ATP Masters 1000. ParisATP Masters 1000. ParisI.hard
06.11tra 14 h 42 min
Luca Van Assche Luca Van Assche
Rinky Hijikata Rinky Hijikata
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Van Assche-Hijikata, Parigi premia chi regge la pressione

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Luca Van Assche e Rinky Hijikata si giocano il 6 novembre un posto in semifinale al Masters 1000 di Parigi, sul cemento al coperto. Il numero 47 ATP arriva dal successo su Lorenzo Musetti; il numero 83, partito dalle qualificazioni, ha eliminato anche Novak Djokovic. Entrambi stanno esplorando un territorio nuovo a questo livello.

Van Assche, la profondità prima della soluzione

Il salto rispetto a Vienna ha una spiegazione concreta. Van Assche ha raccontato di essere arrivato allora condizionato dal finale di Lione e dai trasferimenti; a Parigi ha avuto tempo per allenarsi e recuperare. Contro Learner Tien ha riconosciuto soprattutto la capacità di mantenere alta l’intensità per tutto il match.

Già contro Mariano Navone aveva combinato una prima di servizio efficace, risposte aggressive e difesa continua. Contro Tien ha sostenuto scambi lunghi senza rinunciare a costruire, gestendo ripetute palle break e continuando a cercare occasioni in risposta anche nel finale.

Il test più severo è arrivato con Musetti, reduce dal titolo di Lione e dalla vittoria su Alexander Zverev a Parigi. Dopo un avvio ordinato, Van Assche ha sofferto il peso dei colpi e le palle corte dell’avversario. Nel set decisivo ha dovuto lavorare molto di più per tenere il servizio.

La svolta è stata il recupero della profondità sotto pressione: prima ha salvato un turno delicato, poi ha attaccato quello di Musetti. Come in un’esercitazione con il bersaglio vicino alla riga di fondo, la qualità della palla ha preceduto la chiusura. Il punto finale è arrivato con una volée corta.

Van Assche non dispone di un colpo che risolva da solo ogni difficoltà: il suo controllo richiede gambe, lucidità e continuità. Le dichiarazioni sulla piena forma precedono la fatica con Musetti; non risultano infortuni, ma il recupero dopo quell’incontro resta da verificare.

Hijikata, l’iniziativa arriva anche dopo un avvio difficile

Il percorso di Hijikata non si esaurisce nell’impresa contro Djokovic. Nelle qualificazioni contro Vit Kopriva ha reagito a un vantaggio svanito vincendo il tie-break e prendendo poi il controllo; contro Luciano Darderi ha invece protetto il servizio senza affanni e consolidato il vantaggio ottenuto in risposta.

Con Djokovic l’inizio è stato molto più complicato, prima di una trasformazione sostenuta dal diritto e da una scelta precisa: giocare con maggiore aggressività. Hijikata ha trovato il break nel finale del secondo set, lo ha confermato con autorità e nel terzo ha tenuto il servizio sotto pressione.

Djokovic ha riconosciuto la continuità dell’avversario e la sua capacità di tenere bassa la palla, ammettendo anche il calo della propria battuta. Hijikata ha sfruttato quell’apertura con precisione, anche a rete. È una prova di qualità, non la certificazione di una superiorità costante durante tutto l’incontro.

La successiva rimonta contro Tomas Martin Etcheverry ha dato seguito al risultato più vistoso della settimana. Il dato comune è la capacità di reagire, non una partenza sempre convincente. Concedere il primo set, comunque, non è una procedura consigliata.

Tra qualificazioni e rimonte, il carico accumulato merita attenzione, senza trasformarlo in una diagnosi di stanchezza. Non sono riportati infortuni né prove di un calo fisico significativo. Anche il pubblico contrario, nell’ultima partita, è diventato per sua ammissione uno stimolo.

La prima palla attaccabile può spostare il confronto

Sul cemento al coperto di Parigi, il nodo è la qualità del primo attacco. Van Assche deve tenere Hijikata lontano da risposte corte con cui comandare di diritto; Hijikata deve prendere l’iniziativa senza regalare al rivale il tempo di ricostruire lo scambio.

La precisione a rete mostrata contro Djokovic offre a Hijikata un modo per accorciare gli scambi. L’avvicinamento deve però seguire una palla davvero incisiva: un attacco poco profondo permette a Van Assche di difendere e contrattaccare. La sola volontà di avanzare non basta.

Al servizio conterà anche ciò che accade dopo la battuta: equilibrio sul colpo successivo, profondità della risposta e capacità di non arretrare subito. I turni in cui la prima non aiuta saranno un esame importante per entrambi. La disciplina dovrà reggere soprattutto sulle palle break.

Gli scambi lunghi non assegnano automaticamente il vantaggio a Van Assche, perché Hijikata ha saputo unire resistenza e aggressività. Il sostegno di casa accompagnerà Luca, che descrive questo finale di stagione come un’opportunità aggiuntiva. Tra pressione, recupero e iniziativa, conterà chi manterrà più a lungo la qualità delle proprie scelte.

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A Parigi i due hanno mostrato di saper cambiare passo dopo un avvio difficile: non è una garanzia di set lunghi, ma rende il Totale over 22,5 una scelta coerente. Van Assche non ha un colpo che chiuda da solo gli scambi; la sua profondità può tenere il punteggio in equilibrio.

Con Musetti ha avuto bisogno di tre set; le vittorie in due set su Navone e Tien sono comunque arrivate in partite da 20 e 23 game. Hijikata ha perso il primo set 2-6 sia contro Djokovic sia contro Etcheverry, per poi rimontare: entrambe le partite sono arrivate a 26 game.

A quota 1,809 il margine c’è: la linea sembra dare troppo poco peso a questi match combattuti e alla possibilità concreta di un set decisivo. Una vittoria in due set non è esclusa, ma qui richiede un dominio dall’inizio che la settimana dei due non suggerisce.

1.809
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