ATP 500. ViennaATP 500. ViennaI.hard
30.10tra 11 h 49 min
Tommy Paul Tommy Paul
Carlos Alcaraz Carlos Alcaraz
tra 11 h 49 min
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Paul contro Alcaraz a Vienna: il cantiere aperto contro l'americano in fiducia

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Vienna arriva ai quarti di finale e mette di fronte due giocatori che vivono l'autunno in modo molto diverso. Tommy Paul, numero 14 del ranking e testa di serie numero 7, gioca per un sogno chiamato Torino. Carlos Alcaraz, numero 3 del mondo e testa di serie numero 2 con una wild card, a Torino ci andrà comunque: qui cerca altro, cioè continuità e un titolo che a Vienna non ha mai vinto. Si gioca il 30 ottobre sul cemento al coperto, alle 17 ora di Mosca, e nessuno dei due ha avuto un giorno di riposo prima di questo quarto.

Tommy Paul, un autunno da vivere a pieni polmoni

Paul a Vienna sembra un giocatore che ha trovato il clima giusto. Contro Rublev ha vissuto un primo set combattuto, poi ha preso in mano il campo e ha mosso la palla con crescente autorità. Ha anche corretto un problema preciso: la prima esterna di Rublev lo portava fuori dal campo, e lui ha scelto di anticiparla. «Ho cercato di tagliarla e di mettere tante risposte in campo», ha spiegato, aggiungendo un semplice «mi piace la superficie qui».

Contro Darderi il controllo è stato immediato e non si è mai incrinato, nemmeno nel secondo set. Va detto che Darderi ha opposto poca resistenza, quindi è stata una prova di esecuzione pulita più che un esame sotto pressione. Quello che colpisce è quanto poco sia oscillato il livello di Paul una volta passato avanti.

Anche la sconfitta di Lione va letta con indulgenza. In semifinale Fritz lo ha battuto in una partita di altissimo livello, «super super alto», parole dello stesso Fritz, con Paul molto efficace quando avanzava. Ha avuto le sue occasioni anche per prendersi il secondo set, ma Fritz le ha chiuse una dopo l'altra con il servizio. Prima ancora c'era stata la battaglia con Moutet, logorante, risolta spesso venendo a rete.

L'avvertimento più chiaro arriva da Shanghai. Paul aveva superato Bergs gestendo con lucidità i game di servizio più spinosi, togliendo peso emotivo a ogni palla break. Contro Medvedev, dopo una fase centrale ispirata, nel set decisivo la percentuale di prime è calata, gli errori sono saliti e il russo si è preso gli scambi di logoramento.

Poi c'è il calendario, che Paul ha caricato di proposito. A Lione ha ammesso di aver aggiunto un torneo che di solito salta, per la classifica di fine anno e per una prima volta alle ATP Finals che resta una possibilità lontana, non decisa da questo match. Eppure l'umore è sereno: «Mentalmente mi sto ancora divertendo». Per un tennista in ottobre, è quasi una notizia.

Alcaraz, un tennis bellissimo che a volte si dimentica di chiudere

Alcaraz è arrivato a Vienna con una diagnosi onesta su se stesso. «Sono contento di come sto giocando e del mio livello attuale», ha detto, aggiungendo però che gli servono partite, allenamenti contro avversari forti e continuità. Dopo una stagione interrotta, El País lo descrive come l'Alcaraz più fresco di sempre al coperto, ma anche come uno a cui manca ancora un po' di ritmo partita. Le due cose tirano in direzioni opposte.

A Tokyo si è visto il lato più intelligente del suo tennis. Nella finale contro Lehecka ha smesso di servirgli palle dure all'altezza preferita e ha mescolato slice bassi, rovesci alti, angoli corti e cambi di ritmo, attaccando le seconde. Hugh Clarke ha scritto che sa «trasformare il suo gioco in qualunque stile serva», ed è un complimento che descrive bene l'Alcaraz migliore.

Shanghai invece è stata una brutta settimana. Bergs ha servito benissimo e ha messo continuamente sotto pressione i suoi game di servizio. Alcaraz lo ha ripreso quando l'avversario ha servito per il match, ma ha ceduto nel tie-break, visibilmente irritato con le palline e senza sensazioni. Curiosamente, proprio quel Bergs è stato poi battuto da Paul.

A Vienna Alcaraz ha mostrato la stessa abitudine in entrambi i match: prende il comando, si distrae, poi si salva. Contro Khachanov ha sprecato dei match point, ha strappato il servizio all'avversario che serviva per il set e ha rimontato un tie-break partito male. Con Basilashvili, in fiducia dopo la finale di Almaty, ha perso il break di vantaggio a metà del secondo set e ha dovuto annullare set point in un tie-break lunghissimo.

Lui stesso ha riconosciuto: «L'ho lasciato rientrare in partita». Ha però rivendicato la reazione, e nei momenti stretti ha continuato a scegliere soluzioni coraggiose, tocco compreso, invece di arretrare. Il pubblico viennese lo adora già. Dal suo angolo, con Samuel López e il fratello Álvaro nel box e i baffi del Movember per tutto il team, arriva un'aria leggera. Le parole affettuose di Ferrero, che dice di non poter mai augurare a Carlos di perdere, restano una storia a margine.

La partita si decide sulla seconda di Paul

Il precedente più fresco è quello degli US Open di settembre, e non lascia molti dubbi: Alcaraz vinse netto. Paul era partito con buone intenzioni, ma la pressione in risposta dello spagnolo ha cambiato la partita e i game di servizio dell'americano sono diventati via via più scomodi. Nel secondo set Paul aveva recuperato un break di svantaggio, ma Alcaraz ha continuato a dettare i momenti importanti.

Paul, dopo quella sconfitta, ha detto una cosa onesta e tecnica. Lo slice di rovescio incrociato, il suo modo per tenere Alcaraz nella diagonale del rovescio, non basta più: se non è perfetto, lo spagnolo ci gira attorno e comanda con il dritto. Ha notato anche i progressi in risposta e sulla seconda. In pratica le vecchie soluzioni non bastano, e bisogna capire se questo lo frenerà o lo spingerà a cambiare strada con decisione.

La chiave sembra stare nei game di servizio di Paul. Se la sua seconda di servizio regge e il primo colpo dopo il servizio gli dà campo, può portare lo scambio dove gli piace, cambiando direzione e venendo avanti. Se invece Alcaraz entra regolarmente nello scambio, si torna a settembre. In risposta, aggiustamenti come quello contro Rublev servono, ma contro questo dritto non basta tenere la palla in campo: bisogna rispondere profondo.

C'è poi una contraddizione interessante. Le variazioni che a Tokyo hanno mandato in crisi Lehecka, gli angoli corti e le palle basse, potrebbero portare Paul proprio vicino alla rete, dove il suo tocco si trova a suo agio. Non è un vantaggio garantito per nessuno dei due, solo un terreno su cui la partita potrebbe essere interessante.

Sulle condizioni conviene non dare per scontato che al coperto si giochi veloce. Basilashvili ha detto che a Vienna le condizioni sono piuttosto lente, un'impressione personale e non una misura, mentre Paul la superficie la apprezza dichiaratamente. Sul piano fisico non sono stati segnalati infortuni per nessuno dei due. Paul arriva dal match brevissimo con Darderi ma con molte partite alle spalle, Alcaraz da un secondo set più faticoso.

Il mio dubbio, onestamente, riguarda la tenuta più che il talento. Paul a Shanghai ha mostrato che quando lo scambio si fa lungo e faticoso la prima può calare. Alcaraz a Vienna ha mostrato che quando è avanti tende a concedere qualcosa. La partita potrebbe decidersi su chi dei due riuscirà a evitare il proprio calo, e sulla tenuta nei finali di set.

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Alcaraz ha lasciato rientrare Khachanov e Basilashvili, finendo entrambe le partite con un secondo set deciso al tie-break. Paul è un banco di prova più severo: a Vienna ha battuto Rublev 7-5 6-2, correggendo in corsa la posizione in risposta, e ha poi dominato Darderi.

Le condizioni descritte come lente riducono il vantaggio del colpo immediato e favoriscono scambi costruiti. Anche contro Fritz, a Lione, Paul aveva tenuto testa negli scambi: a fare la differenza fu soprattutto il servizio dell’avversario.

Paul sa che il suo slice di rovescio non basta più a togliere ad Alcaraz il controllo con il diritto; dovrà variare. Con lo spagnolo ancora alla ricerca di continuità, l'Over 21,5 a 1,895 ha una quota interessante: bastano anche due set combattuti, come 7-5 6-4 o 6-4 7-6.

Il rischio è una partita più lineare: Alcaraz trova subito il ritmo e mette il servizio di Paul sotto pressione, accorciando i game. Finora, però, a Vienna non ha ancora tenuto il controllo dall’inizio alla fine.

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