Taylor Fritz contro Arthur Fils a Basilea: missili da fondo e il tabù di chiudere la partita
Signori, allacciate le cinture perché il quarto di finale degli Swiss Indoors di Basilea sul cemento al coperto è uno scontro diretto ad altissimo voltaggio. Da una parte Taylor Fritz, testa di serie numero 6 e numero 13 del mondo; dall'altra Arthur Fils, seconda forza del seeding e numero 8 del ranking ATP. In palio non c'è solo la semifinale in Svizzera, ma punti pesantissimi nella corsa alle ATP Finals che trasformeranno ogni palla break in una questione di stato.
Taylor Fritz: un martello da fondo con il dubbio della rete
Taylor Fritz è atterrato a Basilea con il braccio caldissimo dopo la finale raggiunta a Lione. Qui in Svizzera ha regolato Hijikata spuntandola al tie-break del primo set, per poi sbrigare la pratica Shapovalov senza fare gli straordinari. Una gestione perfetta delle energie dopo la maratona della settimana scorsa, anche se un ruzzolone rimediato proprio a Lione resta un'incognita fisica non del tutto chiarita.
Quando lo scambio fila via sui binari della potenza pura, Fritz in questo momento fa paura. A Lione contro Altmaier ha offerto un tennis quasi immacolato, e lui stesso, che di solito è un perfezionista incontentabile, ha ammesso di servire alla grande e di sentire benissimo la palla da entrambi i lati. Contro Tommy Paul in semifinale ha poi alzato ulteriormente l'asticella, cancellando un momento critico nel secondo set a suon di prime vincenti e risposte fulminanti.
Il problema sorge quando dall'altra parte della rete qualcuno decide di nascondergli la palla. Nella finale di Lione, Lorenzo Musetti gli ha tolto ogni riferimento variando rotazioni, velocità, slice bassi e pallonetti, mandandolo completamente fuori giri. L'ex giocatrice Rennae Stubbs gli ha tirato le orecchie per le troppe occasioni di attaccare la rete lasciate per strada: contro Paul a rete ci sapeva fare eccome, ma quando il ritmo si spezza Fritz tende a piantare i piedi sulla riga di fondo.
Arthur Fils: talento esplosivo e la sindrome del braccino
Il percorso recente di Arthur Fils somiglia più a un thriller psicologico che a una marcia trionfale. A Basilea ha debuttato piegando l'amico di lunga data Mpetshi Perricard: un esame di pazienza superato a pieni voti, tenendo il servizio con autorità, portando a casa il tie-break di apertura e piazzando la zampata in risposta nel finale senza mai perdere la testa per le palle break sprecate prima.
Contro Alex Michelsen agli ottavi, però, sono tornati i fantasmi. Fils è partito litigando col rovescio e soffrendo nei propri turni di battuta, prima di salire di colpi a metà del secondo set. Poi lo psicodramma: strappa il servizio all'avversario sul più bello, ma si fa controbrekkare subito mentre serve per chiudere, dilapida un vantaggio comodo nel tie-break e si salva solo rimettendo la palla in campo e ringraziando gli errori di dritto di Michelsen.
Chiudere le partite sta diventando un'avventura per il numero 8 del mondo. Già a Bruxelles contro lo stesso Michelsen si era complicato la vita perché, parole sue, con la testa era già sotto la doccia negli spogliatoi, e in semifinale contro Struff aveva servito per il match nel set decisivo senza riuscire a chiudere. Se aggiungiamo le racchette fracassate a Shanghai contro Van de Zandschulp, è chiaro che Fils, pur dicendo di non pensare al Masters, vive un momento di altissima tensione emotiva.
Le chiavi tattiche sul cemento di Basilea
Il primo vero snodo tattico del match sarà il martellamento di Fritz sul rovescio di Fils. Contro Michelsen quel colpo ha tradito Arthur in avvio, e se Fritz inizia a trovare profondità costante su quella diagonale, per il numero 2 del seeding saranno dolori. Fils non può limitarsi a contenere: ha bisogno di trovare subito il tempo sulla palla per comandare con il dritto ed evitare di finire in trincea.
Allo stesso tempo, fare a pallate a specchio contro questo Fritz sul veloce indoor equivale a un suicidio tattico. Fils non ha il repertorio di tagli e variazioni di Musetti, ma dovrà comunque muovere il gioco e cambiare le altezze per non dare a Taylor una palla sempre uguale da colpire. E qui vedremo se Fritz avrà imparato la lezione di Lione, prendendosi la rete appena si apre il campo invece di concedere a Fils lo spazio per inventare il dritto in corsa.
Infine, tenete d'occhio il tabellone luminoso quando i punti peseranno una tonnellata. Fritz ha dimostrato contro Paul di saper uscire dalle sabbie mobili con il servizio nei momenti caldi, mentre Fils ultimamente trema quando deve servire per il match, salvo poi resuscitare nei tie-break. Non è questione di chi ha più coraggio in assoluto, ma di chi saprà gestire meglio l'ultimo, maledetto game per strappare il pass per la semifinale.

Chiedo poco: un tap e un piccolo «oh».










