ATP 500. ViennaATP 500. ViennaI.hard
31.10tra 6 h 37 min
Daniil Medvedev Daniil Medvedev
Carlos Alcaraz Carlos Alcaraz
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Medvedev contro Alcaraz a Vienna: la resilienza sfida la fantasia

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Vienna è arrivata alle semifinali, e il sabato al coperto propone la sfida che molti aspettavano: Daniil Medvedev, numero 5 del mondo e testa di serie numero 3, contro Carlos Alcaraz, numero 3 del ranking, seconda testa di serie e iscritto con una wild card. Entrambi sono già qualificati per Torino, quindi la classifica non pesa. L'intrigo sta altrove: chi dei due ha davvero ritrovato la continuità, e chi sta ancora rimediando partita dopo partita.

Medvedev, l'uomo che si rialza sempre

L'autunno di Medvedev è stato pieno e generoso. Ha vinto Hangzhou battendo Rublev, servendo con una qualità che negli anni passati non sempre gli si riconosceva. Poi ha difeso il titolo ad Almaty contro Basilashvili, rimontando dopo aver perso il tie-break del primo set. Difendere un titolo era per lui un'esperienza nuova, e si vede che gli ha dato una fiducia di tipo diverso.

Quella fiducia però ha sempre una clausola. Dopo Almaty ha detto: «Avrò le mie chance di battere praticamente qualsiasi avversario». Nella stessa riflessione ha ammesso che un rivale può sempre giocare la partita della vita, come aveva fatto Jódar a Shanghai. È la sicurezza di chi conosce il proprio livello, non quella di chi si crede intoccabile.

Quella sconfitta con Jódar resta il promemoria più onesto. Nell'umidità di Shanghai Medvedev è apparso piegato in due, appoggiato alla racchetta, e ha riconosciuto di essere stanco. Jódar ha retto meglio gli scambi lunghi e ha risposto meglio. Non è stata una giornata storta: è stato il punto in cui le energie fisiche hanno presentato il conto.

A Vienna il copione si è ripetuto con piccole varianti, sempre con una partenza in salita. Contro Mérida è andato sotto nettamente nel primo set prima di rimetterlo in piedi. Lui stesso ha spiegato il problema senza drammi: era arrivato da Almaty con pochissimo tempo per abituarsi al campo.

Con Norrie le cose sono andate peggio. Il britannico ha preso il comando presto, Medvedev ha rimontato, poi ha ricominciato male il set decisivo e si è trovato con Norrie a servire per il match. Sulla palla match Norrie ha messo la prima ed è sceso a rete, e Medvedev lo ha infilato con un passante lungolinea. Da lì il break, la conferma e un tie-break dominato.

Nei quarti, contro Mannarino, si è visto un Medvedev più ordinato. Ha descritto la partita come una lotta per mettere l'avversario in posizioni scomode negli scambi lunghi, dove lui ha spinto un po' di più e ha trovato più colpi vincenti. «Devi essere pronto a giocare scambi lunghi», ha detto, e sembrava quasi un avviso per la semifinale.

Fuori dal campo c'è un contesto da tenere presente. A Pechino la semifinale si è chiusa con una squalifica, dopo che una palla colpita da lui aveva centrato uno spettatore; si è scusato e ha parlato di un gesto involontario. Oggi in panchina c'è Andrey Golubev, confermato fino a fine stagione. Infortuni non ne sono stati segnalati: il vero tema è la fatica accumulata tra viaggi e partite ravvicinate.

Alcaraz e la ricerca del ritmo perduto

La stagione di Alcaraz ha avuto un'interruzione, e il ritorno è arrivato con i suoi dubbi. Lui stesso, a Vienna, ha detto che il suo tennis gli piace ma che gli manca ancora il ritmo competitivo dei giorni migliori. È un giocatore che sta ricostruendo, e lo racconta senza giri di parole.

Il titolo di Tokyo contro Lehečka è stato un passaggio importante più per il morale che per lo spettacolo. Anche in finale era partito piano, prima di ritrovare posizione in campo e intensità. Ha ammesso di non aver giocato il suo miglior tennis per tutta la settimana, ma di aver trovato le soluzioni, e ha sottolineato quanto contasse tornare a vincere.

Shanghai ha mostrato l'altra faccia della medaglia. Bergs lo ha aggredito con servizio e primo colpo, togliendogli gli scambi in cui si trova a suo agio, e ha chiuso con autorità il tie-break finale. Alcaraz si è anche smarrito, preoccupato dai rimbalzi irregolari della palla. Samuel López dalla panchina gli chiedeva più rovescio in top e meno slice, e soprattutto: «Vai a rete, sii coraggioso».

A Vienna quel consiglio sembra aver messo radici. Contro Khachanov ha recuperato un break di svantaggio in entrambi i set. Ha ammesso di aver avuto fretta e di aver rischiato troppo su alcune occasioni per chiudere, ma poi ha giocato un tie-break molto più lucido.

Con Basilashvili la giornata è stata un po' come il meteo di fine ottobre: sole pieno all'inizio, nuvole a metà. Dopo un avvio in cui non lasciava respirare l'avversario, ha commesso errori al servizio nel secondo set. «Gli ho permesso di rientrare in partita», ha detto. Ne è uscito un tie-break lunghissimo, salvato con una smorzata e un passante di rovescio in corsa, ma anche con qualche occasione facile sprecata.

Nei quarti contro Paul la qualità delle risposte è stata la notizia migliore. Paul rispondeva bene e metteva continuamente sotto pressione i suoi turni di servizio. Alcaraz ha risposto con smorzate, servizi decisi e discese a rete, fino a un serve and volley sulla seconda di servizio con una palla break da annullare. Nel tie-break il dritto è diventato più incisivo mentre crescevano gli errori di rovescio di Paul.

Curiosamente, dopo quella partita ha detto di sentirsi «probabilmente meno sicuro di ieri» da fondo campo. Eppure nei momenti delicati ha continuato a prendersi l'iniziativa, e questo segnale vale più di ogni statistica. Sul piano fisico nessun nuovo problema: si dice fresco proprio perché ha giocato meno del solito. Freschezza e ritmo, però, non sono la stessa cosa.

Appiattire la partita o farla esplodere

La chiave tattica è quasi una questione di temperamento. Medvedev vuole rendere lo scambio scomodo prima di prenderne il controllo, e El País ha suggerito che la strada contro Alcaraz sia proprio «appiattire la partita»: schemi ripetitivi e poco divertenti per mettere alla prova la sua concentrazione. Non è un piano dichiarato da Medvedev, ma è il terreno su cui il russo si muove meglio.

Alcaraz, al contrario, cambia lo scambio invece di subirlo: smorzata, attacco, volée. La domanda decisiva è se Medvedev riuscirà a tenere una profondità fastidiosa senza offrire la palla corta che invita lo spagnolo a rete. Se la lunghezza regge, Alcaraz dovrà accettare scambi che non ama; se cala, il campo si aprirà per la sua fantasia.

Il servizio conterà soprattutto per il colpo successivo. Medvedev in autunno ha usato la battuta per comandare senza dover logorare ogni punto. Paul ha però mostrato che un buon ribattitore può rendere scomodi i turni di Alcaraz, e Medvedev in risposta non è certo uno che regala qualcosa.

Le condizioni aggiungono un dettaglio. Alcaraz ha detto che il campo gli piace, ma che con l'uso le palle diventano molto gonfie e generare potenza diventa più difficile. Sarà interessante vedere chi dei due, con una palla meno reattiva, comincerà a forzare l'accelerazione. Che queste condizioni favoriscano uno dei due, però, nessuno può dirlo con certezza.

C'è poi il precedente più vicino: in questa stagione l'ultimo confronto diretto lo ha vinto Medvedev. È un promemoria utile per lui, la prova che sa come fare contro questo avversario. Non è una garanzia, perché le condizioni cambiano e Alcaraz sta crescendo partita dopo partita.

Entrambi hanno giocato giovedì e venerdì. Medvedev si porta dietro il set decisivo con Norrie, mentre Alcaraz ha evitato il terzo set ma ha speso parecchio nei passaggi tesi. Il pubblico viennese ha accolto lo spagnolo con calore, dagli allenamenti con Dimitrov affollati allo stadio pieno, anche se la musica ai cambi di campo all'inizio gli è sembrata troppo alta.

Due indicatori vanno osservati con attenzione. Il primo è il movimento di Medvedev e la profondità dei suoi colpi dopo gli scambi più lunghi. Il secondo è se Alcaraz mantiene scelte d'attacco chiare anche dopo un'occasione sprecata. Chi tiene la propria linea più a lungo, probabilmente, si prende la finale.

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La semifinale ha buone ragioni per restare aperta: Medvedev ha impiegato 26 game per battere Norrie, salvandosi nel tie-break decisivo, e contro Mérida ha chiuso il primo set al tie-break. La sua settimana non è stata una marcia regolare; proprio i passaggi complicati hanno tenuto vivi i match.

Anche Alcaraz, nelle tre partite a Vienna, ha sempre trovato un tie-break o un set deciso da un solo break: la media supera i 22 game. Dice di non avere ancora ritrovato il ritmo migliore, e con palline che diventano più difficili da spingere il match può offrire meno game rapidi di quanto suggerisca il talento dei due.

L’over 22,5 a quota 2,017 mi sembra pagato abbastanza per questa densità: Medvedev cerca profondità e scambi scomodi, Alcaraz cambia ritmo e cerca la via della rete. Il mercato ha memoria breve; qui, però, le partite recenti raccontano più attrito che dominio.

Il rischio è concreto: se Alcaraz ritrova precisione in attacco, può chiudere in due set senza allungare il conto; e la fatica accumulata da Medvedev potrebbe accorciare gli scambi. La scelta resta legata a set combattuti, non a una vittoria di uno dei due.

2.017
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