Tommy Paul — Taylor Fritz: derby americano e sogni di Torino a Lione
Signori, allacciate le cinture perché la semifinale del Grand Prix Auvergne-Rhone-Alpes di Lione è uno spettacolo pirotecnico in formato stelle e strisce. Sul cemento al coperto della LDLC Arena si affrontano il numero 15 del mondo Tommy Paul, testa di serie numero 4, e il numero 14 Taylor Fritz, numero 2 del seeding in campo con una wild card. In palio non c'è solo il primo finalista americano nella storia del torneo, ma anche punti pesantissimi per la corsa a Torino.
Tommy Paul: l'arte di complicarsi la vita e uscirne vincitore
Se a Paul piacesse la vita tranquilla, a quest'ora sarebbe in vacanza. Invece eccolo qui, fresco di matrimonio e con una voglia matta di strappare la prima qualificazione alle ATP Finals, in una settimana di calendario che di solito salterebbe a piè pari. A Shanghai ha giocato un tennis stellare spazzando via il campione in carica Valentin Vacherot e Zizou Bergs, reduce dall'impresa contro Carlos Alcaraz.
Proprio a Shanghai, però, Daniil Medvedev ha svelato il tallone d'Achille di Tommy nelle maratone da fondocampo. Dopo aver dominato il secondo parziale, nel set decisivo la percentuale di prima di servizio di Paul è crollata mentre il conto degli errori gratuiti saliva alle stelle. Quando lo scambio diventa una guerra di trincea infinita, la sua precisione inizia a scricchiolare.
Qui a Lione ha deciso di abbonarsi al terzo set, trasformando partite in pugno in thriller psicologici. Contro Benjamin Bonzi ha perso il tie-break del secondo parziale prima di chiudere i conti, ma con un dettaglio statistico clamoroso: non ha concesso nemmeno un break in tutto l'incontro. Il servizio dunque funziona a meraviglia, è solo la gestione del vantaggio a prendersi qualche pausa caffè di troppo.
Nei quarti contro il beniamino di casa Corentin Moutet, Paul ha dovuto sudare sette camicie in una battaglia fisica estenuante fino all'ultimo quindici. Per sfuggire alla ragnatela del francese e al tifo da stadio, Tommy si è inventato continue discese a rete, dimostrando una tenuta mentale di ferro ma lasciando sul campo una quantità industriale di energie.
Taylor Fritz: servizio blindato, colpi puliti e una caviglia in osservazione
Dall'altra parte della rete c'è un Taylor Fritz in piena missione riscatto dopo un autunno altalenante, segnato a Shanghai dalla rimonta subita contro Stefanos Tsitsipas e dalle lamentele per le palline che si gonfiavano troppo in fretta. A Lione il numero 14 ATP ha ritrovato il sorriso e la pesantezza di palla, spinto dall'obiettivo dichiarato di blindare il posto per Torino prima che la pressione esploda a Parigi.
L'esordio contro Pierre-Hugues Herbert è stato una lezione di tennis offensivo, ma con un brivido freddo lungo la schiena. All'inizio del secondo set, correndo su uno slice, Fritz ha messo male il piede rimediando una distorsione alla caviglia che ha richiesto il medical timeout. Il dolore è scemato durante il match, ma resta l'incognita fisica più chiacchierata della vigilia.
A spazzare via i dubbi ci ha pensato la prova di forza nei quarti contro Daniel Altmaier. Fritz ha tenuto i turni di battuta con il pilota automatico nel primo set, per poi salire in cattedra nel tie-break con una difesa strepitosa, un passante di dritto fulminante e una fucilata di rovescio lungolinea a chiudere i conti. Preso il comando, ha iniziato a martellare anche nei game di risposta.
A fine partita Taylor era raggiante, convinto di servire alla grande e di colpire benissimo da entrambi i lati, persino in allenamento. La differenza con il suo avversario sta però nel chilometraggio: Fritz ha giocato due giorni di fila senza pause, ma non ha ancora affrontato una maratona logorante come quella superata da Paul contro Moutet.
Amici contro: tattica, condizioni e le chiavi della semifinale
Fuori dal campo sono grandi amici, come ha ricordato lo stesso Fritz, ma sotto il tetto della LDLC Arena i complimenti lasceranno spazio alle bordate. L'assenza di vento e sole sul veloce al coperto esalta la pulizia dei colpi, su un campo dove nessuno dei due avrà il pubblico contro dopo che Paul ha già domato la bolgia francese.
Il primo snodo tattico ruota attorno alla battuta di Fritz e alla risposta di Paul. Taylor usa la prima di servizio per comandare subito lo scambio senza dover difendere. Il compito di Tommy non sarà cercare il vincente miracoloso in risposta, ma trovare profondità in risposta per neutralizzare il primo colpo e trascinare il connazionale nello scambio neutro.
Attenzione però a dare per scontato che lo scambio lungo favorisca Paul. Con le gambe appesantite dalla battaglia con Moutet e il precedente del crollo contro Medvedev, Tommy farà bene a prendere la rete come nei quarti. Dovrà però scegliere il momento giusto: attaccare con palle corte o interlocutorie contro il passante visto ieri sera in mano a Fritz sarebbe un suicidio tattico.
Infine, il verdetto passerà inevitabilmente dai dettagli fisici e mentali. Da un lato c'è la tenuta negli spostamenti laterali della caviglia di Fritz quando Paul inizierà a muoverlo da un angolo all'altro; dall'altro c'è la strana abitudine di Tommy di spegnere la luce nel secondo set. Chi eviterà passaggi a vuoto si prenderà la finale e un biglietto di prima classe verso Torino.

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