Zverev cerca il numero 1, ma sulla strada c'è il Griekspoor ritrovato di Bruxelles
Alla Stadthalle di Vienna l'autunno indoor entra nel vivo, e per Alexander Zverev questo match vale più di un semplice turno. Una vittoria gli farebbe raggiungere in anticipo il numero 1 del mondo, un traguardo che sul piano della classifica di fine anno ha già messo al sicuro. Dall'altra parte della rete c'è Tallon Griekspoor, numero 50 ATP, appena uscito da un titolo a Bruxelles che sembra avergli rimesso in ordine non solo il tennis, ma anche l'umore.
Zverev, il pompiere che deve tornare architetto
L'esordio viennese contro Martín Landaluce è stato una piccola odissea. Zverev è partito avanti, si è fatto riprendere il break, ha strappato il primo set solo nel finale e poi ha subito l'iniziativa del giovane avversario, che ha alzato l'aggressività e ha comandato troppi scambi. Sportschau lo ha scritto senza giri di parole: a tratti è stato troppo passivo.
Nel set decisivo Zverev è diventato più propositivo, ma non è riuscito a chiudere. Il tie-break finale ha offerto palle match a entrambi; lui è sopravvissuto più volte sull'orlo del precipizio e alla fine ha beneficiato di un dritto d'attacco troppo ambizioso di Landaluce. Ottima gestione delle crisi, insomma, ma non la prova di un ritmo già trovato.
Va detto che Zverev ha riconosciuto il valore dell'avversario: «Mi ha portato al mio limite assoluto», ha detto, lodando il dritto di Landaluce e la sua capacità di restare aggressivo senza regalare troppo. Non è stata una brutta giornata contro un tennis qualunque, e questo cambia un po' la lettura.
Le settimane precedenti raccontano un livello che sale e scende come la marea. A Shanghai contro Alexander Bublik si è salvato da un primo set complicato, ha accusato fastidi alla caviglia e ha rimontato un break di svantaggio nel decisivo, chiudendo con un tie-break autoritario. Contro Alex de Minaur, invece, ha giocato una partita pulita, dominando al servizio e soddisfatto del suo tennis da fondo.
Poi è arrivata la sconfitta con Alejandro Davidovich Fokina, dopo la quale si è descritto svuotato, con riflessi lenti e fatica in risposta, piatto fin dal match con Bublik. Per questo si è preso dieci giorni di stacco, con qualche giro sul campo da golf al posto della racchetta, e prima di Vienna ha detto che la pausa lo ha aiutato molto.
Resta la caviglia, ed è giusto non dimenticarla senza però ingigantirla. A Shanghai se l'è tenuta più volte, legando il problema al carico accumulato; dalle cronache viennesi non emergono nuovi episodi. Sul numero 1 Zverev ostenta tranquillità: sa che arriverà, dice, e non ci pensa. Se quella calma sia del tutto sincera, è una domanda a cui solo il campo può rispondere.
Griekspoor e il back che rimette in ordine le cose
Griekspoor ha portato a Vienna l'aria buona di Bruxelles. Contro Brandon Nakashima ha giocato un primo set molto convincente, strappando il servizio più volte e, come ha notato l'ANP, senza le urla, i gesti di stizza e le racchette distrutte che avevano accompagnato la sua finale belga.
Poi Nakashima ha trovato le misure, un break a metà del secondo set ha girato l'inerzia e il decisivo è filato via senza break fino al tie-break, dove Griekspoor è stato il più solido. È lo schema più interessante: partenza aggressiva, ritorno dell'avversario, risposta composta nel momento che conta.
Bruxelles era stata una settimana di problemi risolti strada facendo. Con Jiří Lehečka ha perso il vantaggio iniziale e il primo set, è rimasto aggrappato al secondo, ha trovato il break in risposta nel finale e ha preso il largo a metà del terzo. Con Francisco Cerúndolo ha ridotto gli errori gratuiti mentre alzava il ritmo, servendo al meglio proprio nei momenti più tesi del set decisivo.
Lui stesso l'ha definita «una vera battaglia mentale», e ha aggiunto una frase che vale come chiave tattica: «Il mio back è un'arma importante su questa superficie». In finale contro Jan-Lennard Struff non ha giocato il suo miglior tennis: poca sensibilità, lamentele sulle corde, errori evitabili. Eppure è salito al servizio, è diventato più disciplinato e alla fine era il più calmo dei due.
Il break decisivo è arrivato anche grazie a qualche errore di Struff, ma il game per il titolo Griekspoor lo ha tenuto con sicurezza. «Sono felice di aver tirato fuori il mio miglior tennis quando contava di più», ha detto: la sintesi più onesta del suo momento, irregolare nel complesso ma sempre più affidabile nei punti pesanti.
Il rovescio della medaglia è il calendario. Griekspoor arriva da una settimana piena di partite lunghe, dalla finale di domenica e da un altro match tirato fino al terzo set a Vienna. Non risultano infortuni, ma la stanchezza accumulata è un dato da tenere d'occhio. Bruxelles poi era quasi una seconda casa per lui, per vicinanza e per gli allenamenti fatti lì, una comodità che a Vienna non ha.
Chi prende per primo il comando dello scambio
Il nodo tattico nasce dalla lezione di Landaluce. Se Zverev resta indietro ad aspettare, un avversario aggressivo può prendersi il dritto e il centro del campo, e Griekspoor in queste settimane ha imparato proprio ad alzare il ritmo senza riempirsi di errori. Conterà chi impone per primo profondità e iniziativa nello scambio che decide il punto.
Il back di rovescio di Griekspoor è la variabile più curiosa. Contro un giocatore alto e potente come Zverev può abbassare il punto d'impatto e spezzare quei palleggi ripetuti in cui il tedesco si trova a suo agio. Se però resta corto, invita Zverev a entrare in campo e a comandare: è un'arma a doppio taglio.
Attenzione anche a non immaginare un match di soli servizi vincenti. Zverev ha definito le palle di Vienna «incredibilmente lente» e ha detto che il servizio rende meno del previsto. E Griekspoor contro Nakashima ha mostrato di saper mettere pressione anche in risposta, non solo di vivere della prima di servizio.
I precedenti non portano timori dalla parte dell'olandese: l'ultimo confronto, a Montreal, gli ha lasciato un ricordo positivo. Sullo sfondo c'è la piccola polemica dopo lo US Open, quando Griekspoor criticò i lunghi rimbalzi di palla di Zverev prima del servizio. Ha poi precisato che parlava dello spettacolo per chi guarda e ha elogiato la stagione del tedesco: un tema di cui si parla, non una faida.
Quanto ai nervi, entrambi arrivano con prove recenti di tenuta nei momenti caldi: Zverev si è salvato contro Bublik e Landaluce, Griekspoor ha vinto quasi ogni finale di match a Bruxelles e Vienna. La vera domanda è un'altra. Zverev saprà trasformare la sua capacità di sopravvivere in controllo vero degli scambi? Griekspoor riuscirà a prolungare la sua rinascita prima che la fatica gli presenti il conto?

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