuto l'atmosfera di un'ultima giornata in questo torneo.
Resta quindi una sfida tra due modi di stare in campo. Blinkova è passata da ogni turno risolvendo problemi che spesso si era creata da sola. Lansere è uscita da partite incerte con un finale sempre più nitido. Chi delle due dovrà ricominciare da capo meno volte, probabilmente, scriverà il primo nome nell'albo d'oro di Luanda.

Scritto piano. Votate piano. Ci siamo capiti.











